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  1. Mirko Zanette Rispondi
    L'articolo parte dal presupposto che le opinioni di una fetta enorme della popolazione, pur non maggioranza, siano sbagliate. Assurdo.
  2. Luca Neri Rispondi
    Sono personalmente molto sorpreso della qualità scandentissima delle indagini ISTAT su questo argomento. I questionari utilizzati hanno un chiaro orientamente politico-filosofico e nessuna seria validazione psicometrica. In altri termini la validità di costrutto, la reliability e la saturazione delle tematiche di questi questionari è fragilissima. La formulazione delle domande è ambigua e tendenziosa e quindi ne risultano stimoli inadatti a produrre una risposta comportamentale interpretabile (i.e. l'intervistato risponde in base a una valutazione del rischio o in base a stereotipi di genere?). Tutto l'impianto del questionario è basato sull'assunto che le motivazioni della violenza siano ascrivibili a derivati culturali del cosiddetto "patriarcato". Il questionario non presuppone alcuna ipotesi alternativa. L'impianto della "ricerca" risulta di fatto tautologico. Studi internazionali, condotti con tecniche di inchiesta scientificamente valide, dimostrano inequivocabilmente che il tasso di violenza domestica è identico per uomini e donne (Archer et al, 2000 e 2004; Costa et 2015). Elizabeth Bates ha dimostrato in numerose ricerche che l'assunto femminista per il quale gli uomini aggrediscono per controllare e le donne per autodifesa è completamente privo di fondamento. Date queste evidenze, perché l'ISTAT non ha ancora incluso un campione di uomini nelle indagini sulla violenza domestica?