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Rischio esclusione sociale per gli anziani senza rete

In Italia sono pochi gli anziani che utilizzano pc, Internet e social network. Una fascia particolarmente fragile di popolazione si trova così a rischio di esclusione sociale. Le istituzioni dovrebbero favorire la loro alfabetizzazione informatica.

Popolazione che invecchia e Ict

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) sono strumenti utili ad ampliare e consolidare le reti sociali e contrastare solitudine ed esclusione sociale degli anziani. Tuttavia, solo una minoranza degli italiani con età superiore ai 65 anni ha accesso a questi strumenti. Coloro che restano esclusi sono i più vulnerabili. Ne abbiamo una conferma in questi giorni, dopo l’introduzione di misure che hanno decretato fortissime restrizioni alla mobilità geografica e alle forme tradizionali di socializzazione e fruizione del tempo libero: lo scarso utilizzo delle Ict da parte degli anziani può impedire loro sia di mantenere i contatti sociali con persone care sia di fruire di alcuni importanti servizi (come quelli bancari, gli acquisti online, la fruizione di dirette streaming), contribuendo ad aumentare la sensazione di solitudine percepita e a complicare la gestione della loro quotidianità.

L’Italia è caratterizzata da un marcato processo di invecchiamento della popolazione. Nel 2019, i residenti con età superiore ai 65 anni erano il 23 per cento (Demo-Istat). L’invecchiamento della popolazione crea seri problemi per la stabilità del sistema sociale nel suo complesso. Da un punto di vista sociologico, l’esclusione sociale e la solitudine costituiscono due tra le sfide principali. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione – come, ad esempio, computer, internet e social network – possono potenzialmente contribuire a contrastarle, facilitando la partecipazione sociale degli anziani, attraverso la circolazione delle informazioni e la creazione e il consolidamento delle relazioni, soprattutto quelle intergenerazionali.

Ma quanti sono gli anziani che usano le Ict in Italia e chi sono quelli che non lo fanno?

Chi le utilizza e chi no

Sono solo una minoranza gli anziani residenti in Italia che utilizzano le Ict (tabella 1). Nel 2015, il 23 per cento della popolazione di età compresa tra i 65 e i 74 anni aveva utilizzato un computer nei tre mesi precedenti alla nostra indagine; sempre nel 2015, l’Italia occupava la 24a posizione nella classifica dei 28 paesi europei che abbiamo preso in considerazione. In soli due anni, tuttavia, la percentuale della popolazione anziana che usa il pc è aumentata del 27 per cento. Resta tuttavia un marcato divario fra gli anziani e il resto della popolazione (Grey Digital Divide) nell’utilizzo del pc: sempre nel 2015, era pari a 45 punti percentuali, pur con una lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti. Sull’uso di Internet si giunge ad analoghe conclusioni. Sono poi ancora meno gli anziani attivi sui social network: nel 2016 erano solo il 7 per cento dei residenti in Italia di età compresa tra i 65 e i 74 anni, contro una media europea del 16 per cento. Tra il 2013 e il 2016, però, la percentuale è cresciuta di 4 punti cosicché l’Italia occupava, nel 2016, la 21a posizione nella classifica europea. Il divario tra gli anziani e il resto della popolazione nell’uso dei social network è significativo (39 punti percentuali nel 2016, in linea comunque con la media europea) e tende ad aumentare nel tempo.

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Tabella 1 – Uso del Computer, di Internet e dei Social Network negli ultimi 3 mesi (popolazione 65-74) , Grey Digital Divide (GDD) e tassi di crescita (2013-2016)

Nota: “GDD” (Grey Digital Divide) è la differenza tra la popolazione di età 16-64 e la popolazione di età 65-74. La media europea è pesata in base al peso della popolazione in Europa. La posizione nella classifica si basa su 28 Paesi. Fonte: Dati Eurostat Community Statistics on Information Society (Csis) 2013-2016. I dati per il 2016 per l’uso del Computer non sono disponibili.

Nel nostro paese (tabella 2), gli anziani che non utilizzano le tecnologie dell’informazione sono i cosiddetti grandi anziani, le donne, le persone con un basso livello di istruzione, gli individui con occupazione (attuale o pre-pensionamento) di tipo manuale, le persone che vivono al Sud (solo per uso pc e Internet), i meno abbienti (il riferimento è alla qualità dell’abitazione e al possesso dei beni durevoli) e in difficili condizioni fisiche e cognitive (solo per l’uso del pc e di Internet). I risultati sono in linea con quelli europei.

Tabella 2 – Risultati regressione logistica sull’uso del computer, uso di Internet e uso dei Social Network (odds ratio), Italia

Note: *P<0,05, **P<0,01, ***P<0,001. I coefficienti sono stimati con il comando Stata logistic. Fonte: ISTAT Indagine Multiscopo: aspetti della vita quotidiana (2016).

Serve un’alfabetizzazione informatica

In Italia, sono ancora pochi gli anziani che utilizzano le Ict. In più, gli over sessantacinquenni che non ne fanno uso sono persone socialmente fragili, a rischio di esclusione. Man mano che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione diventano sempre più importanti per accedere ai servizi, far circolare le informazioni e costruire e mantenere le relazioni sociali, gli anziani che non possiedono le competenze digitali per poterne “sfruttare” le potenzialità non hanno neppure gli strumenti per contrastare le nuove forme di esclusione sociale. Le istituzioni ricoprono un ruolo chiave nel promuovere l’alfabetizzazione informatica delle fasce più deboli della popolazione e incoraggiare l’utilizzo “consapevole” delle Ict, ad esempio organizzando specifici corsi di formazione, con metodi didattici innovativi, che superino le resistenze di alcuni anziani.

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  1. Nello Iacono

    Ottimo articolo, anche se la tabella 2 è forse introdotta e discussa troppo sinteticamente. Suggerirei di integrare l’indagine con i dati Istat-Eurostat sul 2019, che contengono anche l’analisi sul livello di competenze digitali, molto utile per riflessioni, valutazioni e proposte.

  2. adriana

    Parole sagge, mi piacerebbe capire se ci sono dati anche sulla popolazione delle persone con disabilità, iscritte al collocamento mirato Legge 68/99, in quanto le politiche attive richiedono sempre più competenze digitali anche per un semplice colloquio di lavoro, e per la formazione a distanza. Oggi che i tirocini sono tutti sospesi, e bisogna investire in formazione, la popolazione con disabilità intellettive , sarà penalizzata

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