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Se crolla il mito del risparmio degli italiani

L’Italia è da sempre considerata una nazione di risparmiatori, ma il mito non corrisponde più alla realtà. Con tre mesi di blocco dell’economia, dieci milioni di italiani potrebbero non avere risparmi sufficienti per sopperire alla mancanza di reddito.

Effetti dell’economia in quarantena

La decisione del governo di mettere in quarantena la vita sociale ed economica del paese comincia a dare i suoi frutti, in accordo con l’obiettivo di proteggere la collettività e aiutare il sistema sanitario nazionale a gestire e curare nel modo migliore l’onda dei contagiati.

Tuttavia, quegli stessi provvedimenti mettono a dura prova la tenuta delle famiglie e delle persone che hanno pochi risparmi a cui attingere e si trovano, da un giorno all’altro, senza uno stipendio e protezione sociale adeguata.

Le misure di lockdown, per loro natura temporanee e inevitabili, sono una parte essenziale della “cura” e la riduzione dell’attività economica che ne risulta appare inevitabile nel breve termine. L’effettiva contrazione dell’economia dipenderà, però, dall’entità e dalla tempestività degli interventi di protezione e assicurazione sociale.

Gli italiani hanno sempre meno riserve

Nel valutare l’entità degli aiuti alle famiglie e alle piccole attività produttive, è importante chiedersi se buona parte delle persone avrà la possibilità di attutire il colpo e sostenere le proprie condizioni di vita (seppur ridimensionate) attingendo ai propri risparmi, in attesa che i trasferimenti monetari di protezione e assicurazione sociale facciano il loro corso e che le attività economiche riprendano la loro dinamica ordinaria.

Verrebbe voglia di dire che gli italiani sono sicuramente in grado di far fronte alle emergenze, visto che da sempre siamo considerati una nazione di risparmiatori. Nel 1995, secondo i dati Ocse di contabilità nazionale, l’Italia si collocava al primo posto fra i paesi dell’Organizzazione per tasso di risparmio: il 16 per cento del reddito totale disponibile annuale non veniva consumato, ma risparmiato.

Ma il mito dell’Italia come paese di risparmiatori non corrisponde più alla realtà. Già nel 2008 il tasso di risparmio era sceso all’8 per cento. L’onda devastante della crisi del 2008 e 2009 ha poi colpito duramente il nostro paese, molto di più di altri, e ciò ha ulteriormente ridotto la capacità di risparmio degli italiani: nel 2018 il tasso di risparmio era uno dei più bassi tra i paesi economicamente avanzati, pari al 2,5 per cento. Negli Usa e in Germania si attesta rispettivamente intorno all’8 e all’11 per cento, mentre la media dell’area euro è il 6 per cento.

Gli italiani non arrivano dunque preparati a questa nuova crisi che segue anni di decrescita, stagnazione e sacrifici, seguiti alla crisi del 2008-2009.

Ma quanti soldi servono?

Per avere un’idea migliore di come diverse fasce della popolazione possano sostenere i consumi correnti in assenza di reddito, è utile considerare unicamente la ricchezza facilmente liquidabile. La risposta dipende, inoltre, dalla durata delle misure di quarantena.

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Assumendo che le misure durino per tre mesi, potrebbero essere necessari almeno 2.200 euro di liquidità. La somma risulta dalle stime di consumo necessarie per cadere all’interno della soglia di povertà assoluta come stimata dall’Istat. Questa soglia rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia. Per una famiglia composta da un solo adulto di età compresa fra 18 e 59 anni, che vive nel Centro Italia, la soglia ufficiale della povertà equivale a una spesa minima mensile di 760 euro.

Utilizzando l’indagine campionaria sui bilanci delle famiglie amministrata dalla Banca d’Italia, possiamo distribuire la ricchezza familiare fra tutti gli adulti che la compongono e stimare l’ammontare disponibile di ricchezza individuale che sia più facilmente fruibile e spendibile. Chiamiamola “risparmi”, definiti come la somma di depositi e risparmi bancari e postali, crediti verso amici e familiari e oggetti di valore.

La buona notizia è che più della metà della popolazione adulta (con almeno 20 anni) in Italia dispone di questa somma di denaro: circa il 60 per cento, per la precisione, e indipendentemente dall’età e dalla grandezza del comune di residenza, il valore mediano dei risparmi (cioè la soglia che divide la popolazione in due parti uguali) è pari a circa 3 mila euro.

Classificando gli adulti per titolo di istruzione, il valore mediano dei risparmi appare appena sufficiente a raggiungere i 2 mila euro per il gruppo con una licenza elementare o media, o senza alcun titolo di istruzione. Lo stesso succede per gli operai (figure 2 e 3).

Figura 2 – Risparmio totale mediano individuale per titolo di istruzione

Nota: Stime elaborate a partire dall’archivio storico dell’Indagine campionaria sui bilanci delle famiglie, Banca d’Italia. La variabile di ricchezza utilizzata somma il totale dei risparmi postali e bancari, oggetti di valore e i crediti verso altre famiglie. Le variabili riportate a livello familiare vengono allocate agli individui adulti che compongono le famiglie.

Figura 3 – Risparmio totale mediano individuale per tipologia di lavoro

Nota: Stime elaborate a partire dall’archivio storico dell’Indagine campionaria sui bilanci delle famiglie, Banca d’Italia. La variabile di ricchezza utilizzata somma il totale dei risparmi postali e bancari, oggetti di valore e i crediti verso altre famiglie. Le variabili riportate a livello familiare vengono allocate agli individui adulti che compongono le famiglie.

La cattiva notizia è che il 40 per cento circa della popolazione adulta in Italia sembra non disporre neppure di questa somma di denaro. Come appare chiaro in figura 4, il valore medio dei risparmi per questi 20 milioni di persone (in Italia ci sono circa 50 milioni di adulti) più povere si attesta oggi intorno ai mille euro pro-capite.

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I 10 milioni di persone più povere possiedono in media circa 300 euro di risparmi. Il valore medio di “ricchezza liquida” si alzerebbe di poco, a 400 euro circa, se aggiungessimo al valore dei risparmi anche i titoli obbligazionari e azionari e una stima dei risparmi accumulati in fondi pensione e assicurazione vita (non sorprende, perché buona parte di questi patrimoni sono posseduti da persone più abbienti). Anche assumendo che le dichiarazioni nell’Indagine sottostimino di circa 3 volte i risparmi effettivi a disposizione, la cifra salirebbe a circa 900 euro pro-capite (in contabilità nazionale l’ammontare dei risparmi è di circa 2,7 volte rispetto a quanto dichiarato nell’Indagine campionaria). Con questa assunzione, tuttavia, la percentuale di adulti con risparmi accumulati per almeno 2.300 euro si dimezzerebbe al 20 per cento (circa 10 milioni di adulti).

Intervenire per sostenere le famiglie e le attività produttive

Un intervento sostanziale e tempestivo del governo a sostegno dei redditi di tutte le persone si configura dunque come una misura urgente, per scongiurare un rischio sostanziale di impoverimento e per far sì che tante persone non siano costrette a cancellare interamente i propri risparmi, semmai ne abbiano. Il Forum disuguaglianze e diversità e Asvis hanno avanzato la proposta di rinforzare la tutela del lavoro autonomo con un sostegno di emergenza per il lavoro autonomo (Sea) e di estendere tempestivamente la tutela ai 6-7 milioni di lavoratici e lavoratori attualmente scoperti dalle misure del decreto “Cura Italia”, utilizzando l’infrastruttura del reddito di cittadinanza al fine di costruire un reddito di emergenza (Rem).

I dati illustrati fin qui rinforzano, poi, la necessità di alleggerire i requisiti patrimoniali per l’accesso alle misure di tutela di emergenza, come previsto dalla proposta del Rem.

Il rischio di impoverimento diffuso, unito ai danni al tessuto produttivo e alla riduzione dei risparmi, contribuirebbe a uno sgretolamento della coesione sociale, oltre a danneggiare gravemente le possibilità di una ripresa della crescita quando le misure di lockdown saranno ritirate.

Figura 4 – Risparmio medio degli adulti con un risparmio aggregato inferiore ai 2mila euro

Nota: Stime elaborate a partire dall’archivio storico dell’Indagine campionaria sui bilanci delle famiglie, Banca d’Italia. La variabile di ricchezza utilizzata somma il totale dei risparmi postali e bancari, oggetti di valore e i crediti verso altre famiglie. Le variabili riportate a livello familiare vengono allocate agli individui adulti che compongono le famiglie.

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  1. jacopo Foggi

    Il problema è che 1, non è detto che quei 2.200 siano sufficienti a rendere conto le spese pianificate delle persone, (intese anche come affitti, bollette, rate, ecc.), essendo appunto quelle del livello di povertà; 2) se la serrata dura 3 mesi, il rallentamento economico è iniziato prima e per molti settori continuerà anche dopo, su tutti quelli del turismo, quindi quei 2.200 euro possono non bastare anche per molti altri oltre al 40% calcolato; 3) avremmo quindi comunque una fetta di popolazione che si ritrova dopo tre mesi totalmente in balia di eventuali altri eventi contingenti a cui non può fare fronte se non indebitandosi… La situazione quindi nel complesso mi sembra ancora più cupa di quella tracciata dall’articolo – occorrono interventi massicci, e mi sembra probabile che tedeschi &co stiano facendo proprio questo ragionamento per non consentirli: “voi avete tanti risparmi, arrangiatevi”

  2. Stefano C

    L’articolo potrebbe, a mio parere, far leva anche sulla ricchezza patrimoniale degli italiani. Una ricchezza immobilizzata soprattutto nel mattone di casa (4,6 volte il reddito disponibile), in depositi bancari e postali (il 31% della ricchezza finanziaria) e sempre meno in titoli (caduti al 7% del portafoglio dal 30% dei primi anni ’90). La ricchezza reale è pari a 5,5 volte il reddito disponibile e quella finanziaria è 3,8 volte. La ricchezza totale al netto dei debiti (pari all’80% del reddito disponibile) è 8,5 volte il reddito. Perché un punto di forza degli italiani non può essere utilizzato per alleviare i costi di questa crisi? Non è forse a questo che fanno riferimento certi politici che vogliono scaricarli sul cittadino italiano?

  3. Paolo

    In diversi articoli apparsi prima della crisi si fa riferimento all’immensità (in proporzione) di denaro contante che giace nei conti correnti degli italiani. E’ un dato reso asimmetrico dal fatto che pochi correntisti detengono la maggior parte del denaro in confronto al 90% che invece ne detiene poco?

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