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  1. Caterina Muratori Rispondi
    1 Nel testo può trovare il link ad un articolo che riporta testimonianze concrete sui problemi di accesso al servizio. 2 L’aborto in Italia rientra nei LEA. 3 E’ una sua opinione personale, peraltro non chiarissima. 4 La valenza dell’analisi sta nell’aver stimato un nesso causale fra obiezione ed emigrazione, non nell’aver riportato il numero di donne che hanno un aborto fuori regione. 5 Il fatto che da lei si continuino a fare aborti non esclude la possibilità che altri ospedali non li svolgano più. Inoltre, proprio l’aumento del 22% di cui lei parla potrebbe essere dovuto alle limitazioni attuate in altri ospedali vicini che hanno spinto da voi donne che, normalmente, si sarebbero rivolte ad altre strutture. 6 La legge 194 non prevede che gli aborti siano effettuati “dappertutto”, bensì in tutti gli ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia, in quanto prestazione essenziale. 7 Non vedo il nesso con l’articolo, e in ogni caso mi pare solo un motivo in più per rafforzare la fornitura del servizio. Inoltre l’aborto viene praticato anche in strutture private autorizzate. 8Non so quali basi scientifiche abbia la sua affermazione, soprattutto in luce dei problemi di stima. Anche dandole ragione, il fatto che il fenomeno sia tipico di alcune regioni e non di altre non ne diminuisce la gravità; essendo il sud la zona con la maggior percentuale di obiettori, la cronicità degli aborti clandestini al sud confermerebbe solo il nesso causale fra obiettori e aborti clandestini.
  2. Silvio Viale Rispondi
    1. Nessuna notizia concreta su dove sarebbe stato limitato. 2. Per la legge italiana l'aborto ha "carattere di urgenza" e il ministero lo ha inserito tra le prestazioni "indifferibili ed urgenti" 3. l'obiezione di coscienza è da 40 anni l'alibi alla politica per non intervenie e ai polemisti per continuare a fare polemiche a vuoto. Basta pensare alla PMA (legge 40). 4. 4000 donne in altre regioni sono poche e prevalentemente lavoratrici e studentesse fuori sede 5. Da me, proprio a Torino, abbiamo regolarmente continuato a fare aborti. A marzo 22% in più. Oltre mille IVG dall'inizio dell'anno, più della metà con la RU486, essendo normale che alcuni ospedali per il Covid abbiano ridotto le proprie attività, ma ASL e Regione devono garantire gli aborti, come è accaduto 6. I problemi della 194, da oltre 40 anni, sono nei limiti della 194 e nella non volontà di creare servizi adeguati, pretendendo che si facciano dappertutto, cosa che non capita per nessuna prestazione della sanità. 7. L'aborto è l'unica prestazione che si fa solo nel pubblico e solo negli ospedali. 8. L'aborto clandestino è cronico nel sud tra le italiane, ma ha un impatto trascurabile al nord.
  3. Lorenzo Rispondi
    Personalmente ritengo che ci sia una minore richiesta di assistenza ospedaliera in tutti i settori. Da novembre - dicembre prossimi, invece su questo blog si narrerà della mancanza pressoché totale di nascite ...
    • Caterina Muratori Rispondi
      Non vedo come la diminuzione del tasso di natalità abbia una qualche relazione con il diritto all’aborto. Suggerisce forse di attuare una politica di incremento delle nascite impedendo alle donne di abortire?
  4. Cantoretoscano Rispondi
    L'assistenza sanitaria, in questo periodo, è limitata per tanti altri settori. Trovo sbagliato concentrarsi solo su un caso particolare quasi esistesse solo quello e che la limitazione sia fatta per ridurre i diritti delle donne. Sono aumentati i morti d'infarto ad esempio perché sono limitati gli accessi ai pronto soccorso. Vedere in una tragedia come questa la volontà di togliere diritti alle donne lo trovo controproducente proprio per il genere femminile.
    • Caterina Muratori Rispondi
      La riduzione complessiva nell’accesso all’assistenza sanitaria in questo periodo è determinata dalla mancanza di posti letto e personale sanitario, non dalla decisione di sospendere l’erogazione di taluni servizi essenziali. Parimenti non vi è stato nessun attacco politico a questi servizi, come invece sta succedendo per l’aborto, di cui i gruppi pro-life chiedono la sospensione. Le vorrei inoltre ricordare che la ricerca si basa esattamente sullo studio approfondito di temi particolari, in questo caso l’accesso al servizio di interruzione volontaria di gravidanza, che ha un valore a sé stante e che non collide in alcun modo con la possibilità di approfondire differenti aspetti della crisi sanitaria attuale, come la diminuzione nell’assistenza sanitaria in altri settori.
  5. Emilio Rispondi
    " L’impossibilità di movimento imposta dai decreti per fronteggiare il Covid-19 nega a molte donne la possibilità di spostarsi per riuscire a interrompere la gravidanza" non mi sembra una affermazione centrata: le ragioni sanitarie come quelle per un aborto ma anche per una importante visita medica o ancora di più esami, accertamenti, interventi ecc. non possono certo sottostare a vincoli pur in questa situazione. Inoltre, mi sorprende non poco in un momento in cui TUTTI possono avere bisogno di assistenza medica e trovare non poche difficoltà che qualcuno possa concentrarsi solo su un piccolo spaccato come se non esistesse il diritto alla cura e all'assistenza per tutti i pazienti !! Ancor più è sorprendente che l'istanza provenga da chi lamenta discriminazioni. Trovo che questa enfatizzazione sui problemi di alcuni tralasciando quelli di tutti e tanti in maniera generale alla fine possa fare più danni che giovamento alle stesse categorie che intende proteggere: non è meglio fare una analisi e tirare delle conclusioni su come l'assistenza sanitaria in questo periodo sia per tutti limitata e come tanti ammalati stanno riscontrando difficoltà? In tal modo si eviterebbe per percepire questo allarme come una cosa solo di una parte. Infine forse i dati sulle migrazioni fuori regione appaiono motivate da altri fattori rispetto a quelli citati, aggiungerei meno controllo sociale ma anche spesso non abbinamento tra regioni di residenza anagrafica e regioni dove si vive e lavora.
    • Caterina Muratori Rispondi
      Leggendo con attenzione l’articolo potrà notare che la nostra tesi principale NON è che le donne non possano spostarsi da regione a regione per abortire a causa delle misure di contenimento. Infatti, gli spostamenti fra regioni in condizioni di normalità sono citati per mostrare come, già prima della crisi sanitaria, l’accesso all’aborto non fosso garantito e che la riduzione nell’erogazione del servizio si sommi ad una realtà già di per sé grave. In secondo luogo, la riduzione complessiva nell’accesso all’assistenza sanitaria in questo periodo è determinata dalla mancanza di posti letto e personale sanitario, non dalla decisione di sospendere l’erogazione di taluni servizi essenziali. Parimenti non vi è stato nessun attacco politico a questi servizi, come invece sta succedendo per l’aborto, di cui i gruppi pro-life ne chiedono la sospensione. Le vorrei inoltre ricordare che la ricerca si basa esattamente sullo studio approfondito di temi particolari, in questo caso l’accesso al servizio di interruzione volontaria di gravidanza, che ha un valore a sé stante e che non collide in alcun modo con la possibilità di approfondire differenti aspetti della crisi sanitaria attuale, come la diminuzione nell’assistenza sanitaria in altri settori. Infine, l’analisi delle migrazioni tra regioni per abortire risulta interessante in quanto dimostra una relazione causale tra numero di obiettori e migrazioni, non come analisi nei valori assoluti delle migrazioni.