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  1. Angelo Massetani Rispondi
    Lei porta 3 argomenti per spiegare come la Brexit sia stata istigata dall’elite intellettuale liberista in UK, ma poi come lei stesso dice il controllo della migrazione è un principio contro il quale si schiera l’elite intellettuale UK, quindi non capisco come faccia a metterlo tra i suoi 3 punti, visto che va contro la sua tesi...
  2. bob Rispondi
    "un’unica bandiera i vari gruppi con una forte identità nazionale, avversi all’immigrazione e contrari a regole troppo intrusive" Un Paese che ha nella Storia e ha fondato la propria fortuna sulla "gestione" proprio dell'immigrazione prima con l' Impero in casa degli immigrati poi facendo diventare Londra capitale mondiale multietnica è il caso di dire che " si ricomincia da capo" : altri soggetti, altri obiettivi!! A mio avviso la GB ha solo evidenziato in maniera chiara e inequivocabile che realizzare gli Stati Uniti d' Europa è cosa impossibile. Unire Stati stracarichi di secoli di Storia è cosa ben diversa di unire quattro praterie desolate
  3. tommaso Rispondi
    questo messaggio è destinato alla redazione de LaVoce quello che da anni scrive De Fraia è legittimo, ma degno di un blog in cui ognuno esprime le sue visioni, angosce, delusioni ecc. Non è invece per niente adatto a un sito come lavoce dove chi scrive presenta ragionamenti, certamente suoi, ma basati su dati analisi ecc. Peraltro questa cosa nel tempo è stata rimarcata in molti commenti dei lettori, che spesso contengono risposte argomentate alle tante recriminazioni sulla Brexit buttate là nel tempo da De Fraia Capisco che essere impegnato in un'università inglese che adesso vedrà ridursi i fondi (finora quasi il 50% dei fondi UE destinati a università finivano, per motivi non sempre solidi, a università inglesi, e adesso andranno a università europee, finalmente!), può essere un motivo di scoramento, ma ripeto questa è una cosa da post su facebook o su un blog, non per un articolo su lavoce.info Speriamo che con questo post si chiuda questo tipo di messaggi incongrui rispetto al livello normale degli articoli de lavoce...
  4. Ezio Rispondi
    I possibili benefici psicologici ed economici della Brexit. I possibili benefici sono basati su due elementi di fondo, il debito che si aggira sul 86% del PIL e la moneta, ovvero la sterlina che è una delle cinque monete base del FMI. Dati questi due appoggi forti il popolo inglese può ambiziosamente mirare in proprio a sviluppare e migliorare lo stato sociale del paese. La Brexit è una azione della politica per indurre e orientare un alto salto per stimolare ed invogliare i cittadini e tutte le organizzazioni a progredire per il comune interesse. Il rischio è che per un paese da solo, a causa delle contenute risorse, incontri più difficoltà e non raggiunga l'obiettivo ambito. Ciò è tanto più probabile in quanto oggi ogni nuova tecnologia può essere realizzata nell'ambito di pochi mesi o al massimo di qualche anno anche dagli altri paesi. Vedremo a breve, nel tempo di pochi anni, se il bilancio tra le ambizioni ed i rischi sarà stato a favore delle prime.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Si aveva visto bene De Gaulle; conosceva la perfida Albione anche per averci vissuto durante la guerra. Le ragioni sono l’immigrazione e l’ambiguità istituzionale dell’UE (una questione davvero di sovranità (Dieter Grimm in tedesco e in inglese). I rischi maggiori della Brexit non riguardano né l’UE né la Francia e la Germania, ma i paesi deboli, poco competitivi, titubanti, non convinti a torto o a ragione della loro convenienza di rimanere membri dell’UE e soprattutto dell’eurozona. I paesi core perdono una quota (15% circa ) del mercato comune, saranno meno forti sulla scacchiera internazionale e avranno un nuovo concorrente particolarmente agguerrito che non esiterà a fare dumping regolamentare e fiscale. L’UK perde il passaporto europeo dei servizi finanziari, ma basta aprire un clone in Lussemburgo (60 finora fra società di gestione e assicurazioni), in Irlanda. Maggiori rischi per l’industria. Quello che rimane dell’UE deve difendersi diventando sempre più competitivi, tutto insieme o se qualcuno rema contro ognuno per se stesso. Tutto questo sono pessime notizie per l’Italia, poco competitiva e senza struttura di governance per migliorare le sue capacità nel futuro prevedibile. Più difficile è capire le conseguenze per altri paesi non core, divergenti e poco entusiasti a cambiare il loro atteggiamento critico nei confronti dell’UE: tanto che rimangono efficienti (grazie alla propria arretratezza con bassi costi o grazie a riforme strutturali con rapida convergenza).
  6. roberto bianchi Rispondi
    su queste pagine sono mesi che si continuano a leggere poena su quanto siano stolti gli elettori ad andare contro l'EU (EU attenzione, non Europa). Quante votazioni, dirette ed indirette, devono ancora avvenire perchè Lei e il Severgnini di turno la piantiate con commenti che tutto sono fuorché di "analisti". Non solo il referendum ma a memoria ricordo 2-3 votazioni generali in Inghilterra (tra europee e nazionali) in cui gli inglesi si sono espressi CHIARAMENTE. Alla faccia dei democratici della domenica che da subito dopo il referendum chiedevano ... altro referendum perché ci sono esiti giusti e sbagliati. Se analizza il flusso di voto scoprirà che gli immigrati che ama tanto la sinistra hanno votato conservatore e pro-brexit e così la working class. Elites e City il contrario. Lo capite il messaggio finalmente?
    • Emanuele Rispondi
      Io vedo molto prosciutto, più che messaggi da capire. Non c'è nulla di nuovo da capire nella Brexit. È stato uno scherzetto riuscito, ma già visto altre volte nella Storia. Gli inglesi sono facili vittime della cultura ancestrale nascosta nel profondo di chi nasce e vive sulle isole, più che di quella iperliberista: oltre il mare, ci sono i mostri e il mare ci circonda. Unita al nazionalismo, al sovranismo e al ricordo dell'impero che fu sfocia in xenofobia omicida (Jo Cox). Per fortuna, i brexiter fanatici lo sembrano soltanto, perché questa volta hanno tenuto opportunamente sotto controllo l'aspetto violento di questi esperimenti politici di accecamento delle masse. Non come accadde tragicamente per una decina di anni dal 1933 in Germania. Anche in Bulgaria durante l'influenza sovietica le elezioni erano perfettamente democratiche. Infatti i rappresentanti del partito comunista bulgaro ricevevano regolarmente il 98.9% di suffragi.
    • Carlo Rispondi
      Roberto, davvero c'è bisogno che ti si ricordi che la maggioranza può sbagliare? Inoltre, non dimenticare che le elezioni sono state una scelta tra Boris, con la sua Brexit, e Corbyn, ambiguo sulla Brexit, e con un programa da socialista anni '70 che ha spaventato molti. Per carità, Boris ha avuto un mandato chiaro, deve eseguirlo, e ormai la Brexit va portata a termine. Ma paragonare queste elezioni ad un referendum pro o conto Brexit è sbagliatissimo. Ci sono non pochi elettori anti Brexit che hanno però ritenuto Boris un male minore di Corbyn.