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I pericoli del lavoro agile

La legge del 2017 sul lavoro agile impone all’imprenditore di informare per iscritto il dipendente che lavora da casa e il responsabile per la sicurezza sui “rischi specifici” di questo modo di svolgere la prestazione. Ora l’Inail ci spiega quali siano.

L’obbligo di avvertire per iscritto dei “rischi specifici”

Tutti a lavorare da casa per sfuggire al contagio. Ma siamo consapevoli dei nuovi rischi specifici che corriamo? Per aiutarci a rendercene conto, il legislatore ha disposto che l’imprenditore ce ne dia informazione scritta, estendendola anche al rappresentante per la sicurezza in azienda e rinnovando la comunicazione ogni anno, per il caso che qualcuno nel frattempo abbia abbassato la guardia.

Confesso che, quando la norma venne discussa in Parlamento, trovandomi a far parte di quel consesso, non compresi la gravità di questi rischi specifici e mi battei perché quell’obbligo annuale di duplice comunicazione scritta venisse depennato, spingendomi fino a chiedere polemicamente che l’ufficio legislativo del ministero estensore della norma chiarisse quali mai potessero essere i “rischi specifici” per la salute e la sicurezza di chi lavora sul proprio pc portatile collegato con l’azienda solo via Internet. Ora un documento messo opportunamente online in questi giorni dall’Inail, a uso dei datori che intendono adempiere l’obbligo di informazione imposto dalla legge, pone in evidenza questi rischi, che chi lavora da casa non può ignorare.

Il documento dell’Inail

Il documento, intitolato “Informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile ai sensi dell’art. 22, comma 1, L 81/2017” esordisce nelle due pagine introduttive con una indicazione preziosa, che ogni lavoratore agile deve considerare attentamente: “non adottare condotte che possano generare rischi per la propria sicurezza o per quella di terzi”. Poi a pagina 3, nel capitolo dedicato al lavoro all’aperto, si entra nel vivo, con l’evidenziazione dei rischi in agguato al parco o ai giardinetti: “evitare di esporsi a condizioni meteoclimatiche sfavorevoli quali caldo o freddo intenso”; “privilegiare luoghi ombreggiati”; “non svolgere l’attività in aree in cui non ci sia la possibilità di approvvigionarsi di acqua potabile” (per il caso che ci si dimentichi di portarsi dietro la bottiglietta); dotarsi di “creme contro le punture, antistaminici e abbigliamento adeguato”; e soprattutto “non frequentare aree con presenza di animali incustoditi” e neppure “con presenza di rifiuti”.

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Qui, a voler essere pignoli, all’estensore del documento è sfuggito il rischio che il lavoratore agile, mettendosi a lavorare nei pressi di un prato dove dei ragazzini giocano a calcio, si prenda una pallonata.

Le correnti d’aria fastidiose

Ma la parte tecnicamente più impegnativa delle avvertenze che l’imprenditore deve comunicare al dipendente agile viene a pagina 4, nel capitolo dedicato al lavoro al chiuso. Qui si incomincia con l’avvertenza che non ci si deve mettere a lavorare in soffitta, cantina o nel box. Sacrosanto. Il documento prosegue indicando la necessità che i locali in cui si lavora abbiano “gli impianti a norma (elettrico e termoidraulico) e [siano] adeguatamente manutenuti”, perché a uno non venga in mente di mettersi a fare il lavoro agile in un locale con pareti scrostate o il parquet usurato. Il documento prosegue avvertendo che d’estate occorre “evitare l’abbagliamento e l’esposizione diretta alle radiazioni solari”, mentre sia d’estate sia d’inverno bisogna “collocare le lampade in modo tale da evitare la proiezione di ombre che ostacolino il compito visivo”: su questo punto i risultati della ricerca scientifica sono univoci. Si deve inoltre – questo è importante, ma avrebbe dovuto essere indicato anche per il lavoro all’aperto – “evitare di esporsi a correnti d’aria fastidiose” ed “evitare di regolare la temperatura a livelli troppo alti o troppo bassi (secondo la stagione)”.

Col capitolo successivo dedicato all’utilizzo sicuro dei dispositivi di lavoro, lungo più di quattro pagine, si entra nella parte più tecnica delle avvertenze. L’Inail invita il datore di lavoro a raccomandare ai propri dipendenti agili di “leggere il manuale delle istruzioni prima dell’utilizzo dei dispositivi”; “inserire le spine dei cavi di alimentazione delle attrezzature in prese compatibili”; “interromperne immediatamente l’utilizzo in caso di emissione di scintille, fumo e/o odore di bruciato”, e in tal caso “spegnere l’apparecchio”; “non collegare tra loro apparecchi e accessori incompatibili”; poi “spegnere le attrezzature una volta terminati i lavori” e “riporre le attrezzature in luogo sicuro”. In linea generale, “non lavorare mai al buio” (così testualmente a pagina 6, ultima riga).

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Nelle sette pagine successive sono contenute prescrizioni ergonomiche che valgono per qualsiasi lavoro, dentro o fuori del perimetro dell’azienda.

Alcune domande al legislatore

A chi ha concepito la norma vorremmo chiedere: sono questi, dunque, i “rischi specifici” del lavoro agile? E se lo sono, davvero ha qualche sia pur minima utilità costringere centinaia di migliaia di imprenditori a pagare un consulente perché scovi sul sito dell’Inail questo documento e poi imporgli di consegnarlo una volta all’anno a ciascuno dei propri dipendenti che lavorano a casa anche solo un giorno alla settimana, nonché al loro rappresentante per la sicurezza? Esiste un altro paese al mondo nel quale sia in vigore una norma analoga? Ma perché quando per caso si scopre una cosa atta a semplificare la vita alle aziende e ai loro dipendenti ci deve essere sempre un ufficio legislativo di ministero che si affretta a inventarsi qualche complicazione per impedire che vi sia anche un solo cantuccio, nel mondo del lavoro, esente dagli adempimenti burocratici e dalle scartoffie? E perché il legislatore gli dà sempre retta?

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  1. Fabrizio Bercelli

    Forse conviene reagire. Il documento si configura indubbiamente come un atto di vilipendio della ragione e quindi delle persone ragionevoli, che si può ritenere includano il Capo dello Stato: possibile allora – chiedo al giurista – denunciare il reato a carico di chi lo ha scritto e di chi l’ha approvato? Sarebbe forse un’opportuna provocazione. Comunque pubblicherei i nomi di chi lo ha scritto e di chi lo ha approvato, da indicare al pubblico ludibrio, o almeno buonumore. Grazie.

    • mauro zannarini

      Concordo pienamente, è ora che questa classe dirigente venga pensionata.
      Fargli pagare i tanti anni d’idiozie, sarebbe un salto di qualità dal quale ripartire velocemente e serenamente.
      Purtroppo, questa classe dirigente, non è capace di far qualsiasi lavoro, e va protetta a casa.

  2. Stefano

    Caro Ichino, nella mia amministrazione il responsabile dell’ SPPR a suo tempo mise in guardia i responsabili della concessione al lavoro da casa che, vista la non certificata ergonomicità dei computer dei richiedenti e della loro postazione di lavoro, l’ Amm.ne si sarebbe esposta in futuro alla possibilità di cause per invalidità e danni permanenti da parte dei dipendenti in questione, prospettando l’opportunità cautelativa di fornire, per concedere il L.Ag., computer e mobilio adatto ai richiedenti a spese dell’ Amm.ne stessa.
    Conoscendo l’Ufficio Legale, non mi stupisco che abbiano fatto firmare una presa di responsabilità in solido ai Dirigenti che avessero avuto intenzione di concedere il L. Agile ai sottoposti.
    Secondo lei, quante di queste posizioni saranno state concesse ?

  3. Mario Alemi

    C’è chi dice che questa crisi potrebbe servire al sistema Italia per ripartire più spedito. Ma in Italia (e non solo) ogni crisi è un’opportunità per complicare la vita ai cittadini.

  4. Primo

    Mi pare che diversi rischi siano gli stessi che si corrono in ufficio e sui quali non si interviene.

  5. bob

    Surreale. Caro prof. se il suo collega Cacciari sostiene che questa classe, soprattutto burocratica prima ancora che politica, dovrebbe andare tutta a casa, per non dilungarmi mi viene da pensare a Ronald Reagan con in controllori di volo. Apprezzo alcuni assurdi passaggi che Lei con onesta intellettuale sottolinea riguardo Inail. Le risparmio di dirgli cosa ha risposto ad un mio conoscente, titolare di una piccola azienda, una impiegata Inali circa una cartella non dovuta, mi risparmio di dirglielo perchè Lei non ci crederebbe. Attenzione che il vaso è colmo. A fronte di gente che non chiede nulla, che si inventa una attività, apre un negozio, progetta un prodotto, assume persone , crea ricchezza c’è un muro spesso invisibile, nascosto con il culo al caldo che come Lei sostiene c’è sempre: “un ufficio legislativo di ministero che si affretta a inventarsi qualche complicazione per impedire che vi sia anche un solo cantuccio, nel mondo del lavoro, esente dagli adempimenti burocratici e dalle scartoffie”.

  6. MASSIMO CONSOLINI

    leggendo la nota del prof.Ichino mi viene in mente una delle tante esperienze di cittadino comune: da oltre vent’anni frequento lo stesso agriturismo in provincia di Perugia. all’inizio, dietro la porta della stanza c’era la solita scheda della regione che troviamo in ogni albergo con indicato il prezzo a persona, il periodo di alta e bassa stagione, ecc. poi nel corso degli anni si sono aggiunte altre tre fogli: uno della Comunità montana, uno della ASL, il terzo non ricordo, forse del Comune. Naturalmente nulla è mutato nella gestione e nelle strutture solo le carte si sono moltiplicate e penso quindi gli adempimenti e le perdite di tempo del gestore, il costo di uffici burocratici chiamati a sovrapporsi l’un l’altro nello svolgere il medesimo lavoro.

  7. Emilio Primi

    Suggerisco un atto di patriottismo, da usare per questo caso, oltre che per tanti altri simili: praticare l’obiezione di coscienza in nome dell’intelligenza.
    Nessun funzionario o legislatore puo’ costringere le persone a comportarsi da idioti.
    Quindi, ignorare queste normative redatte da imbecilli e, in caso di contestazione, resistere e insistere sull’obiezione di coscienza.

  8. FG

    Mi chiedo se questi paladini della canottiera e dei calzini di cotone corti si siano mai occupati delle biciclette dei riders, generalmente scassate e senza luci, oppure dei mezzi pubblici maleodoranti che cascano a pezzi. Ma soprattutto mi chiedo se, dopo aver vergato queste circolari sovietiche, abbiano mai provveduto a fare qualche ispezione a casa degli “agili”.

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