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  1. Luciano Cecchini Rispondi
    Le Fondazioni di origine bancaria sono organizzazioni non profit, private e autonome sono le più sollecitate ad agire. Oltre alla chiara posizione qui espressa, come ricordato nel commento di Alessandro Di Nunzio, il Fatto Quotidiano ha pubblicato un appello affinché le fondazioni utilizzino i loro circa 40 miliardi di patrimonio per “arginare gli effetti devastanti di questa crisi senza precedenti. Ce lo devono.” Aggiunge che il loro patrimonio “deve essere utilizzato senza esitazioni per salvare l’Italia dalla pandemia e rilanciare la ricostruzione. Adesso.” Suggestive le richieste ed efficace il linguaggio. Ma c’è un ma. Anzi, molti ma. Innanzitutto una parte consistente del patrimonio è investito nella “banca conferitaria”. Dismettere queste partecipazioni significherebbe “terremotare” pezzi importanti del Sistema bancario italiano. Un altra consistente quota del patrimonio di queste Fondazioni è investito nella Cassa depositi e prestiti, della quale detengono il 16% del capitale (il restante è nelle mani del Tesoro). Ulteriori disponibilità sono investite in Titoli di Stato e di Enti Territoriali, che vengono regolarmente rinnovati a scadenza. Anche per questa fetta di patrimonio, un eventuale disinvestimento inciderebbe negativamente sulle quotazioni con danni irradiati sull’intero Sistema finanziario. Last but not least, c’è da sottolineare che le Fondazioni ricavano una parte significativa del loro reddito dai dividendi e dalle cedole dei cennati investimenti e che il loro venir meno priverebbe alcuni importanti settori delle erogazioni annualmente disposte dalle Fondazioni bancarie. Fra i beneficiari, ricordo i “Centri di servizio per il volontariato”, il “contrasto della povertà educativa minorile” ed altri interventi in settori di grande rilievo per il benessere delle Comunità, quali la ricerca scientifica, la cultura, l’istruzione, la sanità, l’arte e la conservazione dei beni ambientali e paesaggistici. Quindi, parafrasando Raymond Carver e la sua rappresentazione dell’incomunicabilità, verrebbe da chiedere “What do we talk about, when we talk about” cioè Ma di cosa parliamo?
  2. Alessandro di Nunzio Rispondi
    Proposta lucida, ben congegnata ed in parte sovrapponibile all'appello che abbiamo appena lanciato dalla pagine del Fatto Quotidiano. Non si chiedano ulteriori sforzi ai cittadini quando possiamo attingere a un patrimonio che già gli appartiene. Le fondazioni lo mettano a disposizione senza esitazione. La storia gliene renderà merito. https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/08/coronavirus-lappello-usare-i-40-miliardi-di-patrimonio-delle-fondazioni-bancarie-per-arginare-gli-effetti-della-crisi-economica/5762790/?fbclid=IwAR2gsYw3rdu3hbHDQFfLXhsovgtKzrUH0QJmd-PU8U4_FJuA-OkMwUUw2Cc
  3. Federico Leva Rispondi
    Non ho capito: di quale patrimonio si sta parlando? Se si includono le azioni delle banche, immagino che si intenda dire che possono essere usate come collaterale per produrre ulteriori strumenti. Ma il valore di quelle azioni dipende unicamente dalla garanzia implicita dello stato e della BCE contro il fallimento di quelle banche, quindi non sarebbe una specie di trucco contabile e basta? Forse si fa prima a seguire la strada indicata da Draghi.
  4. Gerardo Coppola Rispondi
    Strano paese l'Italia. Le risorse finanziarie non percorrono mai una strada diritta per giungere a destinazione. Quest'anno il paradosso e' fin troppo evidente. Le banche partecipano al capitale di Bankitalia, ricevono fior fior di dividendi e non possono distribuirli alle proprie fondazioni. Restano nel cassetto i soldi a fare che ? La sanita' al Nord come al Sud e' allo stremo e centinaia di milioni di euro sono incomprensibilmente bloccati. Bah. ps. Un caro ed affettuoso saluto a Luigi Guiso.
  5. Ferruccio Masetti Rispondi
    Molto interessante. Le Fondazioni potrebbero concentrarsi, coordinandosi, su un settore specifico, per massimizzare gli effetti dell'intervento, ad esempio quello della casa, sia in termini di investimenti sia in termini di contributi sociali per gli affitti.
  6. Marco De Antoni Ratti Rispondi
    Grazie dell'interessante articolo. Tuttavia, prima della desertificazione industriale, parlerei della desertificazione umana. Migliaia di famiglie stanno aspettano dallo "Stato" il loro quotidiano. Mentre l'INPS accampa scuse per non dire che non C'E' UN EURO IN CASSA, inventandosi fantomatici attacchi informatici, orari di lavoro da tempo di guerra e numeri verdi ai quali non risponde nessuno, LA GENTE HA FAME e non ha da mangiare. Malgrado i distanziamenti, dentro ai supermercati vediamo la presenza delle Guardie Giurati, fra gli scaffali, come mai si era visto prima. La situazione sta divenendo drammatica col passare del tempo. E quello che l'INPs pensa di risparmiare in sussidi, lo Stato dovrà spenderlo per mantenere l'ordine pubblico. Si proponga una cosa molto semplice: un fisso da 600 euro, al limite proporzionato all'ISEE dichiarato nel 2019. Si stabilisca che può essere accreditato sul comto corrente, tramite conto online con gli operatori telefonici reali e virtuali (spendibile per acquisti nella GDO), in posta tramite contante o una card ricaricabile il cui costo di 50 euro è sottratto al primo mese di sussidio. Soltanto una MODALITA' MULTICANALE potrebe garantire l'effettivo accredito delle somme ai rispettivi beneficiari. Un sistema unico, per quanto ben costruito,rischierebbe di collassare davanti a un tale workload.
  7. Riccardo Calimani Rispondi
    In Italia, lo riconoscono tutti, ci sono due emergenze. Dopo quella, ben nota, sanitaria, si annuncia una pesante crisi economica cui bisogna far fronte con decisioni difficili e coraggiose che possano servire di esempio e conquistare la fiducia dei cittadini. . In anni differenti ben più opulenti il parlamento italiano, spinto da potenti gruppi di potere, dette vita alla Fondazioni bancarie il cui valore oggi, un poco più un poco meno, si aggira sui quaranta miliardi di euro. Sono ben conscio che per vari motivi non sarà possibile disporre di simile cifra anche perché nei decenni passati molto le Fondazioni hanno speso non sempre con criteri ineccepibili. L’emergenza impone, tuttavia che, con decreto del governo da convertire in legge, il denaro delle Fondazioni, che in origine non è privato e che è patrimonio di tutti i cittadini, sia restituito ai cittadini. Sono ben conscio che le resistenze possono essere enormi. Oggi, tuttavia a fronte di una situazione di rara difficoltà occorre dar fondo a risorse di ogni tipo rompendo schemi di pensiero resi obsoleti dalla realtà. Sono ben conscio di essere un piccolo Davide contro Golia, ma, con l’aiuto di tutti, Davide può vincere e il nostro paese può trarre beneficio da risorse insperate e del tutto legittime. Sarebbe un bel esempio per tutti Riccardo Calimani
    • Marco De Antoni Ratti Rispondi
      Ha ragione. Direi che quello di cui qui sta accennando, si chiama signoraggio. Le Fondazioni erano un maldestro tentativo di impedire una totale espropriazione del bene pubblico monetario. Quando l'INPS deteneva il 5% delle azioni della Banca d'Italia, non sono mai comparsi problemi di liquidità. Il passaggio dei diritti di conio e stampa dei BIGLIETTI alla BCE hanno diluito per non dire annacquato il valore delle azioni in portafoglio alla Banca Centrale e all'sitituto di previdenza pubblico,Al febbraio 2020 (https://www.bancaditalia.it/chi-siamo/funzioni-governance/partecipanti-capitale/Partecipanti.pdf), non si capisc enemmno quanto siano le quote effettivamente in circolazione. Magari sono più della base monetaria! All'INPS non restà altro che telefonare al dott. Geronzi e fare come ha fatto il noto banchiere: comprarsi una bella tipografia di stampanti Litec per coprire tutto il fabbisogno nazionale. Se poi il prezzo del pane schizza da 4 a 8 euro al chilo,qualche altro santo provvederà. Avanti, Savoia!
    • Leo Rispondi
      In questo frangente oltre alle Fondazioni bisogna guardare alle casse previdenziali cosiddette private: detengono un patrimonio di 70-90 miliardi che stanno da anni dilapidando per pagare pensioni insostenibili. Bisogna far confluire tutte queste gestioni cosiddette private in INPS, (se non ora quando?), da un lato per dare risorse all'INPS (che nei prossimi mesi ne avrà tanto bisogno) e dall'altro per mettere in sicurezza le pensioni degli iscritti (riconducendole in diversi casi su sentieri più sostenibili).
  8. Savino Rispondi
    Il tessuto è già strappato almeno dalla crisi del 2008, se non prima, ma nessuno si pone il problema del gap da colmare, già in termini di istruzione, alfabetizzazione tecnologica, qualificazione professionale. La stessa sanità da almeno 20 anni non è più nella disponibilità dei ceti medio-bassi.
  9. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Le fondazioni bancarie sono una delle più grandi truffe messe in atto dalla classe politica per gestire fondi publici a scopi privati. è il momento di liquidarle e utilizzare il denaro ottenuro per la ricostruzione.
    • Isa Muzzarelli Rispondi
      Esatto. Troppo poche persone in Italia ne sono a conoscenza. Io mi sono laureata in economia e non conoscevo la natura delle fondazioni bancarie, l'ho scoperto leggendo un libro d'inchiesta, si chiama " I signori delle città". Con tutti i soldi che si stanno sperperando l'azione da intraprendere subito sarebbe proprio quella di liquidarle!