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  1. Marcello Rispondi
    Dopo 40 giorni di lockdown abbiamo ancora centinaia di morti al giorno e migliaia di contagiati. Siamo al punto che dopo oltre due mesi dal primo caso in Italia, i due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani di roma, non produciamo una che una mascherina ffp2 o ffp3 ne un respiratore polmonare, ne altro. Che il responsabile della task force lavora da Londra e che gli esperti che non hanno predisposto i piani antipandemici stanno gestendo la transizione. Ci dicono che siamo stati i primi, il che non è vero perchè tutto il sud est asiatico ha affrontato l'emergenza prima di noi, diciamo che non abbiamo fatto tesoro dei due mesi che il virus ci ha concesso prima di investirci. Va così nel mondo? NO. La Mercedes con UCL in meno di un mese ha messo in produzione dispositivi CPAP le cui specifiche per replicarli sono online. La Ford Turchia produce respiratori, anche la Skoda. Sulle mascherine che adesso sembra, bonta loro, essere indispensabili, non siamo stati in grado di aprire una che una linea di produzione, neanche dovessimo costruire uno stealth. Nel frattempo tutti temono che i tre grandi produttori (USA, CINA e GERMANIA) pongano limite alle esportazioni, magari perchè servono anche a loro e tante. Sui contagi nessuno si pronuncia e sui morti ormai mi sembra assodato che diverse migliaia siano fuori dalla contabilità ufficiale. Anche la Grecia, che ha un numero emorme di attività in mano ai cinesi ha avuto poco più 100 morti. Non c'è che dire siamo a buon punto
  2. Pa Rispondi
    Solo oggi, 15 aprile, l'articolo della Gabanelli si occupa finalmente degli errori commessi in Lombardia. Peccato che io, e non credo di essere stato il solo, ho tempestato di e-mail giornali e siti dal 20 marzo per ottenere risposte e avanzare qualche proposta in base a numeri lombardi che ho sempre definito "sballati". Parliamo di UN MESE fa, il fattore tempo in una pandemia è fondamentale, così come è necessario capire cosa NON va per non ripetere gli errori del passato, tanto più quando ci si appresta a "riaprire". Non sta a me distribuire responsabilità però quando si farà un bilancio complessivo sarà molto più allargato di quanto non si creda. Spero che le immagini di convogli militari pieni di bare non vengano dimenticate e siano di monito per il futuro (prossimo). Aggiungo, visto il sito dove mi trovo, che tali ritardi e sottovalutazioni avranno un grande peso anche in termini strettamente economici.
  3. antonio petrina Rispondi
    Forse egr prof. un'attenzione alle politiche sociali per lenire alcuni di questi drammi umani di questa pandemia ci stava, come una riflessione a posteriori delle politiche sociali del Rdc ( tanto criticate) ,ma che in questo periodo pandemico, tanto aiuto apporta, come quello dei buoni spesa alimentari .
  4. Marcomassimo Rispondi
    Nelle gabbie di qualche mercato cinese, fra cani, furetti e pangolini in allegra promiscuità fra loro e con gli umani, si stà già preparando la prossima ondata; abbiamo un paese che è potenza commerciale di primo livello ma che ha condizioni igieniche da quarto mondo; e con quello che risparmia sul darsi condizioni degne poi viene qua e si compra pezzi di aziende italiane; se non si risolve quello non ne usciamo.
  5. Giuseppe Terzaghi Rispondi
    Occorre prestare attenzione alla stima dell'andamento futuro in Italia solo sulla base di quanto fin qui avvenuto, ossia contagi e contromisure. Anzitutto per l'ovvio fatto che noi italiani non siamo in numero infinito; le diverse stime sul numero di positivi che sarebbe ben superiore all'ufficiale, in questo senso, fanno ben sperare in un calo naturale per mera carenza di "contagiabili". Che oltretutto non sono neppure omogenei: purtroppo ormai, almeno qui in Lombardia, molte delle persone più fragili se ne sono già andate; non è cinismo, semplicemente falsa il numero dei decessi iniziali. Infine, lo stesso lockdown blocca il 30% dei lavoratori e la maggior parte delle relazioni sociali pubbliche, ma quelle domestiche, che sono parcellizzate ma assai strette; in questo senso, l'aumento delle occasioni di contagio, dovuto alla mera riapertura delle aziende risulterà, ben inferiore ai 7/3 delle attuali. Ritengo che il prossimo picco della crisi italiana possa essere economico, politico, fors'anche sociale, ma non più prettamente sanitario. Ben più tragiche, invece, sono le prospettive immediate di quei Paesi che stanno per seguire gli USA, ma con una fragilità della popolazione di molto superiore.
  6. MAURIZIO Rispondi
    Grazie Professore per quest'ampia panoramica documentata degli sviluppi temporali dell'epidemia/pandemia. Poichè sono convinto che il contagio, sino a quando non sara' disponibile un vaccino, non possa combattersi solo con il distanziamento sociale (a mio avviso una strategia iniziale di difesa) e gli equipaggiamenti di difesa personale ma anche e soprattutto con una diffusa, strutturata e consapevole good practice di prevenzione. Per cui è a mio avviso necessario che vengano innanzitutto elaborati da appositi team scientifici e diffusi alle popolazioni comportamenti che siano focalizzati soprattutto sulle conseguenze della persistenza del virus sulle cose e sugli oggetti. Quindi a titolo indicativo ma non esaustivo massicci e continuati interventi di disinfezione degli interni dei mezzi pubblici e dei pubblici uffci, banche, interni delle auto (soprattutto tappetini) , cabine degli ascensori e degli spazi comuni dei condomini, utilizzo all'interno delle abitazioni di calzature diverse da quelle utilizzate negli esterni, personale addetto alla disinfezione almeno delle maniglie dei carrelli dei supermercati, diffuse localizzazioni in tutti gli esercizi pubblici di apparecchiature di erogazione liquidi disinfettanti, ecc. disinfezione di spazi pubblici esterni, ecc Quindi le aree di intervento sono a mio avviso molteplici e tutte, quasi sicuramente, potrebbero contribuire insieme ad altre da definire ad una forte contrazione del contagio. ...
  7. Giacomo Gualtieri Rispondi
    I numeri sui decessi sono rappresentativi della realtà? Non mi pare proprio. Per la Cina si è parlato per qualche giorno di 42.000 morti. Poi la notizia è stata messa a tacere. L’indagine di Ricolfi pubblicata sul sito della Fondazione Hume, smentisce i dati circolati in Italia non solo perché il numero di morti va moltiplicato per 3, ma soprattutto perché le differenze tra Nord, Centro e Sud Italia sarebbero molto inferiori. Con ciò smentendosi anche l’osservazione che la tempestività nel l’adozione delle misure di contenimento sia così rilevante. Poi si possono fare tutte le considerazioni che si vogliono ma si dovrebbe disporre di dati più attendibili.
    • bob Rispondi
      Ricolfi è quello che ha scritto " sacco del Nord" per carità rispetto per qualsiasi opinione ma i dati sono una cosa le opinioni un' altra
  8. Marcello Rispondi
    Non so che conseguenze abbia la dichiarazione di Pandemia, se solo a fini statistici o per avviare azioni di prevenzione e contenimento. Nella seconda ipotesi la dichiarazione è stata piuttosto tardiva rispetto alla velocità di diffusione del virus: in Italia siamo passati dai 10 morti del 25 febbraio a 100 in 8 giorni e 1000 dopo altri 8 giorni (12 marzo)
  9. Andrea Montanari Rispondi
    Professore, due rapidi commenti alla sua impeccabile analisi, giusto per trovare qualche ulteriore elemento positivo: 1) una volta tanto, le decisioni non possono che essere (sofferte e) ben ponderate poiché retroagiscono anche sui decisori: tutti possono essere infettati e l'esempio UK è decisivo in questo senso; 2) l'epidemia ci porta a ripensare il lato "fisico" del lavoro e di ogni altra interazione sociale. Almeno per il lavoro, la tecnologia sta già favorendo l'evoluzione di molti schemi. Ovviamente vi sarà una selezione darwiniana, ma se stiamo discutendo qui significa che qualcuno ha già fatto anticorpi!
  10. Michelangelo Rispondi
    Direi che i dati parlano da soli. Anche su cosa ci aspetta. Attualmente in Italia sono stabili circa 500 morti/gg. con lockdown e circa il 30% delle persone che lavorano. Si può ipotizzare che alla fine del lockdown con molte cautele nei rapporti, non si ritornerà alla situazione fuori controllo ma dobbiamo aspettarci una media "normale" di circa 1000-1500 morti al giorno. Esistono delle simulazioni in tal senso?
    • toninoc Rispondi
      Se la Sua ipotesi attribuisce 1000/1500 decessi alla fine del "confinamento", a maggior ragione sarebbe necessario ritardarla ancora o quantomeno graduarla dando via libera solo alle categorie di lavoro meno esposte al contagio e verificando gli immediati risultati prima di ampliarne la platea. L'economia ne soffrirebbe ma molti decessi sarebbero evitati. La scelta non sarà facile per nessuno, le forti spinte in diverse direzioni sono parecchie e qualunque sia la decisione presa, potrà essere giusta o sbagiliata. Se i pochi Italiani riottosi al confinamento daranno una mano, forse ce la faremo relativamente presto. Altrimenti incrociamo le dita.