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Domande e risposte sul prezzo del petrolio sotto zero

Ha suscitato clamore il crollo a un valore negativo del prezzo del petrolio Wti. Ma non si tratta di un “cigno nero”. L’evento è circoscritto, legato ai contratti future sul mercato americano. E nel medio periodo si prevede un rialzo delle quotazioni.

Il crollo del prezzo del Wti

Levento bizzarro del prezzo del petrolio negativo, crollato in poche ore da 18 a -36 dollari a barile nella varietà West Texas Intermediate (figura 1) ha stupito tutti i mercati e, in un periodo di pandemia di coronavirus, ha amplificato la preoccupazione dellopinione pubblica per gli shock di mercato. Anche perché mai era successo prima.

Occorre subito ricordare che in passato nella borsa elettrica in Germania abbiamo avuto di frequente prezzi orari negativi (in Italia non è possibile, semplicemente perché i regolamenti lo vietano). Quandè allora che un prezzo diventa negativo?

La risposta è semplice: quando labbondanza dellofferta rispetto alla scarsità della domanda è tale che il produttore preferisce pagare per consegnare la merce piuttosto che vederla non consegnata. Per quello che è successo al prezzo del petrolio ci sono dunque quattro domande da farsi.

Cosa è successo?

Sul mercato americano dei futures del prezzo del petrolio Wti vi erano delle posizioni che dovevano essere chiuse il 21 aprile, giorno di chiusura dei contratti per consegna a maggio. Il future è un contratto concluso oggi per lacquisto o la vendita fisica nel futuro a un prezzo concordato oggi. Il 21 aprile, vista levidente situazione di eccesso di offerta “fisica” di petrolio, il valore di questi contratti future è crollato, prima a zero e poi addirittura negativo a -37 dollari. Poiché c’è una tale abbondanza di petrolio da saturare sostanzialmente tutti gli stoccaggi, con un record di 160 milioni di barili “parcheggiati” nella pancia delle superpetroliere alla fonda di fronte ai più grandi porti di scarico del mondo, si è creata una situazione di abbandono virtuale della merce. Talvolta, succede lo stesso su altri mercati: è quando gli agricoltori schiacciano con i trattori le arance o i pomodori che non riescono a vendere.  

In effetti, gli unici che il 21 aprile potevano essere veramente interessati alla consegna di petrolio erano le raffinerie o le compagnie aree, ma poiché con il lockdown nessuno dei due ha interesse alla merce, ecco il crollo del prezzo sul mercato americano. Questo ci porta alla seconda domanda.

Ci saranno ricadute a livello globale?  

Guardando a ciò che è successo al Brent, il benchmark europeo, possiamo capire che sarà difficile che vi sia una ricaduta a livello globale degli eventi americani (figura 2). Sul mercato europeo, il Brent ha continuato a viaggiare sui 20 dollari al barile. È il prezzo che si è stabilizzato sulla base delle aspettative degli operatori dopo la tregua temporanea fra Russia e Arabia Saudita, seguita al disaccordo in sede Opec+ del mese scorso.

In effetti, forse non basterà (too little, too late) il taglio della produzione per 9,7 milioni barili di fronte a una caduta della domanda temporanea che potrebbe essere di 20 milioni di barili per via del blocco delle attività produttive. Ma una base per la stabilizzazione del prezzo in seguito a un equilibrio temporaneo di domanda e di offerta rimane e questo spiega perché il prezzo resta positivo. Tutto ciò serve per rispondere alla terza domanda.

Cè uno scenario apocalittico anche per i mercati finanziari?

Quello che è accaduto è stato un evento clamoroso per il balzo negativo di un prezzo in un giorno. Considerando però che il future a un mese sullo stesso mercato americano è attorno ai 20 dollari, si tratta semplicemente di un piccolo anatroccolo nero – non certo di un cigno – che ha disturbato il funzionamento dei mercati finanziari del petrolio per poco tempo.

Le transazioni sui “paper barrel” (i barili cartacei dei mercati finanziari) sono multipli di svariati ordini di grandezza dei barili fisici. Quindi lepisodio rimane isolato.

Cosa succederà quando leconomia ripartirà dopo il lockdown?

Possiamo immaginare due scenari, uno in positivo e uno in negativo. Se la capacità di ripartenza del sistema petrolifero dopo i fallimenti e le chiusure sarà meno veloce della ripresa della domanda ci potremmo aspettare un “overshooting”, ovvero un rimbalzo del prezzo a livelli superiore a quello di un normale equilibrio. Se invece gli impianti che sono stati temporaneamente messi in naftalina saranno subito pronti non appena la domanda riprende, allora ripartirà lofferta e potremmo avere un sentiero ordinato di recupero del prezzo del petrolio.

Nel medio termine, il riferimento più importante per il prezzo del petrolio non è la sua disponibilità bilanciata tra domanda e offerta, ma lobiettivo dei paesi produttori di poter sostenere con le rendite petrolifere le loro economie. Il Fondo monetario internazionale ha stimato questo livello in 50-60 dollari. Dal momento che la domanda di energia da fonti fossili è prevista ancora in aumento almeno fino al 2040, è il prezzo che possiamo aspettarci nel medio termine anche sulla base della regola di Hotelling. La regola afferma infatti che il prezzo delle risorse non rinnovabili è tendenzialmente crescente nel tempo, perché, essendo finita la disponibilità accertata di riserva nel sottosuolo, la loro quantità si riduce man mano che viene estratta e quindi il prezzo aumenta nel tempo.

Figura 1

Figura 2

Fonte: Macrotrends.

Post scriptum
Il presidente Usa Donald Trump – con le elezioni in arrivo tra sei mesi e una crisi da coronavirus difficile da gestire – non poteva stare a guardare anche il prezzo del petrolio scendere sotto zero. E così ha fatto l’unica cosa che è realmente sotto il suo controllo e cioè un tweet per riattizzare i venti di guerra con l’Iran. Un evergreen a cui per ora i mercati hanno subito dato qualche credito. Quanto a lungo, rimane da vedere.

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