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  1. Henri Schmit Rispondi
    Davvero un ottimo articolo su un tema molto importante! Lo considero un'introduzione, perché tanti aspetti sono solo sfiorati. Fra i compiti obbligatori dopo la crisi epidemica c'è la definizione di nuovi obiettivi, di ingenti investimenti, di un nuovo modello di assistenza sociale per anziani garantita oltre alle strutture private in parte autofinanziate, ma soprattutto trasparenza, controllo e responsabilità. La trasparenza ha effetti benefici su tutta l'economia, pubblica, privata, occupazione, addirittura sull'ambiente e sull'immobiliare.
  2. Aldo Rispondi
    @"ma soprattutto non hanno ricevuto il SUPPORTO INDISPENSABILE della Sanità Pubblica che colpevolmente si è fatta sorprendere senza gli strumenti necessari per sopperire all’emergenza" Ma non solo una questione di strumenti. Nella RSA dove lavora mia moglie hanno preso tutte le precauzioni ed ad ora nessun caso se non per la stupidità degli ospedali che per smaltire hanno inviato un'anziano il quale il giorno prima aveva la febbre e a cui avevono somministrato tachipina ed ovviamente il giorno dopo era senza la febbre e trasferito alla RSA(prassi comune quella della tachipirina)....ma per fortuna l'attenzione dei responsabili RSA di isolare ed utilizzare tutte le precauzioni hanno fatto in modo di non creare una catastrofe sucessivamente hanno trasformato separando spazi da RSA a un centro quarantena covid gli operatori hanno quindi spogliatoi percorsi diversi con entrate e spazi isolamento diversi dalla RSA Mi chiedo se quell'anziano della prima ora non fosse stato isolato subito? cosa sarebbe successo? Ma per bravura e capacità utilizzando ed obbligando a tutti gli strumenti possibili dalle mascherine anche ai parenti max 1h al giorno si è per ora annullata la catastrofe
  3. Giorgio Ponzetto Rispondi
    Ci sarebbe anche da fare una riflessione su come le Regioni in tutti questi anni ,abbiano governato questo settore ,da sempre di loro competenza. Le tristissime vicende connesse all'epidemia hanno acceso ora i riflettori sulle RSA, ma in questo campo le criticità erano già ben presenti da tempo (e talora evidenziate anche dai mezzi di informazione) e di vario tipo, come anche l'articolo ricorda ,e l'azione delle Regioni sembra essere stata negli anni piuttosto debole nel programmare, organizzare, finanziare e, soprattutto controllare in termini non meramente burocratici il settore. che ne pensano gli autori dell'articolo?.
  4. toninoc Rispondi
    Il fatto che in Italia ci siano meno case di accoglienza per anziani può essere dovuto anche alle necessità economiche di tante famiglie, soprattutto nelle regioni più povere, che, in stato di necessità, preferiscono accollarsi l’onere ,non da poco, di tenere in casa l’anziano invalido ed usufruire della pensione e dell’accompagnamento per le esigenze familiari piuttosto che dover integrare magari una retta mensile alla RSA ove il reddito dell’anziano non fosse sufficiente a coprire i costi abbastanza elevati soprattutto nelle RSA “ad alta intensità sanitaria” . Il devastante impatto che il coronavirus ha avuto in tante RSA ha evidenziato che le stesse non erano preparate minimamente ad un evento cosi critico ma soprattutto non hanno ricevuto il SUPPORTO INDISPENSABILE della Sanità Pubblica che colpevolmente si è fatta sorprendere senza gli strumenti necessari per sopperire all’emergenza. La lezione della pandemia coronavirus è stata tremenda ma non credo che sarà recepita dal mondo politico che ha sempre guardato alla Sanità Pubblica più come fonte di potere che servizio indispensabile per TUTTI i cittadini.