logo


  1. Asdrubale Sciavga Rispondi
    Salve Prof. Daveri, vorrei farle una domanda circa la frase inerente la riunificazione della Germania contenuta nel post: "Una parità buona per il potere d’acquisto dei tedeschi dell’Est, ma cattiva per la competitività della Germania unita". Più che altro vorrei capire, magari con qualche esempio, il ragionamento alla base di tale affermazione che non mi è chiaro. Grazie.
    • francesco daveri Rispondi
      La frase è precisa anche se un po' breve e forse criptica per i non addetti ai lavori. intendevo dire che quando hanno riunificato la Germania hanno stabilito un cambio uno a uno tra il marco dell'ovest (la valuta di un'economia forte) e quello dell'est (la valuta di un'economia debole e inefficiente). La logica economica avrebbe dunque suggerito di convertire un marco dell'est a un valore (molto) più basso rispetto a quello dell'ovest. In questo modo però la Germania unita sarebbe partita con il piede sbagliato. E così la politica (il Cdu Helmut Kohl) decise di far prevalere un requisito di uguaglianza tra "tedeschi". Le conseguenze furono che si salvaguardò il potere d'acquisto dei tedeschi dell'st, evitando che la ex-Germania Orientale sprofondasse in recessione come invece avvenne nelle altre economie ex socialiste. ma garantire salari alti in presenza di bassi livelli di produttività vuol dire far saliere il costo del lavoro per le imprese tedesche dell'est. il che peggiorò la competitività dell'industria tedesca. A pesare sulla competitività si aggiunse anche la necessità di finanziare con tasse gli altri trasferimenti destinati ai tedeschi orientali. Un ragionamento non troppo diverso da quello che si fa quando si confronta nord e sud Italia.
  2. asdrubale Rispondi
    Salve Professore, una domanda relativa alla riunificazione della Germania citata nel post. Potrebbe spiegarmi il senso della frase: "Una parità buona per il potere d’acquisto dei tedeschi dell’Est, ma cattiva per la competitività della Germania unita" ?. Magari con qualche esempio, perchè mi pare che dipenda da vari aspetti e punti di vista e non riesco appunto a capire gli aspetti salienti del ragionamento che ne sta alla base. Grazie in anticipo se potrà rispondermi e comunque grazie lo stesso (anche se non avrà tempo di farlo) per l'interessante post.
  3. Catullo Rispondi
    Nell'articolo si confronta l'industria italiana con quella di tre stati europei. Sarebbe interessante confrontare tra se anche le regioni italiane per capire come si comportano singolarmente.
  4. emilio Rispondi
    Riguardo al settore farmaceutico chiedo all'autore dell'articolo se i "volumi" misurati ritengo in termini di fatturato non risentano positivamente dell'incremento della spesa farmaceutica (quindi esclusivamente domanda interna di un mercato in gran parte protetto) dovuta in buona parte anche dall'aumento del prezzo di vendita dei farmaci in rapporto alle dosi contenute (è ben nota la pratica per ottenere un aumento del fatturato vendendo confezioni simili ma più piccole). Inoltro gioverebbe molto un confronto con analoghi comparti nei paesi già utilizzati per il confronto nei grafici presenti nell'articolo. Grazie, Emilio
    • francesco daveri Rispondi
      I dati riportati riguardano la produzione industriale in volume, non i fatturati. il prossimo pezzo sarà sui fatturati.
      • emilio Rispondi
        Il volume dei farmaceutici risente dello stessa pratica (riduzione delle dosi) se si contano le confezioni prodotte (e non vendute) sarebbe utile avere qualche dato in più in proposito e poi un bel confronto anche su questo settore con gli altri paesi ci potrebbe far capire se l'aumento dei volumi è di tutti o solo il nostro (italiano intendo). grazie
      • Luigi Calabrone Rispondi
        Prof. Daveri, sarebbe interessante, riguardo all'industria farmaceutica italiana, conoscere anche qualche dato qualitativo, poiché c'è il sospetto che la grande crescita del volume farmaceutico sia dovuto alla componente dei generici, dei prodotti fuori brevetto e delle materie prime di base. Su tali produzioni i margini di profitto sono molto bassi e la ricerca molto modesta - si limita ai processi produttivi e alle formulazioni, in concorrenza, per es. con gli indiani. Grandi volumi e scarso guadagno. Questo sospetto è fondato?