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Coronavirus: il senso della Francia per la cultura*

Mai come oggi ci accorgiamo dell’importanza della cultura. Che però è un settore economicamente fragile, duramente colpito dai provvedimenti di lockdown. Tra le misure di sostegno varate dalla Ue e dai singoli paesi si distinguono quelle francesi.

Il ruolo della cultura nei momenti difficili

In un momento di emergenza come quello attuale, arte e cultura si rivelano in tutta la loro grande ma anche fragile ricchezza.

Mai come oggi musica, film, libri e opere d’arte sono entrati nelle nostre case. Merito del maggiore tempo a disposizione per buona parte di noi, ma anche delle istituzioni e imprese culturali che hanno reso accessibili online (spesso gratis) nuovi contenuti, nonché dei tanti italiani che improvvisano flash mob musicali da balconi e finestre o proiezioni di film sulle facciate degli edifici, nel rispetto delle distanze di sicurezza. Arte e cultura vengono riscoperti nel loro pieno valore di espressione creativa; di medium di incontro, dialogo, coesione; di elemento unificante. L’Italia è un caso di scuola, dice Kerry Kennedy dalle colonne del Corriere della Sera, per la sua forza d’animo, coraggio e senso del bene comune, in un momento di profondo disagio.

Ma arte e cultura, in quanto settori economici, restano estremamente fragili e, quel che è peggio, per certi versi invisibili: la vita di poche istituzioni e imprese note ai più dipende dalla vitalità di molti lavoratori che si trovano nelle “retrovie”. Le chiusure e le cancellazioni che hanno interessato i luoghi d’arte e di cultura produconoconseguenze disastrose, che vanno ben al di là del singolo cinema, museo o teatro. Artisti, autori, registi, guide turistiche, mediatori, curatori, operatori culturali, progettisti sono solo alcune delle professionalità che alimentano queste istituzioni e che rischiano di essere letteralmente travolte: si tratta per lo più di lavoratori autonomi, senza grandi garanzie.

Le misure di sostegno in Europa

Se l’Unione Europea mostra piena flessibilità per le scadenze del programma Europa creativa, sono soprattutto i singoli stati membri – con tempi diversi – a tentare qualche risposta con misure economiche per i settori in maggiore difficoltà, compreso quello della cultura, di cui occorre tenere in vita la capacità di creare legami e valori.

Fondi di emergenza, consultazioni specifiche con enti locali e regionali e sospensione di versamenti per contributi previdenziali e imposte, sono tra le misure più comuni. L’Italia, per esempio, ha istituito il Fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo di 130 milioni di euro per l’anno 2020; il Belgio ha creato un fondo di 50 milioni di euro da destinarsi a tutti i settori la cui attività è messa in pericolo dalle misure di confinamento, tra cui la cultura; la Svezia ha annunciato lo stanziamento di circa 90 milioni di euro in più per i settori della cultura e dello sport. In Francia e Olanda sono in corso consultazioni con i comuni per capire come ovviare all’emergenza, mentre in Italia le regioni hanno incontrato (da remoto) il ministro Dario Franceschini per chiedere misure specifiche che tengano conto delle diverse realtà regionali.

I paesi europei hanno adottato anche altre misure specifiche, come per esempio l’emissione di voucher per biglietti di spettacoli, musei e altri luoghi della cultura cancellati o chiusi (Italia) – invece del rimborso del prezzo del biglietto – o la creazione di task force con gli operatori del settore audiovisivo per concordare la diffusione di contenuti pedagogici e artistici di qualità, in tv e sulle piattaforme multimediali (Belgio). In Italia, inoltre, i compensi per copia privata incassati nel 2019 saranno destinati ad autori, artisti interpreti ed esecutori e ai lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore. Infine, agli iscritti al “Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo” è riconosciuta un’indennità, per il mese di marzo, pari a 600 euro, sotto certe condizioni (il decreto con tutte le misure adottate in Italia è disponibile qui).

Non mancano, poi, le iniziative di singoli comuni, come la città di Barcellona che ha avviato dieci misure per il settore, tra cui la splendida azione solidaristica di inclusione del maggior numero possibile di produzioni cancellate nel calendario dei festival programmati per l’estate.

L’esempio positivo della Francia

La Francia, nonostante il ritardo con cui ha riconosciuto la crisi sanitaria, si distingue per la completezza delle misure adottate, che prestano attenzione ai singoli sotto-settori del comparto culturale – frutto di una politica culturale storicamente strutturata e consolidata. Il ministro della Cultura ha chiesto ai suoi centri nazionali settoriali, nonché all’Institut pour le financement du cinéma et des industries culturelles (Ifcic) di mobilitarsi per far fronte alle difficoltà.

Il Centre national du cinéma et de l’image animée (Cnc) ha così messo in piedi alcune misure per cinema e audiovisivo, tra cui la sospensione del pagamento della tassa di ammissione al cinema, previsto entro marzo 2020; la concessione di un supporto anticipato alle sale d’essai e alla distribuzione; il mantenimento dei sussidi assegnati agli eventi annullati e il pagamento di quelli non pagati. Per la musica, il Centre national de la musique (Cnm) istituirà un fondo a supporto dei professionisti più fragili, con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro, mentre per lo spettacolo dal vivo si prevedono aiuti urgenti del valore di circa 5 milioni di euro, con un’attenzione particolare al mantenimento del lavoro. Sono inoltre allo studio misure specifiche per i cosiddetti “intermittents du spectacle”, ossia artisti o tecnici che beneficiano di un’indennità di disoccupazione. Di 5 milioni di euro è anche il piano d’urgenza adottato per editori, autori e librerie dal Centre national du Livre (Cnl). I sussidi versati dal Cnl agli eventi letterari annullati per motivi sanitari vengono mantenuti. In questo contesto, particolare attenzione sarà riservata alla remunerazione degli autori che dovevano partecipare a questi eventi. Il Cnl rinvierà anche le scadenze dei prestiti concessi a rivenditori ed editori. Un fondo di 2 milioni di euro sarà a disposizione del Centre national des arts plastiques (Cnap) e delle Directions régionales des affaires culturelles (Drac) a supporto delle gallerie d’arte e degli artisti.

Si dovrà aspettare la fine della crisi per capire quali misure si saranno rivelate più efficaci. Tuttavia, il caso francese mostra come la risposta all’emergenza sia più strutturata e ampia se fondata su un quadro di norme e strumenti già esistenti. Altrove, sembra essere più faticoso fare massa critica per una risposta coordinata, che copra il settore nellesue diverse declinazioni. Un punto da tenere a mente per evitare che in Italia si torni al “tutto come prima”, una volta passata la crisi sanitaria?

* Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire esclusivamente all’autore e non investono la responsabilità dell’ organizzazione di appartenenza.

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  1. Lorenzo

    Prima con “la cultura non si mangiava” [citazione attribuita a Tremonti in risposta a Bondi]. Sarebbe il caso di evitare il prima (wiki: Bondi, attraverso lo scultore Pietro Cascella, che stava lavorando ad Arcore per la cappella funeraria di Villa Berlusconi, nel 1994 conosce Silvio Berlusconi, che gli affida dapprima la direzione del Dipartimento beni culturali del Centro studi di Forza Italia. Successivamente Bondi viene incaricato di curare la corrispondenza personale di Berlusconi, di cui diviene in breve tempo segretario particolare e collaboratore fidato, tanto da ricevere il compito, in occasione della campagna elettorale del 2001, di coordinare la stesura di Una storia italiana, un libro fotografico sulla vita pubblica e privata di Berlusconi spedito, come mezzo di propaganda elettorale in vista delle successive elezioni, a tutte le famiglie italiane) e pensare al dopo.

  2. bob

    Lei fa paragoni sulla cultura di due Paesi diversi. Non solo. Anche la cultura stessa ha una valenza diversa almeno da come la espone Lei. Parliamo della Francia, con alto tasso di scolarizzazione ( almeno nei grandi centri) rispetto all’ Italia dove oltre un livello culturale mediocre in alcune zone ci sono ancora tassi di analfabetismo paurosi. Per cui un conto la cultura che tende a migliorare un “terreno culturale” già esistente, già presente e consolidato (Francia) . Un conto la cultura da ” non è mai troppo tardi” di Manzi ( Italia). Aldilà di pandemia, crisi finanziarie etc questo Paese ha una paurosa voragine un buco nero che si chiama : cultura! Molto , molto pericoloso!

    • Gentile bob, “purtroppo” mi trovo molto d’accordo. La struttura francese del comparto culturale e la sua risposta alla crisi sono il risultato di un percorso molto lungo, costruito nel tempo. Nessuna improvvisazione. La (ben diversa) risposta italiana e’ sintomo di problemi molto piu’ profondi. La comparazione, secondo me, dovrebbe sempre servire a interrogarsi, per capire cosa e come fare meglio, seppur in contesti diversi.

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