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  1. Fulvio Rispondi
    Per ogni norma vi è un limite che è quello della sua sostenibilità sociale. I paesi fiscalmente ricchi sono tali perché cittadini e imprese hanno pagato. Se si pongono troppi vincoli all uso della loro forza nel momento del bisogno, se ne vanno. La parabola evangelica non parla di vergini tirchie e vergini solidaristiche
  2. Amedeo Pugliese Rispondi
    Cari Massimo e Martin, grazie per aver sollevato la questione relativa ai rischi connessi a interventi statali non concordati tra i governi EU. Un principio guida dell'azione dei governi dovrebbe garantire che gli aiuti siano erogati solo alle imprese effettivamente danneggiate dalla crisi e non a quelle in crisi o insolventi già prima. Il problema però - come accade spesso - è che 'the devil is in the details'. Gli art 6, 7 e 8 del DL 23 (08.04.2020) consentono alle società di approvare il bilancio dell'esercizio in corso sulla base del principio di continuità aziendale valutato al momento dell'ultimo bilancio trasmesso. La ratio (condivisibile) è quella di alleviare il peso di perdite straordinarie. In realtà la maggior parte delle società non ha ancora approvato il bilancio d'esercizio 2019: in condizioni normali ci troveremmo adesso nella stagione assembleare di approvazione dei consuntivi. L'applicazione del DL consente a imprese in difficoltà già nel 2019 - quindi nel periodo ante crisi - di fare riferimento alle 'condizioni di normalità' esistenti al 31.12.2018 e quindi astenersi dal (1) fare disclosure in bilancio e (2) attivare i meccanismi di tutela del patrimonio (es. ricapitalizzazione). Paradossalmente, sulla base dei bilanci 2019 che non riflettono le difficoltà ante crisi, tale imprese sarebbero idonee ad accedere a misure di sostegno alle quali non dovrebber avere. Una chiara stortura del sistema. L'auspicio è che sia posto un rimedio.