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  1. Lorenzo Rispondi
    La scuola non supererà questa fase, ma la introietterà. Le frasi principali sono due: "... solo nell’8,6 per cento dei casi gli insegnanti le utilizzano per attività progettuali a distanza..." e "... anche gli studenti vanno maggiormente accompagnati nei percorsi della didattica a distanza ...". Succederà come è successo per l'insegnamento delle lingue straniere e dell'informatica.
  2. Luca Cigolini Rispondi
    "La letteratura suggerisce però che gli studenti corrono un rischio più subdolo: ... un calo degli apprendimenti proporzionale alla lunghezza della sosta. ... dimenticare gran parte di quanto appreso. Un obiettivo ragionevole, ... sarebbe dunque quello di consolidare quanto fatto fino a oggi". Se serve a tranquillizzare un'opinione pubblica spaesata, da docente confermo che queste cose le sappiamo e proprio in questa direzione ci stiamo muovendo, almeno nel mio liceo. Naturalmente anche con attenzione ai contenuti ancora da svolgere. Ma si tratta soprattutto di non perdere competenze, e - se possibile - di rafforzarne alcune che solitamente hanno minore peso (banalmente, gli alunni in questa circostanza possono essere guidati a leggere e comprendere in modo un po' più autonomo. O a scrivere un po' di più). Inoltre posso anche assicurare che (con qualche fatica) negli ultimi giorni son riuscito a completare il contatto con tutti i miei alunni, anche con i più deboli. Spero di non essere una mosca bianca in un istituto di mosche bianche!
  3. Savino Rispondi
    I bambini di 6-7 anni se perdono un mese o più di scuola rischiano una compromissione alfabetica per tutto il resto della vita. Da sciacalli, poi, le rivendicazioni di straordinari per le lezioni a distanza da parte di alcuni sindacati