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  1. Vincesko Rispondi
    Ho scritto un saggio sulle pensioni, dal quale traggo i dati. La spesa pensionistica italiana è gonfiata da 90 mld di voci spurie: imposte (oltre 50 mld, pari a 3 punti di Pil, che per lo Stato sono una partita di giro, TFR (15-20 mld), che può essere incassato anche decenni prima del pensionamento, e assistenza (20-25 mld). Al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala almeno al 12%. In più, nella comparazione internazionale vanno considerate altre due voci: a differenza di altri Paesi in Italia si sono utilizzati i prepensionamenti in luogo degli ammortizzatori sociali (elemento che, non a caso, accomuna la Grecia e l'Italia, che occupano il 1° e il 2° posto nella classifica); e, infine, nella spesa pensionistica di altri Paesi (Olanda, USA, GB, ecc.) andrebbero sommati i sussidi alle pensioni private (molto più utilizzate), che si traducono in minori introiti fiscali. Dalla mia lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE (che è l’unico ente che riporta i dati netti e lordi): “2. La seconda osservazione riguarda il confronto dei dati al netto delle imposte. Il dato dell’Italia, che l’OCSE afferma essere il doppio della media dei 35 Paesi OCSE, molto eterogenei, è quello che cala di più, di ben 2,3 punti percentuali (2,9 quello corretto, si veda più sotto il NB), mentre la Francia 1,2; la Germania 0,4; la Spagna 0,5; la GB 0,2; l’Olanda 0,5; l’Austria 2,0; la Danimarca 2,2; la Svezia 1,7; il Giappone 0,5; gli USA 0,5; il Canada 0,3 (tab. 7.3), p.143."
  2. Silvestro De Falco Rispondi
    Pensioni. The third rail of politics. Chi tocca muore.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Impeccabile, preciso ed equilibrato. Forse si poteva pure menzionare il modello svedese della riforma e la promessa di una pensione minima di 1.000 euro, almeno per coloro che hanno lavorato e contribuito tutta la vita, anche se poco. Comunque sia, questo aspetto è fondamentale e viene spesso dimenticato dietro il nuovo mantra del contributivo o della pensione a punti. L’articolo non dice ma fa capire che non sono argomenti razionali e difendibili ma solo piccoli egoismi di categoria che motivano la protesta e il rifiuto. Correggo solo l’affermazione circa il carisma di Macron. Il presidente è brillante, intelligente e ha a cuore gli interessi dei più deboli oltre a quelli dell’economia, della Francia e dell’Europa, ma non è carismatico, è troppo razionale, cartesiano, calcolatore, non suscita né empatia né fiducia fra la gente. Gli viene falsamente attribuito una fede liberista e globalista, mentre lui è solo un bravo liberale progressista e un prudente stratega che sa che non bisogna contradire il mercato, cioè il voto del capitale.
  4. Gianni Rispondi
    Definire la spesa per pensioni come spesa pubblica rispetto al pil è errato e fuorviante. Le pensioni sono pagate con i contributi raccolti dagli enti previdenziali. In italia le entrate contributive rispetto al pil sono equivalenti alla spese per pensioni. Il grafico esatto dovrebbe riportare la differenza contributi-pensioni/pil e solo allora scopriremmo la verita