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Perché al Sud la scuola è senza qualità?

Scuola: il divario regionale non nasce in famiglia

Tra i tanti divari tra Nord e Sud, c’è anche quello nei risultati scolastici, misurati dai test in matematica, scienze e lettura e comprensione di un testo, sottoposti agli studenti quindicenni nell’ambito del programma internazionale Ocse-Pisa. Nell’ultima rilevazione del 2018, la differenza nei test in lettura tra il Nord-Est e la ripartizione Sud-Isole (che comprende Basilicata, Calabria e le due Isole) è stata di 62 punti. Si tratta di un divario notevole, che colloca le due ripartizioni territoriali in posizioni molto diverse della graduatoria internazionale: il Nord-Est ai primi posti, accanto a Danimarca e Norvegia; il Sud-Isole molto più in basso, accanto alla Serbia. Una differenza ancora maggiore si riscontra nei test di matematica. Per le sue implicazioni, questo divario nelle competenze, che risulta anche dalle rilevazioni nazionali condotte dall’Invalsi, meriterebbe maggiore attenzione sia da parte dei decisori politici, sia da parte delle istituzioni scolastiche. Ma quali sono le sue cause?

In un articolo, Tito Boeri e Alessandro Caiumi hanno proposto che i risultati inferiori degli studenti meridionali dipendano dalla “scarsa attenzione di padri e madri per quello che i figli imparano al di là del titolo di studio”. Secondo i due studiosi, la conclusione sarebbe sorretta da tre indizi. Il primo è che i punteggi del Nord e del Sud, molto simili nella scuola primaria, si differenziano in quella secondaria, quando il carico di studio diventa maggiore. Il secondo indizio è che le differenze nei punteggi nelle scuole migliori (in genere i licei) sono molto piccole, mentre sono più ampi tra le altre scuole. Il terzo indizio – su cui gli autori non forniscono dati – “è che i genitori del Sud sono meno propensi a prendere l’iniziativa di andare a parlare con gli insegnanti” rispetto a quanto avviene altrove.

L’importanza del contesto

Ma davvero questi tre indizi sono tali da sostenere la conclusione che i risultati nei test scolastici degli studenti dipendano dall’atteggiamento delle famiglie? Una serie di considerazioni induce a dubitarne.

Innanzitutto, è opportuno chiedersi per quali ragioni i genitori settentrionali sarebbero più attenti nei confronti dell’istruzione dei propri figli rispetto a quelli meridionali. Se si escludono ineffabili fattori culturali, è ragionevole pensare che l’attenzione che i genitori riservano all’istruzione sia legata alla loro condizione socioeconomica e culturale. Dunque, a parità di condizione economica, professionale e titolo di studio dei genitori, i risultati degli studenti dovrebbero essere simili nelle diverse regioni. In realtà non è così: i divari regionali rimangono lo stesso molto ampi.

Per esempio, la differenza nei test in lettura tra la provincia di Trento e la Sardegna, di 34 punti, resta pressoché inalterata anche quando si tiene conto delle condizioni familiari degli studenti. Ed è così anche per altre regioni. Dunque, le cause dei divari devono essere ricercate al di fuori dei nuclei familiari, nei contesti socioeconomici e culturali che, come mostrano le ricerche, influenzano l’apprendimento.

Gli studi confermano, per esempio, come i risultati di ciascuno studente non dipendano solo dal suo background familiare, ma anche da quello degli altri studenti che frequentano la stessa classe. Gli studenti di scuole in cui la condizione socioeconomica è elevata, hanno risultati mediamente migliori di quelli che frequentano scuole in cui la condizione socioeconomica è peggiore. Anche i contesti extrascolastici, a partire da quelli più prossimi come i quartieri, in cui si strutturano le relazioni sociali di bambini e ragazzi, hanno notevole influenza sull’apprendimento.

I fattori di contesto si riflettono direttamente sui risultati individuali e, indirettamente, sulla didattica impartita nelle scuole, nella misura in cui essa si adatta alle conoscenze pregresse degli studenti che, per quanto detto, non sono ovunque omogenee. Il background familiare, l’ambiente socio-culturale esterno alla famiglia e il tipo scuola che gli studenti frequentano sono variabili tra loro interrelate e, congiuntamente, producono effetti difficili da districare sull’apprendimento. Se volessimo ricercare le cause delle differenze nei punteggi tra una scuola di un quartiere residenziale e una di una periferia degradata, anche della stessa città, non è tanto all’interno delle mura scolastiche che dovremmo guardare, quanto all’esterno di esse.

Differenze regionali anche in altri paesi

Neanche il fatto che i divari Nord-Sud nei test aumentino tra la scuola primaria e quella secondaria sembra un buon indizio del grado di attenzione delle famiglie nei confronti dell’istruzione. Anche in altri paesi le differenze nei risultati dei test scolastici (e in quelli sulle abilità cognitive) tra gruppi di studenti tendono ad ampliarsi durante il percorso scolastico. Le differenze iniziali si allargano nel tempo e le lacune nell’apprendimento si cumulano a quelle di partenza.

Differenze regionali nei test scolastici non sono affatto un’esclusiva dell’Italia. Si riscontrano, infatti, in misura diversa, anche nelle altre nazioni per le quali si dispone di dati. In Spagna, la differenza nei test di matematica tra Navarra e Andalusia è di 35 punti (era di 52 punti nel 2015). In Canada, il divario regionale è di 51 punti. In Kazakhstan di 65. E dalle precedenti rilevazioni Ocse-Pisa risulta una differenza regionale di 66 punti in Australia e di 70 in Messico. Si può davvero pensare che, in nazioni così diverse, siano gli atteggiamenti delle famiglie a spiegare le ampie disparità nei risultati scolastici? Differenze che – ripetiamo – rimangono significative anche tenendo conto dello status socioeconomico e culturale delle famiglie degli studenti. In linea generale, in tutte le nazioni, i risultati scolastici sono legati alle condizioni di sviluppo regionali: sono mediamente più alti nelle regioni più sviluppate e più bassi in quelle arretrate e povere.

In Italia, i punteggi scolastici decrescono man mano che si procede verso Sud. Nei test in lettura, dai 500 punti del Nord si passa ai 483 del Centro, per scendere ai 453 del Sud fino ai 439 punti del Sud-Isole. Pare difficile che sia l’attenzione dei genitori a scemare progressivamente da Nord a Sud. Il fatto è che i risultati scolastici sono disuguali perché l’Italia è un paese socialmente ed economicamente disuguale. A meno che si voglia credere che nascere a Bolzano o in un paese dell’Aspromonte non faccia alcuna differenza.

Vittorio Daniele, professore ordinario di Politica economica all’Università Magna Graecia di Catanzaro

 

La replica degli autori

Ma la famiglia conta, anche a scuola

Ringraziamo Vittorio Daniele per l’attenzione dedicata al nostro articolo. Le nostre, come non mancavamo di sottolineare, erano solo congetture. Lieti di trovare altre spiegazioni degli ampi e persistenti divari Nord-Sud nei test scolastici. Purtroppo però la sua risposta non ce lo permette dato che, in soldoni, la sua tesi è che ci sono i divari perché ci sono i divari, il che tra l’altro non concede alcuna speranza al Sud, dato che il capitale umano è il fattore più importante per la crescita.

I dati ci permettono di andare più a fondo e di vincere questa rassegnazione. Lo stesso Daniele riconosce quanto mettevamo in rilievo nel nostro intervento, vale a dire che, a parità di reddito, condizione professionale e titoli di studio dei genitori, i divari regionali permangono. Certo, non c’è solo la famiglia. Ma la famiglia è estremamente importante, soprattutto al Sud per ragioni storico-culturali.  Non è chiaro cosa Daniele intenda per contesto. Al Sud ci sono peraltro differenze enormi nei rendimenti fra classi dello stesso istituto, che, al di là delle differenze di reddito fra le diverse famiglie, raccoglie allievi provenienti in gran parte dallo stesso “contesto”.

I divari presenti in paesi come Canada e Spagna cui fa rifermento Daniele sono molto meno marcati e persistenti di quello italiano, dove nell’ultima rilevazione si è arrivati ad uno scarto di 70 punti per matematica. E sono molti i paesi con un reddito pro-capite nettamente inferiore a quello del nostro Mezzogiorno e un contesto socio-economico non favorevole, come per esempio Serbia e Ucraina, che vantano risultati migliori di quelli delle scuole del nostro Sud.

Tito Boeri e Alessandro Caiumi

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  1. Come nell’articolo precedente, non una parola sul fatto che le regioni più ricche sono quelle che godono di attenzioni sempre maggiori (in tutti i settori, e anche nell’istruzione): tanto che senso ha aiutare regioni sottosviluppate? Foraggiamo direttamente chi ha giù di più, come la storia d’Italia ha sempre dimostrato. Sembrerebbe così semplice attribuire una parte della responsabilità dei risultati peggiori del Sud allo scarso interesse che lo Stato gli dimostra, al netto della condizione familiare, eppure…

  2. Chiara Fabbri

    Ringrazio Vittorio Daniele del lucido commento. Mi trovo nuovamente in disaccordo con il prof. Boeri ed il suo co-autore rispetto alla considerazione che per il Sud non ci sia nulla da fare, per il sud c’e’molto da fare ma richiede la volonta’di investire risorse, che vanno quindi tolte a qualcun altro. Le scuole del sud cadono a pezzi piu’delle scuole del resto d’Italia, una grossa porzione e’di proprieta’dello stato centrale, rendere l’edilizia scolastica adeguata allo scopo sarebbe un primo passo. Come gia’detto nel mio precedente commento, al sud non esiste alcun servizio pubblico di nido e scuola materna, siamo lontanissimi dal raggiungimento dei pur modestissimi target che l’Italia si era assegnata, anche qui assegnare risorse dedicate farebbe in modo che i bambini arrivino a scuola dotati di quelle abilita’di base che consentono di trarre il massimo profitto dal percorso scolastico. E’noto che le abilita’sociali fondamentali apprese entro i primi 3 anni di vita si recuperano con estrema fatica nel percorso successivo. Anche la prof. Del Boca ha scritto in materia su questo stesso sito. Al sud non esiste tempo pieno e questo, oltre a fare arrivare gli studenti alle prove armonizzate di 5 elementare con circa la meta’delle ore di lezione rispetto ai coetanei del nord, ha anche l’effetto di limitare le opportunita’di apprendimento extrascolastico. Se le scuole del sud il pomeriggio sono chiuse, non ci sono tutte quelle attivita’ pomeridiane che potenziano l’apprendimento.

  3. Maurizio Daici

    Ciò che impressiona è il ripetersi di classifiche che pongono le province del sud sempre in fondo nelle scale di valutazione in settori diversi (ad esempio, efficienza della pubblica amministrazione) o rispetto a condizioni sociali e di cultura (senza dire del mondo del lavoro, si vedano – come esempio – le varie classifiche sulla qualità della vita o sulla lettura dei libri). Non può essere solo una questione di risorse materiali, ovvero di spesa pubblica, come ci si ostina a sottolineare da parte dei politici, perché nel settore pubblico non mi sembra che le risorse manchino più che altrove, come non mancano, in tale settore, le risorse umane (stando alla vulgata dell’opinione pubblica).

  4. Nicola Ostuni

    Pensavo che Daniele fosse dotato di senso dell’ironia. Non ha capito, invece, che Boeri e Caiumi (d’ora in poi AA.) dichiaravano “congetture” alcune considerazioni ironiche.
    Daniele avrà capito lo scherzo dopo aver letto l’articolo di De Nicolao (Roars 29/1/2020), che prende spunto dalle “congetture” per affermazioni quasi altrettanto paradossali.
    Avrà letto la replica degli AA. alla sua risposta, nella quale essi chiedono a Daniele di specificare cosa significhi per lui “contesto” e poi usano la parola, ancorché tra virgolette, con lo stesso significato usato da Daniele. Gli AA. inoltre prima pongono alla base del minore rendimento scolastico dei ragazzi del Sud il disinteresse delle famiglie e poi affermano che “la famiglia è estremamente importante, soprattutto al Sud”. Affermazioni in contraddizione, se fatte seriamente.
    Sulle orme di De Nicolao proseguiamo il gioco inaugurato dagli AA. Chi vuole indicherà a Roars un elemento che, a suo avviso, causa il divario nel rendimento scolastico dei ragazzi del Nord e del Sud. Tra un mese De Nicolao convocherà i partecipanti e giudicherà qual è la trovata più bizzarra. E’ escluso per regolamento quella, insuperabile, adottata da Boeri e Caiumi.
    Io dico il burro. I ragazzi del Nord rendono di più perché mangiano più burro. Ciò spiega, al contrario delle “congetture”, anche il graduale minor rendimento dei ragazzi man mano che da Nord si procede verso Sud. E’ noto che il burro é molto usato al Nord, meno al Centro e poco al Sud.

    • Maurizio Daici

      La questione del divario è seria e bisogna considerare tutti i fattori che possano esserne alla base. Tra questi anche quelli culturali in senso sociale. Tra i fattori rilevanti non credo rientri l’uso del burro.

  5. Max

    Il contributo degli autori ha il merito di riportare l’attenzione su un problema annoso, quello dei divari geografici negli esiti scolastici. Tuttavia se l’effetto è prodotto dal disinteresse dei genitori per la scuola, non capisco perché esso dovrebbe essere minore proprio quando i figli sono piccoli, e quindi l’influenza dei genitori è massima, e maggiore quando questi diventano grandi, iniziano a ragionare con la propria testa, maturano il proprio amore o disamore per la scuola e si pongono spesso in contrapposizione con i propri genitori. Non è che per caso sia diverso l’atteggiamento degli studenti (non dei genitori) verso l’istruzione, anche in virtù di quello che vedono intorno a loro? (Lo stesso ovviamente potrebbe accadere per i genitori.) Quanto conta al Sud essere passati con buoni voti sulla qualità del lavoro che si trova? Quanto sulla paga ricevuta? Conta come al Nord? L’interesse dei genitori (o degli studenti) solo per il “pezzo di carta”, qualora ci fosse evidenza in tal senso, trova un riscontro nei dati? (Per esempio al Sud per gli esiti lavorativi conta solo avere il diploma e non conta avere maggiori competenze?). Potrebbe un diverso atteggiamento essere “razionale”?

    • Barbara

      E il ruolo degli insegnanti al Sud, quanto a preparazione, voglia e capacità di trasmettere il proprio sapere e poi dare attenzione ai risultati dei propri studenti? Il contesto influisce su tutti i fronti. E il ruolo degli insegnanti non è meno prezioso del ruolo dei genitori.

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