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  1. Henri Schmit Rispondi
    A caldo mi sono astenuto di intervenire in un dibattito in cui "tutti hanno un'opinione ma pochi capiscono di che cosa si tratta". Quando trent'anni fa (formato alle università francesi) sono arrivato in Italia quello che più mi ha colpito negativamente è stato il regime cisalpino della prescrizione penale. Fa parte dello slogan del garantismo, che altrove, dove francamente si è più garantiti, non ho mai sentito pronunciare. Condivido l'analisi esperta dell'articolo che insiste sulla distinzione fra prescrizione del reato (di cui bisogna determinare il termine a quo; penso ai reati di abuso sessuale contro minori) e prescrizione del processo, un istituto che francamente mi lascia perplesso (cf. commento Alfredo). L'autore evidenzia come causa della durata eccessiva dei processi il regime (tutto italicamente formalistico) delle nullità, delle notificazioni e delle impugnazioni. Delle riforme drastiche in questo campo hanno alleggerito e accelerato il processo penale in Francia circa 50 anni fa. Il punto delicato è di rinunciare ad alcune forme (di garanzia) permettendo di correggere se sostanzialmente i diritti della difesa sono comunque tutelati (informazione, tempi utili). La lobby dei penalisti non accetterà mai che le tutele formali possano essere superate da tutele ("solo") sostanziali. Dissentire dalla categoria di appartenenza è un merito non da poco: l'autore infatti non solo insegna, ma esercita e difende pure.
  2. Alfredo Rispondi
    Ho sempre considerato un processo che si estingue per prescrizione una sconfitta per la Giustizia oltrechè uno spreco di pubblico denaro (visto che imbastire una causa ha un suo costo, spesso rilevante, in termini di dispiegamento di risorse umane e non solo). Chi come me ha frequentato le aule di giustizia per qualche anno sa bene come questo istituto costituisca ormai una consolidata strategia difensiva di chi ha tutto l'interesse a far trascorrere il tempo per garantire l'impunità al proprio assistito, spesso attraverso cavillosità e tattiche dilatorie verso cui gli organi giudicanti ben poco possono. Credo che la persona che si sappia "innocente" abbia tutto l'interesse a dimostrarsi tale in giudizio, anche a distanza di tempo. E poi se la prescrizione così come da noi concepita trova scarso impiego nei paesi giuridicamente più evoluti un motivo dovrà esserci. In ultimi non vedo contraddizione nella legge in oggetto con le proposte avanzate dall'autore: rendere più celere il giudizio attraverso taluni accorgimenti processuali nonchè con l'impiego di personale più numeroso non può che contribuire ulteriormente a garantire quella certezza del diritto (della pena) che troppe volte abbiamo percepito latitante.
  3. Persio Flacco Rispondi
    Concordo con Giuseppe GB Cattaneo: la "normalità" non può essere un processo articolato su tre gradi di giudizio (per chi è abbiente). La normalità dovrebbe essere un solo grado di giudizio, sentenza definitiva ed eventuale accoglimento del ricorso in Appello sulla base di elementi probatori solidi. In altri termini, dopo la sentenza di primo grado è il condannato che deve dimostrare di essere innocente. La vera riforma sarebbe quella che modifica gli articoli 593 c.p.p e 348-bis c.p.c in modo da condizionare l'impugnazione della sentenza alla effettiva e comprovabile esibizione di elementi validi per l'accoglimento dell'istanza. In questo modo il processo durerebbe1-2 anni e la macchina della Giustizia sarebbe alleggerita della metà del suo carico, liberando quindi risorse per recuperare l'enorme arretrato che ha; i procedimenti, con le risorse liberate, sarebbero più veloci e accurati, e finalmente i cittadini tornerebbero ad avere fiducia nella Giustizia.
  4. Luca Amoruso Rispondi
    La riforma della norma sulla prescrizione, che, da molti giorni a questa parte, sta "riattizzando l’eterno focolaio della giustizia", sia all’interno della maggioranza di Governo, che nelle stesse aule giudiziarie, e che vede esprimersi i vari schieramenti politici, circa quello che essa apporterà o meno all'iter giuridico. Tra tanti dubbi, c'è quello secondo il quale sarà, ad esempio, capace o meno di rinnovare la disciplina e se, da un punto di vista procedurale, coglierà l’obiettivo di velocizzare i processi e garantire la certezza del giudizio e dell’eventuale pena apportando nuova linfa al sistema giustizia. Aldilà di qualsivoglia riforma, sia essa sulla prescrizione o su quello civile, tra i primi requisiti di cui ha necessariamente bisogno, certamente si impone il continuo ricambio ed apporto di personale amministrativo, donne e uomini, che gli consenta e gli garantisca di mantenere costantemente un livello di efficienza sufficiente, sotto il profilo della 'performance' negli uffici giudiziari tutti, e che al momento è gravemente insufficiente. La nostra graduatoria, costituita da ben 838 idonei assistenti giudiziari, nell'immediato disponibili, tutti finanziati ma "bloccati", probabilmente a causa di una saturazione risultante in pianta organica ma non nella realtà lavorativa. La soluzione che noi offriamo, è quella​ di assumere in soprannumero tutte le unità di assistenti giudiziari a beneficio di tutti gli uffici giudiziari che versano in condizioni precarie
  5. Lantan Rispondi
    La riforma della prescrizione contenuta nello “spazzacorrotti” era necessaria per eliminare un assurdo giuridico: in Italia la prescrizione continuava a decorrere mentre l'accertamento processuale era in corso o anche quando, addirittura, è stata già emessa una sentenza di primo grado. Non si può rispondere all'esigenza dei tempi rapidi per lo svolgimento dei processi fulminando i processi con la prescrizione; altrimenti si semina discredito e sfiducia nella giustizia e in chi vi opera: giudici ed avvocati. E si alimenta la voglia di “giustizia fai da te”. Prima che la modifica della prescrizione prevista nello “spazzacorrotti” produca i suoi effetti ci vorranno anni: in questo intervallo il legislatore ha tutto il tempo di adottare quei provvedimenti – alcuni già elencati da Lonati – per sveltire/snellire la macchina giudiziaria. Bisogna però sottolineare un aspetto che Lonati “dimentica” di citare: nei paesi che hanno il processo “accusatorio” (che è stato introdotto in Italia con la modifica dell’art. 113 Cost) “riveste un'importanza fondamentale il fattore tempo. La riproduzione dei fatti deve pertanto avvenire con una memoria recente. Perciò il sistema accusatorio richiede che solo una piccola percentuale dei processi venga celebrata in udienza dove si deve rappresentare la vicenda. Così, infatti, solo il 5-10% dei processi americani giunge al dibattimento.” In conclusione: per avere dei processi giusti in tempi ragionevoli c’è una sola strada: farne pochi.
  6. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Il problema vero è l'esistenza di tre gradi di giudizio, una vera e propria assurdità logica che porta spesso a delle conclusioni giuridicamente contrastanti che negano il principio che la verità è una. Nessuno può essere processato tre volte per lo stesso reato.
    • Persio Flacco Rispondi
      Assolutamente d'accordo. Eppure su questo argomento c'è un silenzio tombale. E Bonafede non fa eccezione.
  7. Michele Rispondi
    Va bene tutto, ma nel frattempo lasciamo che entri in vigore la riforma della prescrizione già legge. Riforma fin troppo lassista visto che riguarderà reati commessi dopo il 1 gennaio 2020. Ben altro servirebbe per far fronte ad una emergenza di illegalità dei colletti bianchi in Italia.
  8. Antonio Rossi Rispondi
    Sarebbe interessante sapere (anche attraverso un'analisi quantitativa) se/quanto la disciplina attuale della prescrizione (ante 2020): 1) disincentivi il ricorso ai riti alternativi, così ingolfando le aule dei tribunali di dibattimenti incardinati solo al fine di fruire della prescrizione stessa; 2) alimenti l'ingiustizia sociale, con un processo "veloce" riservato ai soli imputati che non possono permettersi il costo del dibattimento (e al netto dei problemi di efficienza della difesa d'ufficio).