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  1. Agostino Pascale Rispondi
    Mi sembra una correlazione con la situazione economica globale del tutto fuori luogo! L'aver mutilato un elemento portante del rapporto di lavoro con l'eliminazione dell'art. 18 è un fatto di una gravità inaudita che non giova al sistema del mercato di lavoro in Italia e nemmeno alla dignità,alla serenità ed alla efficienza del lavoratore, creando solo un piano inclinato incolmabile tra datore di lavoro e lavoratore.
  2. Ermes Marana Rispondi
    Quindi dato che l'economia in America POTREBBE andare bene, non é il caso di parlare dei diritti dei lavoratori italiani. Ma che razza di articolo é? Dove sarebbe la correlazione? Qui abbiamo superato in volo carpiato la propaganda per arrivare dritti al grammelot.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Sono molto d’accordo con l’idea generale da approfondire. C’è un brutto vizio, non solo in Italia, di non fare il processo alle iniziative fallimentari. Si preferisce dimenticare e i protagonisti si riciclano in nuove iniziative, rischiando di buttare il bambino con l’acqua sporca. Gli esempi non mancano. Lo sciagurato referendum del 2016, senza dibattito post-verdetto, permette ai vincitori di trionfare come se fosse stato tutto sbagliato e spinge i perdenti incapaci di autocritica di insistere con arroganza. La stessa cosa vale per l’ottima riforma del contratto di lavoro che rischia di fare le spese dell’ignoranza e degli eccessi neo-liberisti (nel discorso e in alcune politiche) precedenti. Si potrebbe aggiungere RDI e quota 100. Pure la politica estera, l’immigrazione, la Libia, i rapporti ambigui con gli USA, indecenti con la Francia. La legge elettorale adottata in fretta senza dibattito, senza studio e senza verifica della conformità e delle conseguenze politiche, ritenuta dopo solo due anni di nuovo inadeguata; e sono pronti a fare il prossimo errore. Lo stesso vizio corrode il rapporto con l’UE e quello fra autorità pubblica (il sovrano) e mercato. Non si capisce che cos’è l’Europa, come funziona; né che cosa non è (né un despota terzo, né la terra promessa che risolve tutti i problemi) e rischia di non diventare mai proprio a causa dei politici di paesi come l’Italia che preferiscono pescare nell’acqua torbida piuttosto che affrontare la realtà. Fermiamoli!
  4. Giuseppe Rispondi
    Quanta superficialità, nella maggioranza dei commenti dei nostalgici di un’Italia (di un mondo) che fu, e che non tornerà! Quasi tutti sembrano ignorare che, in realtà, l’art. 18 è ancora in vigore, il governo Renzi avendolo aggiornato, non cancellato. DiGuaio e Disperanza parlano di reintrodurre il vecchio testo dell’art. 18, che prevedeva la reintegrazione forzata sempre e comunque, in caso di licenziamento illegittimo; e di cui approfittavano soprattutto sindacalisti lavativi e bancari colti in fallo.
    • toninoc Rispondi
      Di fatto, l'art. 18 è stato abolito dalla possibilità data al datore di lavoro di pagare, con qualche mese di stipendio in più, il licenziamento senza giusta causa. La possibilità di "approffittare" è stata data al datore di lavoro per togliere di mezzo i sindacalisti ed avere potere assoluto sui dipendenti. Una vergogna che sia stato fatto da chi si professava di centrosinistra.
      • Giuseppe Rispondi
        Ribadisco: questa lettura è fuorviante, per la ragione molto semplice che la reintegrazione - che tanto manca ai nostalgici - è sempre in vigore, seppur circoscritta ai casi realmente gravi, non più a qualsiasi irregolarità, anche solo formale del licenziamento. E questo va al di là dei rimedi esistenti in quasi tutti i Paesi sviluppati (in particolare, in Europa). Obbligare a reintegrare un bancario colto più volte a svuotare i conti dei clienti o un sindacalista che abusa dei permessi sindacali le sembra un modo di limitare il potere assoluto del datore di lavoro?
        • toninoc Rispondi
          @@Sig. Giuseppe. Non dobbiamo raccontarci storielle. Un Bancario da Lei descritto finisce in Galera (se è riconosciuto colpevole). Un sindacalista non può abusare dei permessi ma deve poterne usufruire secondo quanto prescritto dagli accordi contrattuali. In entrambi i casi da Lei esposti, se c'è stata la reintegrazione, l'ha decisa un Giudice applicando la legge. "Puniscine uno per "educarne mille" non è un detto inventato dai lavoratori dipendenti. Cordialità.
  5. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Concordo il futuro non è nell'articolo 18 ma nel reddito minimo incondizionato, nella riduzione dell'orario di lavoro, nella riforma del sistema pensionistico prima che esploda, nella sostituzione della testa degli italiani
    • toninoc Rispondi
      Quindi ....la soluzione è sostituire la testa degli Italiani che hanno il coraggio di pensare ognuno col proprio cervello? Il pensiero unico? I pieni poteri al Comandante? Auguri.
  6. Marcomassimo Rispondi
    Il guaio di questa epoca e di questo sistema è che i cosiddetti "mercati" vivono in un mondo virtuale delle euforie del tutto artificiali che non hanno niente a che spartire con la vita delle masse; e fenomeni strani come la brexit sono lì a dimostrarlo; purtroppo gruppi di potere molto forti quanto ristretti si sono ritagliati le cose a loro vantaggio e le cose dovrebbero essere profondamente riformate.
  7. Michele Rispondi
    Meglio guardare indietro per imparare qualcosa. Trenta anni di pessime riforme liberiste del mercato del lavoro (incluso il jobact ) hanno prodotto i loro effetti perniciosi: basso tasso di occupazione, precarietà, stipendi tra i più bassi d’europa e elevato part-time involontario. Le privatizzazioni ci hanno portato l’ennesimo fallimento di Alitalia, il disastro dell’Ilva, il crollo del ponte a Genova e il depauperamento di Telecom. Nel frattempo il PIL in italia è ancora del 5% inferiore al livello del 2008, così come le ore lavorate, gli investimenti privati languono, le aziende aumentano i profitti con cui pagano dividendi o vengono vendute a gruppi stranieri senza tassazione grazie alla pex. Ci sarebbe materia per una seria autocritica da parte di economisti neoliberisti e politici dei partiti che hanno governato la maggior parte degli ultimi 30 anni. Invece la parola responsabilità non fa più parte del vocabolario, anzi si spacciano ancora per buone idee ormai sconfitte dai fatti.
    • angelo rota Rispondi
      sig michele concordo con lei
  8. toninoc Rispondi
    Egregio Prof. Daveri, l'art. 18 non riguarda tutti i cittadini ma solo i lavoratori dipendenti di aziende medio-grandi che prima erano tutelati da possibili ricatti e soprusi da parte dei datori di lavoro ed oggi non lo sono più. Non si tratta di nostalgia ma di speranza per un futuro più sereno, senza il quale molti giovani non possono programmare la loro vita per il timore di poter perdere più facilmente il lavoro. Le conquiste sindacali ottenute in tanti anni di contrattazioni tra aziende e sindacati sono state cancellate gradualmente da vari governi tra i quali anche quello di Renzi che si diceva di centrosinistra ma a mio modestissimo avviso non lo era...e lo ha dimostrato staccandosi dal PD.
  9. Giustino Zulli Rispondi
    A me quanto sostenuto dall'illustre professore non convince proprio per niente. E mi dovrebbe spiegare perché considera la possibile e per me auspicabile reintroduzione dell'art. 18 della L. 300/70, CHE IMPEDISCE SOLO I LICENZIAMENTI SENZA GIUSTA CAUSA O GIUSTIFICATO MOTIVO "una politica che guarda indietro"... e, addirittura,"impedirebbe ai suoi cittadini di guardare avanti" Da quando, di grazia, tutelare i legittimi diritti dei lavoratori dipendenti sarebbe un fatto regressivo? MAH!
  10. Savino Rispondi
    Più che il ventennio, ciò che di nostalgico si possa temere per la politica economica in Italia è il ritorno alle consonanti della parola duce, cioè il ritorno al sistema-regime della prima Repubblica e a maggioranza ed opposizione di allora. Gli italiani sembrano ancora vivere nell'epoca delle favole con le nazionalizzazioni, gli assistenzialismi, i sindacalismi, le legislazioni speciali per l'occupazione giovanile, le svalutazioni monetarie, il deficit a gogò. Il benessere non si crea sperando di vincere alla lotteria, ma ha condizioni e regole ben precise, che il popolo italiano contemporaneo non ha mai appreso, poichè ha sempre vissuto nella bambagia di quanto ereditato da nonni e bisnonni e di quanto futuro è stato sciupato da classi dirigenti irresponsabili.