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  1. CARLO OTRANTO Rispondi
    Chi deve andare in quarantena è il virus,e ci andrà con l'avvento della bella stagione.Altrimenti dovremmo stare noi in quarantena in eterno.
  2. Giuseppe Rispondi
    Dai dati riportati e riformulando le varie percentuali delle mortalità, se ad oggi sono circa 6100 decessi e la percentuale dello 0,9 % viene portata in forma più realistica a1,1%, significa che ad oggi i condagiati sono 555.000. Se quelli accertati risultano circa 28.000, significa che in giro ci sono più di 500.000 portatori sani e non del COVID-19. Questo ci deve veramente preoccupare!
    • Lorenzo Marchetti Rispondi
      La mortalità in Italia si aggira intorno al 2,5% data l’età avanzata della popolazione. La stima sui contagiati reali a mio avviso è intorno al milione, considerando anche quelli che sono i decessi che devono ancora arrivare. I decessi infatti sono il frutto del contagio avvenuto giorni prima. Ogni giorno che passa, con il delinearsi del numero dei decessi automaticamente si delinea anche quella che è stata la reale entità del contagio prima dell’inizio della quarantena.
  3. francesco Rispondi
    perdonate la mia ignoranza ma sono diminuite le persone infette quando pensate che la quarantena finisca?
    • Lorenzo Marchetti Rispondi
      A mio avviso la quarantena non deve finire tutta in un momento. Il disgelo deve andare per gradi, partendo dalle attività più penalizzate dalla chiusura e dalle fasce d’età meno a rischio (sotto i 70 il tasso di mortalità si riduce drasticamente). Si possono immaginare varie opzioni. Permettere di uscire in un primo momento solo agli under 65, aprire ma tenendo chiusi parte dei luoghi di aggregazione di massa (scuole, concerti, stadi). In generale questo tipo di ragionamenti peró si potranno iniziare a fare solo dopo il 10 maggio, in quanto almeno 2 mesi di quarantena sono fondamentali per riuscire a svuotare gli ospedali e dare respiro a un sistema sanitario che in alcune regioni attualmente è al collasso. La quarantena che ci aspetta è quindi ancora lunga, teniamo duro perchè attualmente l’unico modo per vincere la guerra contro il coronavirus è questo.
      • Franco Germano Rispondi
        sicuramente le scuole andrebbero tenute chiuse fino alla fine dell'anno scolastico. tenerle aperte comporta anche lo spostamento di genitori, docenti, personale non docente ecc ecc
  4. Francesco Marcello Rispondi
    Scusate, l'articolo (scritto il 17 marzo) dice che se a, se b, se c... "le morti da coronavirus potrebbero essere in tutto oltre 3 mila". Ad oggi (23 marzo) le morti sono 6077 quindi almeno il doppio. Non vorrei che le previsioni dell'articolo fossero troppo rosee - anche se pure gli autori dell'articolo parlando di "ipotesi più ottimistica".
    • Francesco Marcello Rispondi
      Mi accordo al mio commento precedente e proseguo. La data di inizio dell'analisi degli autori è l'11 marzo, data in cui è partita la politica stile Wuhan. Nella città cinese tale data può essere fatta risalire al 23 gennaio. In base alle ultime notizie, le restrizioni a Wuhan verranno tolte dall'8 aprile e ci si potrà muovere liberamente. Sono in pratica 2.5 mesi e mezzo il che rende difficile quanto sostenuto dagli autori secondo cui "l’epidemia del coronavirus potrebbe dirsi conclusa nel nostro paese intorno al 10 maggio". Più probabile fine maggio o inizio giugno, il che renderebbe impossibile, tanto per fare un esempio, la riapertura delle scuole.
    • francesco daveri Rispondi
      Mi scusi ma non ha letto con sufficiente attenzione l'articolo e ci attribuisce conclusioni a cui non siamo arrivati. nella prima parte del pezzo (titolo " a che punto siamo secondo il governo") riportiamo appunto le previsioni (rosee) del governo che includevano di raggiungere il massimo dei nuovi contagiati per il 18 marzo (e un totale di circa 3000 morti). noi invece abbiamo scritto (nei paragrafi successivi) che ci sembrava più plausibile una data come il 23 marzo per il massimo dei nuovi contagi (la data vera sembra sia stata il 21 marzo). e scrivevamo che ci aspettiamo il picco dei decessi nella prima settimana di aprile. Il nostro 10 maggio riguarda la fine dell'emergenza, cioè quando i positivi potrebbero diventare vicini a zero o risibili. non abbiamo scritto anche a partire da quel giorno si debbano togliere le restrizioni. Nessuno è infallibile ma in questo caso sono i suoi rilievi a essere imprecisi, non quello che abbiamo scritto noi.
  5. Maria Teresa Rispondi
    Non comprendo la ragione per cui praticamente consideri che l'epidemia è di fatto partita ben prima che l'Italia si "svegliasse" nel panico e dichiarasse allarme rosso. Molti sin da metà/fine gennaio (tutta la mia famiglia - per esempio - nonché amici dei figli, ecc.) si sono pesantemente ammalati, con i sintomi poi descritti, guarendo e a fatica riprendendo la vita normale. Alcuni sono deceduti (anziani...) a inizio febbraio "perché non ce l'hanno fatta" a seguito di una bronchite. Ma nessuno parlava di Coronavirus, qui da noi. Tutto è partito ben prima (alcuni lo segnalano timidamente, in effetti). Che senso ha fare conti/calcoli/previsioni solo dal 20-21 febbraio, o peggio, da inizio marzo?
    • francesco daveri Rispondi
      Consideriamo l'11 marzo perché è da quella data che è partita la politica "in stile Wuhan". Datare l'inizio della diffusione è più difficile, sia in Cina che da noi
      • Maria Teresa Rispondi
        Chiaro, grazie. Immagino che, volendo studiare/analizzare un fenomeno, sia inevitabile porsi dei parametri e dei limiti temporali definiti, anche rischiando di lasciare fuori una porzione (magari interessante) del pregresso.
  6. Max Rispondi
    Buongiorno, non ho ben capito su cosa si basino queste previsioni di "battere l'epidemia" in assenza di un vaccino. Ovvero, tutte le previsioni si basano sull'evoluzione dei contagi *in presenza di quarantena*. Ma se un caso partito a Wuhan ha generato tutto questo, cosa impedisce che un caso che parta dall'Italia quando si riapre tutto - ovvero in assenza di quarantena (es. 2 mesi) -rigeneri tutto questo nuovamente (dato che non abbiamo l'immunizzazione)? Ci si basa sulla capacità del sistema di tracciare ed isolare con certezza i nuovi casi ed i relativi contatti (se sporadici) in assenza di quarantena? O sul rallentamento dovuto al sopraggiungere dell'estate? Non mi è chiaro.
    • francesco daveri Rispondi
      Ci siamo limitati a fissare delle date per la fine dell'emergenza attuale usando il caso cinese come punto di riferimento. per battere davvero l'epidemia ci vorrà il vaccino. nell'attesa, alla fine dell'emergenza, si potranno adottare politiche di cauta apertura usando strumenti per tenere sotto controllo i soggetti e le situazioni a rischio. Non sarà facile. Si vedrà ancora cosa faranno i cinesi.
  7. Piero Rispondi
    Complimenti agli autori ed in particolar modo al giovane laureato Lorenzo per l'articolo pubblicato, un 'caldo' saluto nella speranza che questa estate debelli ugualmente (all'organizzazione italiana) il virus, e un ringraziamento particolare per l'impegno e l'amore della nazione dimostrati. Piero Ziani
  8. Roberto Enrico Rispondi
    La nostra non mi sembra una quarantena alla cinese. La quarantena cinese riguardava solo una parte del paese. Il resto funzionava. Qui non possiamo permettercelo. Se alla mattina la metropolitana di Milano è piena è perché la gente va a lavorare. Quindi temo che la faccenda sarà lunga e avrà un prezzo umano elevato. È quello che ha detto con brutalità anglosassone Bojo, anche se poi ha usato le sue modalità folcloristiche e fuori schema. Penso che anche i nostri lo sappiano ma non lo dicono e cercano di guadagnare qualche settimana per costruire lazzaretti appositi per fronteggiare il problema, nasconderlo anche un po’ ed evitare problemi di ordine pubblico. Lo show non può essere fermato completamente e radicalmente in tutto il paese e misure sofisticate tipo Corea forse è troppo tardi ormai. Dopo non ci sarebbe più nulla da ricostruire. Il resto è propaganda e comunicazione.
  9. Giancarlo Rispondi
    Nella valutazione dei tempi d'uscita dall'emergenza sono da considerare anche variabili esogene alla dinamica epidemica. Variabili che potrebbero favorire l'uscita sono l'uso di farmaci più efficaci e il processo di apprendimento nelle cure. Variabili negative sono i possibili conflitti sociali causati dal collasso delle strutture sanitarie. Anche per questo bisogna forzare subito l'isolamento sociale e cercare di impiegare meglio le tecnologie digitali per controllare e limitare il contagio.
  10. Corrado M Rispondi
    Sarebbe interessante se la dibattuta questione della differenza nei tassi di mortalità dell’Italia venisse analizzata per fasce di età: il tasso è più alto in tutte le fasce o solo per i “grandi anziani”? Di conseguenza, con una ponderazione per classi di età, si potrebbe stimare con maggiore affidabilità il numero teorico di contagiati nel nostro paese.
  11. Savino Rispondi
    Tra pochi giorni non potranno essere più i virologi ad avere il ruolo di "comandanti in capo" e ci si dovrà sfidare con gli aspetti socio-economici. Occorrono riforme strutturali con la stessa emergenzialità di quelle sanitarie. L'economia deve essere liberata da tutto. Bisogna abolire tutti gli ordini professionali, tutte le licenze ed autorizzazioni, esodare tutti i pensionandi nella p.a. e creare le condizioni del turn over, far tornare i cervelli in fuga, investire in settori strategici da individuare con precisione, stoppare l'azione di lobby ed il sindacalismo ed associazionismo corporativo. Non ci possono essere solo slogan e balconi pieni. Se ce la dobbiamo fare, ognuno deve fare la sua parte, soprattutto chi ha speculato finora.
  12. bob Rispondi
    c'è un dato che noto non viene dibattuto: la crisi del mercato interno! Sono, per motivi di lavoro sempre stato convinto che l' Italia non è un Paese esportatore come si vuol far credere ( intervento di Sapelli " esporta solo il 30 % delle imprese a dirla grande, c'è bisogno di mercato interno..). Con il blocco di grandi Mercati di riferimento come Roma , Milano, etc si rischia veramente di fermare l'economia quotidiana, reale. L' economia che consente, sia per potenzialità ma anche per immediatezza di riscontri in termini di produzione, fornitura, incasso alle aziende di sopravvivere. Se a questo aggiungiamo una burocrazia ormai al limite del surreale, oltre che ha regole inutili e obsolete, il rischio per questo Paese è veramente serio. Una riflessione da non sottovalutare
  13. patrizio tirelli Rispondi
    Buona analisi, troppo ottimista sulla fase di uscita dalla crisi. La stragrande maggioranza della popolazione italiana resterà ancora suscettibile di contagio, quindi una piena ripresa dell'epidemia sarà ancora possibile. Bisognerà studiare sistemi di tracciamento dei nuovi contagi e dei potenziali nuovi infetti. AL tempo stesso attività sociali e produttive non potranno riprendere nelle forme del passato sino alla scoperta di un vaccino e/o di farmaci che riducano la mortalità.
    • Omar Laurino Rispondi
      Condivido. Non credo esistano modelli che prevedano che dopo il contenimento di questa prima ondata non ce ne siano altre. A meno che non avvenga un contenimento globale fino all'ultimo caso, che e' impensabile con questo virus e soprattutto su una scala di giorni o settimane (e che per di piu' riverbera la crisi di tutti gli altri stati con quella del singolo stato). E' piu' probabile che, in attesa di un vaccino o di qualche "miracolo", si debbano attivare e disattivare le misure di contenimento a intervalli regolari, come ipotizza uno studio dell'Imperial College di Londra basato su modelli epidemiologici e su assunti che non sembrano particolarmente sballati.
  14. Andrea Salanti Rispondi
    Voglio sperare che la ripartenza "come succede dopo le guerre, [abbia] la possibilità di essere rapida." Solo che l'analogia mi appare solo parzialmente convincente. A causa del (iper)inflazioni che solitamente accompagnano i conflitti se ne esce con una disponibilità patrimoniale delle famiglie fortemente decurtata così come anche un "peso" del debito pubblico fortemente ridimensionato e questo fa supporre una elevata propensione al consumo delle famiglie, una sostenuta offerta di lavoro e la possibilità di importanti defici pubblici. Dubito però che questo possa accadere dopo il presente rallentamento dell'economia.