logo


  1. Giulio Rispondi
    Scusi professore, a me non pare tanto una grande analisi. Magari sbaglio a capire io... Però secondo me (almeno nei cash flow che redigo settimanalmente io..) il vero problema è il debito commerciale pregresso (che lei non menziona mai, parlando solo di costi correnti) che scade a aprile/maggio/giugno; do per scontato che tutti facciano la moratoria mutui, do per scontato che si ricorra (almeno in parte) alla cassa integrazione, ma la verità è che se io non sono in grado di ripianificare le scadenze commerciali (cioè non ho una grande forza di contrattazione perchè magari il mio fornitore è strategico) spalmandole in un orizzonte temporale più lungo (4 mesi almeno?) e il mio delta fatturato è quello stimato da CERVED (a cui vanno aggiunti l'aumento di crediti insoluti ipotizzato.. questo si che sarebbe un dato interessante da elaborare!!) sarò di fatto insolvente già a ......breve...
  2. EMILIO MENEGHELLA Rispondi
    Articolo veritiero e che molto bene sa mettere in luce che "È chiaro che è necessario intervenire con urgenza, perché un numero consistente di imprese uscirebbe dal mercato già dai primi mesi della crisi"
  3. Aldo Mariconda Rispondi
    Analisi raffinata e utile. Scendendo di livello, vi è un problema x il negozio. Se obbligato a chiedere ha per il fitto non pagato a marzo il 60% de detraz. Irpef; se è un tabaccaio che non chiude, nulla. Prevedo che molti saranno in difficoltà a pagare i canoni se la crisi continua. Se il proprietario rinunzia, rimane comunque obbligato all'IRPEF sui canoni non incassati!
  4. Alessandro Rispondi
    L'impostazione dell'analisi è corretta e sicuramente condivisa. Ricavi - Costi non ha nulla a che fare con la cassa. La situazione è straordinaria e quindi dovremo attenderci scenari mai visti prima. Va considerato però che nella storia nessun settore ha perso (nel complesso) più del 3, 4 o 5% al massimo in media (discorso diverso riguarda le singole imprese). Le simulazione viste fino ad ora ipotizzando perdite medie addirittura del 55%; se cos' fosse difficilmente si potrebbe ipotizzare una ripresa. Complimenti per l'analisi. Cordialmente
  5. Henri Schmit Rispondi
    Giusto voler smussare l’inevitabile problema di liquidità ed evitare un numero sproporzionato di fallimenti. La crisi innescata dall’epidemia e dalle misure di contenimento è però anche, come TUTTE le crisi, un’opportunità di riforma e di innovazione. Questo potrebbe riguardare tanto le attività (digitalizzazione, intelligenza artificiale) che la fiscalità. Tutti i sussidi saranno largamente sprecati se dopo l’economia non è relativamente più competitiva. Intanto altri paesi si ammoderneranno in quest’occasione. Se l’Italia non fa arretrerà ulteriormente. È pronta per dare di più? Temo di no. Dopo anni di discussioni intorno ad una enigmatica e miracolosa flat tax, mancano i presupposti “ideologici” (concetti, scenari, consenso) per l’indispensabile rivoluzione.
  6. Andrea Giovannini Rispondi
    L'articolo è molto interessante e bene sviluppato. Si concentra principalmente sul fabbisogno di liquidità, dopo la chiusura determinata dall'emergenza sanitaria. L'altro aspetto è meramente economico. Poniamo che il conto economico, in percentuale, di un'impresa (al dettaglio, così il problema della liquidità è più diretto) che abbia, fatto 100 di ricavi, 60 alle merci da rivendere, 15 al personale, 15 affitti e utenze, 5/10 ad altri costi, con un margine di un 10/15 (dati verosimili in Italia). Tre mesi di ferma comporterebbero il sostenimento di almeno metà del costo personale (ricorrendo alla CIG) e gli altri costi di gestione, quindi dai 90 ai 100, se non 120. Quante azienda saranno disposte a rifinanziarsi (anche a tassi modesti) per 120, (forse più perché le dilazioni di pagamento per merci sarebbero state già assorbiti dalla residua liquidità)? Se quei 120 comportassero un risultato negativo, da ricapitalizzare con mezzi propri (anche per non ricorrere a violazioni delle norme del codice) e non con nuova finanza, quanti sarebbero disposti a farlo?. Grazie. Forza e coraggio.