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  1. CRISTIANO Rispondi
    Io e il mio socio abbiamo una piccola falegnameria abbastanza moderna. Il dipendente per sicurezzac è a casa. Avremmo anche del lavoro e un po' di scorte. Viviamo anche nello stesso comune nel quale abbiamo l'attività (e questo credo sia la situazione di molte realtà come la nostra). Potremmo lavorare a distanza di sicurezza, in due in 600 mq. Ma non possiamo. Invece possia fare la fila fuori dall'edicola (dove edicolante non ha mascherina perché esaurite) o fuori da un supermercato per poi ritrovarci all'interno con 50/100 persone! Si sta facendo una politica ottusa, basata soprattutto sulla paura e sui moduli da stampare ma nessuna parola sulla strategia per il dopo emergenza! Questi pensano che dopo averci rinchiuso per mesi, quando daranno il via libera la gente farà tutto come se nulla fosse accaduto. Ci vorranno mesi per avere persone al lavoro o nei locali perché la paura del virus sarà sempre in agguato.
  2. bob Rispondi
    Una tecnologia che dovrebbe rientrare in una logica e lungimirante politica di sviluppo di un Paese ( ma prima di queste emergenza dove eravamo?) viene “catturata” prima ancora che dalle aziende dalla famelica inutile burocrazia per ricamarci sopra quel concentrato di “intelligenza” che Pietro Ichino ci ha spiegato nel Suo intervento. Lavori che possiamo continuare a svolgere? Edilizia, agricoltura, ristorazione, assistenza anziani. Cioè i comparti dove l’italiano non è più presente. L’elevato numero di abbandoni scolastici, il minor numero di diplomati e laureati, le percentuali di analfabetismo da paura non ci consentiranno di fare altre cose
  3. Lorenzo Rispondi
    Poi ti accorgi che l'Italia è dietro la Turchia in fatto di e-government e che (Berlusconi docet) pensiamo ancora agli incentivi al semper moribondo digitale terrestre e non alla fibra
  4. Savino Rispondi
    I primi che devono smetterla di fare gli opinionisti tv e mettersi a studiare seriamente il virus sono i virologi, i quali hanno spaventato tutti ed ora nessun cittadino vuole tornare al suo lavoro e al suo quotidiano. Il decalogo dei comportamenti di prevenzione e le misure di contenimento debbono trasformarsi in un manuale di convivenza, anche per 1-2 anni, col virus. Non possiamo stare più di qualche settimana tappati in casa. C'è chi il carrello della spesa non lo può riempire per indisponibilità. Stato, Regioni e Comuni debbono adottare provvedimenti uniformi, senza equivoci e con equità (non favorendo i grandi industriali e professionisti e lasciando a piedi i piccoli imprenditori, i commercianti, gli artigiani e le partite IVA). Alcune istituzioni e categorie non stanno facendo il bene, nè sanitario, nè economico, dell'Italia.