logo


  1. ALDO ROSANO Rispondi
    I dati di recente pubblicati dal gruppo di lavoro coordinato dall’ISS (Riccardo et al) indicano come l’85% dei decessi è avvenuto tra gli ultra settantenni, il 50% negli ultra ottantenni, meno dell’1% tra coloro che hanno meno di cinquanta anni. L’effetto delle disuguaglianze di salute nelle persone molto anziane (80+) tende a diluirsi; anche se questa tesi è piuttosto dibattuta, sicuramente l’effetto è meno netto rispetto alle classi di età inferiori. Tra i più giovani, il personale sanitario e tutti coloro sono coinvolti in prima persona ad affrontare la pandemia sono stati interessati da un numero elevato di vittime, impossibile dire se comparativamente maggiori rispetto a coloro che hanno condizioni socio-economiche più svantaggiose. Il tema delle disuguaglianze di salute in “tempo di pace” è di grande rilevanza, rispetto all’attuale pandemia credo dobbiamo attendere dati consolidati per capirne veramente di più. Riguardo alla preparazione del SSN ad eventi epidemici credo sia giunto il momento di intraprendere azioni di sistema e durature. Quello che accade durante le epidemie influenzali più virulente viene dimenticato la settimana dopo la fine dell’epidemia. Probabilmente lo shock causato dal coronavirus servirà a far sì che le regioni, il ministero delle salute e tutti gli enti preposti mettano in campo risorse ed idee per una riorganizzazione dei servizi, a partire da quello ospedaliero.
  2. stefano Rispondi
    Beh .. ma il dato di partenza è sempre quello : basso reddito - maggiori diseguaglianze-maggior rischo di ammalare e morire
  3. Giulio Morossi Rispondi
    A cosa far risalire la diversa distribuzione sociale del diabete di tipo 2? E per altre patologie come è pensabile realisticamente di intervenire su fattori di rischio ambientali, lavorativi, voluttuari e psicosociali?
  4. GIUSEPPE CASADIO Rispondi
    Altra variabile da considerare: anche in fasi non caratterizzate dalla pandemia si può verificare che chi si trova in condizione di cronicità multiple (condizione più frequentemente riscontrabile nei ceti sociali meno elevati) incontra maggiori difficoltà a beneficiare di una adeguata "presa in carico" da parte del SSN. Questa è questione strutturale da considerare nell'ottica di questo articolo.
  5. GIUSEPPE CASADIO Rispondi
    Altra variabile da considerare: essere afflitti da cronicità multiple è condizione senz'altro più diffusa nelle classi sociali meno elevate e costituisce di per sè, anche in tempi non segnati da epidemie, causa di più difficile adeguata "presa in carico" del malato da parte del SSN. Già le statistiche ufficiali della pandemia in atto, quotidianamente rese note, lo confermano, ma è questione strutturale da considerare.