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  1. Max Rispondi
    Il contributo degli autori ha il merito di riportare l'attenzione su un problema annoso, quello dei divari geografici negli esiti scolastici. Tuttavia se l'effetto è prodotto dal disinteresse dei genitori per la scuola, non capisco perché esso dovrebbe essere minore proprio quando i figli sono piccoli, e quindi l'influenza dei genitori è massima, e maggiore quando questi diventano grandi, iniziano a ragionare con la propria testa, maturano il proprio amore o disamore per la scuola e si pongono spesso in contrapposizione con i propri genitori. Non è che per caso sia diverso l'atteggiamento degli studenti (non dei genitori) verso l'istruzione, anche in virtù di quello che vedono intorno a loro? (Lo stesso ovviamente potrebbe accadere per i genitori.) Quanto conta al Sud essere passati con buoni voti sulla qualità del lavoro che si trova? Quanto sulla paga ricevuta? Conta come al Nord? L'interesse dei genitori (o degli studenti) solo per il "pezzo di carta", qualora ci fosse evidenza in tal senso, trova un riscontro nei dati? (Per esempio al Sud per gli esiti lavorativi conta solo avere il diploma e non conta avere maggiori competenze?). Potrebbe un diverso atteggiamento essere "razionale"?
    • Barbara Rispondi
      E il ruolo degli insegnanti al Sud, quanto a preparazione, voglia e capacità di trasmettere il proprio sapere e poi dare attenzione ai risultati dei propri studenti? Il contesto influisce su tutti i fronti. E il ruolo degli insegnanti non è meno prezioso del ruolo dei genitori.
  2. Nicola Ostuni Rispondi
    Pensavo che Daniele fosse dotato di senso dell’ironia. Non ha capito, invece, che Boeri e Caiumi (d’ora in poi AA.) dichiaravano “congetture” alcune considerazioni ironiche. Daniele avrà capito lo scherzo dopo aver letto l’articolo di De Nicolao (Roars 29/1/2020), che prende spunto dalle “congetture” per affermazioni quasi altrettanto paradossali. Avrà letto la replica degli AA. alla sua risposta, nella quale essi chiedono a Daniele di specificare cosa significhi per lui “contesto” e poi usano la parola, ancorché tra virgolette, con lo stesso significato usato da Daniele. Gli AA. inoltre prima pongono alla base del minore rendimento scolastico dei ragazzi del Sud il disinteresse delle famiglie e poi affermano che “la famiglia è estremamente importante, soprattutto al Sud”. Affermazioni in contraddizione, se fatte seriamente. Sulle orme di De Nicolao proseguiamo il gioco inaugurato dagli AA. Chi vuole indicherà a Roars un elemento che, a suo avviso, causa il divario nel rendimento scolastico dei ragazzi del Nord e del Sud. Tra un mese De Nicolao convocherà i partecipanti e giudicherà qual è la trovata più bizzarra. E’ escluso per regolamento quella, insuperabile, adottata da Boeri e Caiumi. Io dico il burro. I ragazzi del Nord rendono di più perché mangiano più burro. Ciò spiega, al contrario delle “congetture”, anche il graduale minor rendimento dei ragazzi man mano che da Nord si procede verso Sud. E’ noto che il burro é molto usato al Nord, meno al Centro e poco al Sud.
    • Maurizio Daici Rispondi
      La questione del divario è seria e bisogna considerare tutti i fattori che possano esserne alla base. Tra questi anche quelli culturali in senso sociale. Tra i fattori rilevanti non credo rientri l'uso del burro.
  3. Maurizio Daici Rispondi
    Ciò che impressiona è il ripetersi di classifiche che pongono le province del sud sempre in fondo nelle scale di valutazione in settori diversi (ad esempio, efficienza della pubblica amministrazione) o rispetto a condizioni sociali e di cultura (senza dire del mondo del lavoro, si vedano - come esempio - le varie classifiche sulla qualità della vita o sulla lettura dei libri). Non può essere solo una questione di risorse materiali, ovvero di spesa pubblica, come ci si ostina a sottolineare da parte dei politici, perché nel settore pubblico non mi sembra che le risorse manchino più che altrove, come non mancano, in tale settore, le risorse umane (stando alla vulgata dell'opinione pubblica).
  4. Chiara Fabbri Rispondi
    Ringrazio Vittorio Daniele del lucido commento. Mi trovo nuovamente in disaccordo con il prof. Boeri ed il suo co-autore rispetto alla considerazione che per il Sud non ci sia nulla da fare, per il sud c'e'molto da fare ma richiede la volonta'di investire risorse, che vanno quindi tolte a qualcun altro. Le scuole del sud cadono a pezzi piu'delle scuole del resto d'Italia, una grossa porzione e'di proprieta'dello stato centrale, rendere l'edilizia scolastica adeguata allo scopo sarebbe un primo passo. Come gia'detto nel mio precedente commento, al sud non esiste alcun servizio pubblico di nido e scuola materna, siamo lontanissimi dal raggiungimento dei pur modestissimi target che l'Italia si era assegnata, anche qui assegnare risorse dedicate farebbe in modo che i bambini arrivino a scuola dotati di quelle abilita'di base che consentono di trarre il massimo profitto dal percorso scolastico. E'noto che le abilita'sociali fondamentali apprese entro i primi 3 anni di vita si recuperano con estrema fatica nel percorso successivo. Anche la prof. Del Boca ha scritto in materia su questo stesso sito. Al sud non esiste tempo pieno e questo, oltre a fare arrivare gli studenti alle prove armonizzate di 5 elementare con circa la meta'delle ore di lezione rispetto ai coetanei del nord, ha anche l'effetto di limitare le opportunita'di apprendimento extrascolastico. Se le scuole del sud il pomeriggio sono chiuse, non ci sono tutte quelle attivita' pomeridiane che potenziano l'apprendimento.
  5. Paolo Ottomano Rispondi
    Come nell'articolo precedente, non una parola sul fatto che le regioni più ricche sono quelle che godono di attenzioni sempre maggiori (in tutti i settori, e anche nell'istruzione): tanto che senso ha aiutare regioni sottosviluppate? Foraggiamo direttamente chi ha giù di più, come la storia d'Italia ha sempre dimostrato. Sembrerebbe così semplice attribuire una parte della responsabilità dei risultati peggiori del Sud allo scarso interesse che lo Stato gli dimostra, al netto della condizione familiare, eppure...