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  1. Daniele Silvestri Rispondi
    Questo articolo, a meno che sia io a non averne capito il contenuto, dice che non si può aver un buono sviluppo socioeconomico senza un sistema di istruzione che funziona e che il sistema di istruzione, almeno a livello universitario, non funziona se non nei paesi con un buono sviluppo socioeconomico. Un bel comma 22!
  2. Savino Rispondi
    Meritocrazia e ascensore sociale.
  3. fabio murizzi Rispondi
    "I sistemi universitari con le migliori percentuali di laureati non sono necessariamente quelli con le migliori prestazioni in ricerca" : finalmente mettiamo i piedi nel piatto. Per fare didattica (diventare professore) mi impegno nella ricerca (pubblico); quindi se assumo la ricerca come priorità sacrifico la didattica e viceversa. Che le due dimensioni fossero correlate è, da tempo, una pia illusione, alimentata da un'idea humboldtiana di Università, ormai non credo più in grado di descrivere gli assetti dell'oggi.
    • Amegighi Rispondi
      Concordo. Uno dei motivi per cui spesso nelle tanto celebrate Università anglosassoni, le due carriere, didattica e di ricerca, sono spesso separate con uguale valutazione e dignità non solo di chi fa ricerca, ma anche di chi dedica (quasi) tutto il suo tempo per la didattica. Sono stato un anno all'Università di San Diego nel 1996 ed il Direttore del mio Dipartimento mi aveva spiegato già allora il concetto: "Se ci serve un bravo docente per aprire un nuovo corso ed attrarre studenti e futuri dottorandi per la ricerca, abbiamo bisogno di uno che faccia bene il suo dovere di docente, interagisca con gli altri docenti del corso e scambi idee di didattica. Non abbiamo bisogno del Premio Nobel richiuso nel suo Laboratorio e quasi infastidito di fare lezione" La riforma Gelmini è stata una disastro in una già disastrata Università italiana. Per di più suggerita da chi credo non abbia fatto neanche un millisecondo di umile esperienza al di là dei patrii confini. A ciò, poi, si aggiunge quella ostentata voglia di strafare (o di non fare e accontentare tutti) italica. Vale la pena dilapidare le (poche) risorse pubbliche in settori di ricerca in cui non abbiamo alcun interesse strategico ? O non converrebbe dirigere tutti (ogran parte) dei fondi in settori strategici per la nostra economia (cioè dove ci sono imprese che possono godere dei risultati), lasciando un parte più piccola alla vera e semplice ricerca di base (non quella para-applicata di adesso) necessaria in generale ?