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  1. Mattia Rispondi
    Penso che il problema (flussi di giovani in uscita) debba essere affrontato alla base riformando l'offerta universitaria del sud Italia, rendendole più competitive a livello europeo... Un erasmus nord-sud può avere effetti positivi sui flussi migratori solo nel breve periodo senza risolvere il problema nel lungo periodo.
  2. Chiara Fabbri Rispondi
    In un contesto di scarse risorse, le iniziative vanno pesate accuratamente prima di disperdere i pochi fondi disponibili in una miriade di rivoli, tipica modalità italiana. Per questo motivo, non sarei favorevole all'iniziativa in discussione che comunque necesseriterebbe di adeguate risorse senza avere un chiaro impatto sull'inversione di tendenza del brain drain al sud. Le raccomandazioni da parte dei parenti della borghesia sono un problema della scuola italiana a livello nazionale, da sempre, come testimonia Lettera a una professoressa scritto negli anni 60 osservando le scuole del centro nord. Per quanto mi riguarda continuo a osservarlo nelle scuole del centro e anche nelle scuole estere. Il sud ha bisogno di risorse gestite seriamente, non di cattiva stampa.
  3. Lorenzo Rispondi
    Vorrei scrivere che sembra un'arrimpicata sugli specchi, ma potrebbe sembrare offensivo. Una sola domanda. Se scrivete che "A emigrare sono in maggioranza ragazzi che provengono da un contesto socio-familiare più agiato, che spesso hanno avuto un percorso formativo più sorvegliato e che non di rado arrivano all’università disponendo di competenze iniziali migliori" quanto dovrebbe essere "particolarmente favorevole" la borsa di studio da offrire a uno studente del Nord per trasferirsi per sei mesi al Sud? Grazie.
  4. bob Rispondi
    ..ma quale Nord? E quale Sud?
  5. Max Rispondi
    Si il problema della mobilità unidirezionale sud-nord è molto rilevante, in quanto contribuisce al brain drain dal Sud. Io rispetto ad un Erasmus interno, personalmente vedrei come potenzialmente più efficaci dei programmi come quello del "Rientro dei Cervelli" (forte detassazione del reddito da lavoro) per i laureati delle Università del Nord che vanno a lavorare al Sud (sostenendo ad esempio dei costi di rilocalizzazione/trasferimento). Mi sembrerebbe più efficace perché al Sud si pagano ai laureati salari lordi più bassi in media, e perché il fatto di spendere un semestre/trimestre al Sud non assicura che poi ci si ritorni per lavorare. La detassazione del reddito per i laureati consentirebbe alle imprese del Sud di pagare salari netti uguali o anche superiori a quelli del Nord, pure con salari lordi inferiori, favorendo anche la nascita di imprese high skilled che occupano laureati al Sud.
  6. pb Rispondi
    Cari colleghi, mi spiace ma stavolta non condivido quanto scrivete. Con tutto il rispetto - e riconoscendo che ci sono fior di eccellenze anche al Sud - "on average" c'e' buon motivo se dalle Università del Sud gli studenti (che possono permetterselo) fuggono. La letteratura economica e' zeppa di analisi che mostrano le differenze esistenti fra sedi e docenti appartenenti a territori diversi del paese. Credo che il problema non lo si affronti con gli erasmus ma responsabilizzando le sedi/i dipartimenti (quindi le discipline) in difficolta'. A.I. non ha tutti i torti... cordialmente
  7. raffaele principe Rispondi
    Sicuramente lo spopolamento del sud ormai in atto da anni rischia di precipitare il mezzogiorno in una crisi irreversibile, come ampiamente illustrato dai rapporti Svimez. E questo spopolamento interessa in particolare i giovani istruiti che se si laureano altrove, difficilmente rientrano, e se si laureano nelle università del sud, emigrano al nord o all'estero. Spezzare questo perverso processo non è nè facile nè si otterrà in breve tempo, qualora se ne trovasse la strada. Sicuramente l'idea di promuovere scambi fra studenti di atenei nord-sud, simil Erasmus, è una buona idea per contaminare culture ed esperienze, se pensiamo che i giovani studenti del nord sono figli di quell'imprenditoria diffusa, mentre i giovani studenti meridionali sono figli del ceto impiegatizio medio-alto. Nel mezzogiorno negli ultimi 50 anni si è investito significativamente in istruzione e immobili. Ma se gli istruiti vanno al nord o all'estero e la natalità è la più bassa d'Europa, con quali risorse umane si valorizzano e innovano l'agricoltura, il turismo e anche il patrimonio immobiliare, ormai in totale svendita? D'altronde come si possono valorizzare le risorse del mezzogiorno e mi riferisco in particolare al patrimonio immobiliare, adesso
  8. Henri Schmit Rispondi
    Detto gentilmente, l’articolo mi fa sorridere. Esisteva un flusso nel senso desiderato dagli autori. Quando i criteri di ammissione all'università dipendevano anche dai voti ottenuti alla maturità, si assisteva ad uno scambio nord-sud: i migliori voti (statistica) dei peggiori licei meridionali (opinione diffusa) favorivano i loro studenti per iscriversi alle università (preferite, più ricercate, quindi forse migliori) del nord, mentre agli studenti provenienti da licei più esigenti del nord ma con peggiori voti non rimanevano che le università meno quotate più al sud. Queste erano le condizioni in medicina 6/7 anni fa. Vi sembra sano? Una professoressa di liceo di una grande città del sud mi ha raccontato come il suo preside le consigliava di arrendersi alle pressioni e intimidazioni per aumentare i voti dei figli dei privilegiati (magistrati, avvocati, professori, secondo la mia fonte) consapevoli quanto in questo paese conta per certe carriere (PA, le più ambite, soprattutto al sud) il voto scritto sulla pagella. L'arretratezza economica del sud non dipende dalla reticenza degli studenti di tornare nelle loro regioni di origine, ma da un contesto imprenditoriale ed infrastrutturale debole. L’unica soluzione per attrarre più studenti è migliorare il contenuto il personale e l’offerta universitaria (filiali, joint-venture delle migliori accademie del paese). L’unica soluzione per far crescere il sud è creare un contesto infrastrutturale e amministrativo favorevole e stabile.