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Se tutti pagano a 30 giorni

Dal 1° gennaio sono cambiati i termini di pagamento per i contratti tra imprese e tra imprese e pubbliche amministrazioni. Se applicata in modo efficace, la nuova normativa potrebbe favorire lo sviluppo delle aziende innovative. I risultati di una ricerca su 490 imprese nel periodo 2003-2008. 

TEMPI DI PAGAMENTO ALL’ITALIANA

Soprattutto in tempo di crisi economica, i termini di pagamento dei crediti commerciali sono particolarmente importanti per gli imprenditori delle piccole e medie imprese. Il decreto legislativo n. 192 del 9 novembre 2012, entrato in vigore lo scorso 1° gennaio, fissa gli standard per i tempi di pagamento a 30 giorni (60 in casi particolari). Può così contribuire a mitigare quello che è un ostacolo assai peculiare del sistema economico italiano. L’Italia si colloca infatti da sempre agli ultimi posti delle classifiche per la lunghezza dei termini di pagamento non solo della pubblica amministrazione, ma anche dei privati.
I termini di pagamento variano notevolmente da un paese all’altro e sono di solito associati a “variabili culturali” del business, oltre che all’efficienza del sistema giudiziario. Curiosamente, i paesi europei caratterizzati da maggior lentezza nei termini di pagamento si distinguono anche per una minore performance innovativa, come viene evidenziato dalla correlazione negativa (figura 1) tra le condizioni di pagamento (misurate con l’indice di pagamento Intrum Iustitia 2010) e l’indice d’innovazione ottenuto dallo European Innovation Scoreboard 2010.

I CREDITI DELLE START-UP INNOVATIVE

È possibile che la correlazione tra tempi di pagamento e innovazione registrata a livello europeo segnali qualche relazione di causalità tra i due fenomeni? Nella letteratura accademica il problema è stato poco studiato. L’attenzione ai crediti commerciali si è tradizionalmente soffermata sul loro ruolo come forma di finanziamento più flessibile rispetto al debito bancario, come strumento capace di ridurre asimmetrie informative e di correggere alcuni fenomeni di doppia marginalizzazione nella catena di distribuzione.
In prima battuta, è ragionevole ipotizzare che lunghi termini di pagamento, riducendo i ritorni ex-post della crescita conseguente a progetti innovativi di successo, diminuiscano la propensione delle imprese a iniziarli. L’effetto potrebbe però essere più profondo, e legato alla sostenibilità della struttura finanziaria di un’impresa in crescita. Per un’azienda che operi in un contesto stabile, concedere ai clienti dilazioni nei tempi di pagamento dei crediti commerciali costituisce un costo, ma poco più. Al contrario, per imprese con maggiori potenzialità di crescita, l’obbligo o la consuetudine di fornire una grande quantità di credito commerciale può ostacolare la possibilità di finanziare quantità crescenti di capitale circolante, rendendo insostenibile l’impresa stessa, in particolare nel caso di start-up.
Prendendo spunto da queste considerazioni, abbiamo sviluppato un modello analitico che studia in modo stilizzato il legame che aspetti operativi (margini di contribuzione e tasso di crescita dei ricavi) e “istituzionali” (livello di tassazione e durata dei crediti commerciali) hanno con la sostenibilità finanziaria dell’impresa.

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Il modello dimostra come esista una durata dei crediti commerciali oltre la quale la sostenibilità finanziaria della crescita è di fatto impedita. Ad esempio, per valori realistici di tassi d’interesse pari al 10 per cento, indice di tassazione pari al 40 per cento, tassi interni di redditività pari al 100 per cento (tipici dei primi stadi di investimento effettuati da fondi di venture capital) e margini di contribuzione pari al 15 per cento, un’impresa start-up che preveda di raggiungere una condizione di stabilità del fatturato in diciotto mesi non potrà considerare tale crescita sostenibile se i tempi di pagamento diventano superiori ai quattro-cinque mesi. (1)

UN’ANALISI EMPIRICA

Abbiamo provato a controllare se il vincolo posto dalla durata dei crediti commerciali nel condizionare la sostenibilità finanziaria delle imprese sia verificabile per via empirica. L’analisi è stata condotta su un campione di 490 imprese manifatturiere hi-tech, con meno di dieci anni di età (nel 2003) e con una serie storica completa di dati di bilancio tra 2003 e 2008. L’analisi ha confermato il modello teorico, evidenziando un effetto negativo quadratico della durata dei crediti commerciali sul tasso annuale di crescita dei ricavi, che è tanto maggiore tanto più le imprese sono giovani (figura 2).

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Figura 2 Tasso annuale di crescita logaritmico dei ricavi e durata dei crediti commerciali secondo la relazione stimata su 490 imprese hi-tech italiane con meno di 10 anni di età.

Questi risultati hanno implicazioni politiche evidenti. Le istituzioni devono porre attenzione alla questione dei termini di pagamento non solo per le Pmi in generale, ma anche per favorire la nascita e la crescita delle imprese a maggior potenziale, tra l’altro evitandone l’esodo verso paesi dove le condizioni siano meno sfavorevoli.
Secondo una visione liberista, regolare per legge i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali rischierebbe di ridurre il benessere economico perché impedirebbe ad alcune imprese di raggiungere una contrattazione per entrambe le parti conveniente. Tuttavia, gli elevati costi di transazione sostenuti dalle Pmi nell’ottenere e far rispettare a controparti più grandi tempi di pagamento regolari e non iniqui vincola le loro possibilità di crescita. Dobbiamo quindi sperare che il decreto citato in apertura venga realmente applicato nella sua interezza, senza escamotage che ne diluiscano l’impatto, e senza che il superiore potere negoziale dei clienti e la paura di guastare le relazioni commerciali con essi possa condurre le imprese a non chiedere il rispetto dei diritti garantiti loro dalla nuova legge. Dai dati esaminati, emerge infatti la convinzione che il suo effetto potrebbe essere particolarmente significativo e virtuoso per le Pmi che hanno maggior potenziale di esprimere contenuti innovativi e traiettorie di crescita importanti e, ancor di più, sulle start-up.

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(1) Per approfondimenti sulla dimostrazione del modello è disponibile, su richiesta agli autori, il working paper “Why innovating firms care about payment terms, and why governments should too”.

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Il Punto

  1. Luciano Rivetto

    Se i pagamenti fossero sempre stati entroi 30 giorni, io non avrei fatto fallimento e moltissime aziende come la mia non avrebbero fallito; in questi ultimi anni, le banche sarebbero ingrassate di meno e i fornitori e le istituzioni avrebbero avuto quello che loro aspettava.

  2. rony.hamaui@mediofactoring.it

    Il Lavoro è molto interessante Potete per favore madarmi il working paper o meglio metto a disposizione sul web

  3. marco

    Lo Stato è in crisi nei pagamenti in quanto si deve rifinanziare sui mercati senza la possibilità di stampare una propria moneta – La colpa è dell’Euro una moneta che per noi è come straniera e ingabbia lo Stato che non ha margini di azione e non può arricchire i suoi cittadini con politiche di deficit spending – La politica è diventata schiava dell’economia e della finanza che può ricattare gli Stati, messa nelle condizioni di distruggere interi popoli o entità nazionali come la Grecia- Chi si stupisce che lo Stato è in ritardo nei pagamenti e che sta alzando le tasse non ha evidentemente ancora ben compreso che la fine che spetta a uno stato senza sovranità monetaria è il fallimento…Del resto è stata la sorte dei paesi africani con un debito estero in dollari e dei paesi che hanno avuto il currency board come l’Argentina – Tutti i più famosi economisti e le agenzie di rating lo dicono da qualche anno, ma noi continuiamo a far finta che non esistano in nome di sciocchezze neoliberiste e delle poltiche folli di austeriti della troika

  4. enzo

    ho visto bandi di gara che già inseriscono la clausola per i partecipanti di rinunciare preventivamente a questo diritto , pena l’esclusione dalla gara. “chi ha il potere ha il diritto, chi ha il diritto può violarlo..”

  5. Paul

    Un altro fattore importante è anche legato al potere dell’acquirente – negando il pagamento entro termini diciamo così “decorosi”, mette la controparte in difficoltà. Laddove la disponibilità di soldi veri è una risorsa scarsa se ne consegue che chi ne ha il controllo possa voler gestire questa scarsità a proprio favore.
    Questa dinamica può rivelarsi essere proficua perché dopo un’attesa estenuante è anche possibile che i termini della transazione vengano migliorati a favore dell’acquirente (secondo il detto pochimaledettimasubito) oppure possono indebolire la parte venditrice in maniera “strategicamente conveniente”.

  6. Mario Rossi

    Tutti adesso si riempiono la bocca di promesse e di concetti astratti ma snocciolati con paroloni senza alcun significato. I nodi veri non li affronta nessuno e questi sono essenzialmente 2: il primo riguarda l’assenza totale di diritto che si esplicita in una giungla di cattivi pagatori e di escamotage per non pagare il lavoro fatto. E’ naturale che questo può sembrare un bel ripiego per far quadrare alcuni conti, ma sta ammazzando l’economia reale e tra poco nono ci sarà più nessuno a intraprendere qualsiasi attività senza avere prima incassato una cifra pattuita. Il secondo riguarda una spesa pubblica improduttiva oramai divenuta mostruosa in rapporto al PIL reale. Mi chiedo quanto ancora sia possibile andare avanti con una situazione del genere e quanto sia folta la schiera di persone che come me si stanno chiudendo a riccio per poter reggere il colpo dei prossimi 6 mesi. State attenti perchè di sicuro ci saranno molti casini!

  7. Hans Suter

    A me sembra che il termine di pagamento sia uno degli elementi che costituiscono il prezzo e come tale viene pattuito liberamente. Il problema vero è che in Italia il costo per far rispettare il termine è enorme. E’ qui che il legislatore può e deve intervenire.

    • roberto

      Se in qualche modo paga lo Stato le scadenze sono virtuali e non sempre i prezzi riportano in conto quest’alea (prodotti a prezzi stabiliti per legge etc.).
      Il costo del ricorso alla giustizia per obbligare il debitore al pagamento è altissimo ma sopratutto ha tempi incerti.
      In poche parole è il Far West..

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