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  1. Alberto Chilosi Rispondi
    "alla messa sotto controllo della spesa pensionistica, è la più virtuosa" La spesa pensionistica italiana è tuttora la più elevata, come quota del reddito nazionale di tutti i paesi OECD dopo la Grecia.
    • Vincesko Rispondi
      1. Hai sbagliato l’incolonnamento. 2. Io ho scritto un saggio sulle pensioni, e tu? Se clicchi su Vincesko e scorri gli 846 post ne trovi vari sulle pensioni, incluse decine di lettere ai cosiddetti esperti previdenziali, inclusa quella a Stefano Scarpetta dell'OCSE. Il succo è questo: la spesa pensionistica italiana contiene 90 mld di voci spurie: (i) oltre 50 mld di imposte, le più alte in ambito OCSE, pari al 3% del PIL; (ii) 10-15 mld di TFR, peculiarità italiana, che può essere incassato decine di anni prima del pensionamento; (iii) 20-25 mld di assistenza. Al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala all’11% circa. Nella comparazione internazionale, alle suddette voci spurie va aggiunto: (iv) che i prepensionamenti hanno sostituito gli ammortizzatori classici, usati negli altri Paesi, e questo, guarda caso, è successo soltanto in Grecia e Italia, 1° e 2° nella classifica OCSE per spesa pensionistica/Pil; e (v) agli altri Paesi, andrebbero sommati i sussidi fiscali alle pensioni private (GB, Olanda, USA, ecc., tutti Paesi che occupano l’intervallo basso della classifica). 3. Che la spesa pensionistica italiana sia la più sostenibile nel lungo periodo è sancito dalla Commissione Europea (che licenzia ogni anno un rapporto) e da Centri studi tedeschi. Gli effetti delle riforme delle pensioni (e in Italia se ne sono varate ben sette dal 1992; la Riforma Fornero è soltanto la settima e NON la più severa), per loro natura, vanno valutati nel lungo periodo.
  2. Alberto Chilosi Rispondi
    La FED non si sogna lontanamente da fare il prestatore di ultima istanza dei singoli stati federati, ma solo del governo federale. Per quanto riguarda l' austerità è una strana austerità quella che si concretizza con un debito pubblico sempre crescente... Il fatto che l' UE a differenza dagli USA abbia un bilancio federale ridicolo dipende dai paesi della UE che non vogliono finanziare un bilancio superiore e dalla mancanza di risorse fiscali proprie adeguate a livello federale. Il fatto che la BCE possa operare solo sul mercato secondario non è assolutamente di ostacolo a effettuare uina politica monetaria espansiva. Del resto una regola analoga della Bundesbank è stata del tutto compatibile con uno sviluppo dell' economia tedesca nettamente migliore di quello dell' economia italiana. Anche la Banca d' Italia aveva cessato di fungere da prestatore di ultima istanza del governo a partire dal 1981, dopo l' inflazione degli anni settanta.
    • Henri Schmit Rispondi
      Ottimo contro-commento! C’è una bella differenza di qualità fra commenti argomentati e firmati nome e cognome da accademici, e opinioni polemiche anonime pubblicate sotto pseudonimi fantasiosi, nello stile dei troll, squadristi digitali remunerati. Non potendo rifiutare commenti polemici non argomentati, bisognerebbe vietare commenti anonimi.
    • Vincesko Rispondi
      1. È ormai una sorta di fatica di Sisifo segnalare che, essendoci un avanzo primario (da 28 anni, tranne il 2009, apice della crisi economica), talora consistente, come conferma la Banca d’Italia il debito pubblico cresce ESCLUSIVAMENTE per colpa della spesa per interessi passivi, al cui interno ha un peso notevole l’effetto dei tassi, che penalizzano abnormemente l’Italia. Gli interessi solo per il 5% circa vanno alle famiglie. Il che si traduce in una sottrazione di risorse all’economia reale, con effetti recessivi. A questo effetto negativo si somma la composizione della spesa pubblica, al cui interno si registra dal 2008-09 un calo della quota investimenti. E questo è colpa esclusiva dei governi che si sono succeduti in questo periodo. 2. È razionale economicamente che i singoli Stati USA siano tenuti all’equilibrio di bilancio, perché, appunto, la politica anticiclica viene fatta dalla Stato federale. Cosa che non avviene in una Confederazione atipica come l’UE, con conseguenze deleterie sulla sostenibilità della UEM. 3. Beninteso, come da ultimo conferma il QE della BCE, l’aumento della massa monetaria non produce inflazione: fino al 1981 erano i deficit elevati che la causavano (peraltro, pur non avendone più l’obbligo, la Banca d’Italia ha continuato ad acquistare titoli pubblici italiani anche dopo).
      • Pentangeli Rispondi
        Grazie Vincesko per le utili precisazioni nei vari commenti. Il diavolo si loca nei dettagli e come al solito, i dati confutano le idee ricevute del solito e banale vociferare contro "debbito pubbliko" e simili. Chilosi, 1. "Il fatto che la BCE possa operare solo sul mercato secondario non è assolutamente di ostacolo a effettuare uina politica monetaria espansiva". Sì, quando e se le banche fanno il loro lavoro. Lei sostiene che i fondi ricevuti dalla BCE sono stati immessi a servizio dell'economia ? 2. "Del resto una regola analoga della Bundesbank è stata del tutto compatibile con uno sviluppo dell' economia tedesca nettamente migliore di quello dell' economia italiana". Potrebbe illuminarci in merito?
  3. Pentangeli Rispondi
    Qualche nota critica. Le banche locali super rischiose? In realtà il modello nostrano bancario si è mostrato più robusto di fronte alla crisi a differenza delle banche francesi e tedesche, altamente esposte quanto accorpate, per cui i rispettivi governi hanno dovuto spendere enormi cifre (di denaro pubblico) per il salvataggio. "ma quale sarebbe l'alternativa al MES?" : la facoltà di una banca centrale di prestare in ultima istanza e sostenere l'occupazione (vedasi FED). Alla BCE, come dicono giustamente i 32 autori, è formalmente impedito agire da prestatore di ultima istanza (diversamente dalle altre grandi banche centrali). La BCE compra solo titoli obbligazionari sul mercato secondario. Nonostante l'attivismo di Draghi, la ricapitalizzazione delle banche non si è tradotta in una spinta all'economia (ma in investimenti finanziari e riacquisti di azioni, non certo a favore dei lavoratori). Sui parametri flessibili. Urge ricordare che per la Commissione il PIL potenziale viene calcolato in base agli andamenti passati del PIL: per farla corta più l'austerità contrae il PIL e più il PIL potenziale viene calcolato al ribasso mentre aumenta l'output gap (scarto tra risorse potenziali e prodotto effettivo). Insomma, i parametri attuali di flessibilità conducono a politiche pro-cicliche e sono tarati in maniera che si finisce per considerare...strutturale una disoccupaziona a due cifre (l'assurdità del "NAIRU"). Ah, le genialità dell'economia offertista.
    • Vincesko Rispondi
      1. Neppure la FED può comprare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro USA. Quando lo fa, lo fa surrettiziamente attraverso ‘accordi’ con i dealer. 2. Anche la BCE, in caso di deflazione o di tasso d’inflazione notevolmente inferiore al target (poco sotto il 2%) nel medio periodo, ha l’obbligo statutario (art. 2 Statuto BCE) di “sostenere le politiche economiche dell’UE” definite dall’art. 3 del TUE, che fissa ed esplicita la missione dell’UE, i cui obiettivi principali sono “la piena occupazione” e “il progresso sociale”. 3. Effettivamente, alla BCE è vietato finanziare direttamente gli Stati e le loro articolazioni (art. 21 Statuto BCE); fanno eccezione le banche pubbliche.
  4. Vincesko Rispondi
    Tre obiezioni: 1) La BCE, in piena crisi (2011) ha alzato due volte il tasso di riferimento; e poi avviato il QE con 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, contribuendo a causare nei Piigs effetti equivalenti a quelli di una guerra. 2) Dai dati Eurostat si apprende che i parametri “flessibili” sono usati dalla Commissione con un doppio standard, che discrimina l’Italia, che, in base all’avanzo primario negli ultimi 28 anni e alla sostenibilità del debito pubblico nel lungo termine grazie alla messa sotto controllo della spesa pensionistica, è la più virtuosa, ma è penalizzata dai c.d. mercati. 3) Dire che “queste politiche sono decise dai governi europei” significa oggettivamente ignorare le regole UE e – come tutti gli economisti, inclusi premi Nobel (vi ho scritto un saggio, con i nomi e le prove documentali) - che, dopo la crisi della Grecia, l’Italia è stata invitata (di fatto costretta) dall’UE (Commissione, Consiglio e BCE) a varare un mastodontico consolidamento fiscale pari a 330 mld cumulati a valere per il quadriennio successivo (ma le misure strutturali valgono tuttora). Manovre dopo la crisi greca: Gov. Berlusconi: DL 78/2010 (62 mld), DL 98/2011 (82 mld) e DL 138/2011 (65 mld); Gov. Monti: DL 201/2011 (63 mld).
  5. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo! Molto utile. Grazie. Il discorso dei 32 riflette purtroppo l’opinione largamente dominante nel paese. Il populismo rampante, prepotente, agevolato da un giornalismo ignorante (perdonabile) e comprato (imperdonabile), si alimenta di questi equivoci. Correggere gli errori in 24/48 ore è una cosa (normale, accettabile), mettere due/tre mesi senza nemmeno creare consenso, concentrando gran parte dell’energia e del tempo sulla discussione di idee false, è da perdenti, riflette la posizione di coloro che subiscono, che non sono in grado né di gestire/difendere se stessi né tantomeno di contribuire a formulare/perfezionare le regole comuni.