Lavoce.info

I veri numeri del Mes

La politica ha strumentalizzato la discussione sul Fondo salva-stati. Uno degli argomenti contro la riforma è che servirà a salvare le banche tedesche. È così? Qualche calcolo su quanto l’Italia ha contribuito agli aiuti finiti alle banche francesi e tedesche durante il salvataggio della Grecia.

Forse il principale argomento contro il Fondo salva-stati (Mes) è che esso sarebbe stato in passato, e sarà in futuro, uno strumento che usa i soldi del contribuente italiano per finanziare le banche francesi e tedesche. Sabato 30 novembre Salvini ha parlato di “95 per cento dei fondi per la Grecia finiti alle banche tedesche e francesi”; per l’onorevole Claudio Borghi della Lega, in un intervento alla Camera del luglio di quest’anno, il Mes è stato creato per “trasferire sessanta miliardi dall’Italia alle banche francesi e tedesche”.

Questo articolo ricostruisce quanto effettivamente abbia contribuito lo stato italiano agli aiuti finiti alle banche francesi e tedesche durante il salvataggio della Grecia.[1] Secondo le mie stime, l’aiuto netto che il governo italiano ha fatto alle banche  francesi e tedesche, attraverso il Mes, è di meno di  3 miliardi. Prima di entrare nei dettagli, alcune premesse:

  1. È importante comprendere cosa si intende con il termine “aiuto”. Il Mes presta soldi (in questo caso alla Grecia) a sua volta prendendo a prestito sul mercato. Il governo greco ha usato questi prestiti del Mes per varie finalità, tra cui comprare debito greco dalle banche o pagare gli interessi sul debito greco che esse detenevano. Quando si parla di “aiuti” del Mes alle banche si sta in realtà parlando di prestiti al governo greco, utilizzati per le finalità di cui sopra. Finora lo stato italiano ha “sborsato” solo la sua quota di capitale versato del Mes, il 18 per cento di 80 miliardi, circa 14 miliardi.
  2. Il fatto che l’aiuto alle banche sia molto più piccolo di quanto sostengono Salvini o Borghi non significa che il salvataggio della Grecia sia stato condotto nel modo migliore possibile. Personalmente sono d’accordo che, nel primo bailout, le banche siano state trattate molto generosamente. In questo articolo mi limito però a ricostruire i numeri.
  3. Con il termine generico di “banche” intendo creditori finanziari privati: il termine include quindi compagnie di assicurazione, banche di investimento, e potenzialmente fondi pensione, hedge funds etc.
  4. In questo articolo mi limito a stimare gli aiuti diretti alle banche francesi e tedesche. Queste possono aver beneficiato indirettamente anche degli aiuti per ricapitalizzare le banche greche, o degli aiuti finiti direttamente allo stato greco.
  5. La stima di 3 miliardi è quasi certamente una sovrastima dell’aiuto netto, per i motivi che illustro nell’articolo.

 

Il salvataggio della Grecia consistette in tre interventi tra il 2010 e il 2018. Nel primo e secondo interventi il Mes e i suoi predecessori (“Mes” per semplicità) hanno prestato  in totale 206 miliardi,[2] di cui 37 miliardi per ricapitalizzazione delle banche greche; 87 miliardi  per acquistare debito greco dai creditori; 52 miliardi  per pagare gli interessi sul debito greco detenuto dai creditori; e 30 miliardi come “dolcificante” per convincere i creditori ad accettare la ristrutturazione del 2012  (righe da 1 a 4 della Tabella).[3]

Sappiamo che per acquistare debito greco da creditori pubblici il Mes prestò 25 miliardi (riga 5). Per calcolare quanto il Mes prestò per pagare gli interessi ai creditori pubblici, applichiamo il rapporto tra debito comprato da creditori pubblici e debito comprato totale (riga 6) ai prestiti per interessi (riga 3) ottenendo 15 miliardi (riga 7). Il totale dei prestiti finiti a creditori pubblici è dunque di 40 miliardi (riga 8, pari a riga 5 + riga 7).

Leggi anche:  Europa rimandata a settembre

Ora calcoliamo la spesa a favore dei creditori privati stranieri (non greci). Sappiamo che la quota di debito greco in mani a creditori stranieri era il 70 percento all’inizio della crisi (riga 9). I prestiti per l’acquisto di debito greco e per pagamento di interessi sul debito greco a favore di creditori stranieri sono dunque questa percentuale applicata al totale dei prestiti per l’acquisto di debito greco e per interessi sul debito greco, cioè 97 miliardi (riga 10). I prestiti per l’acquisto di debito greco e per il pagamento di interessi su debito greco detenuto da creditori privati stranieri è quindi di 97 miliardi meno i 40 miliardi calcolati in precedenza finiti ai creditori pubblici,  cioè 57 miliardi (riga 11). Gli aiuti totali ai creditori privati stranieri sono questi 57 miliardi più i 30 miliardi del “dolcificante”, cioè 87 miliardi (riga 12). Questo calcolo assume che tutto il dolcificante sia stato pagato a creditori privati stranieri, che è sicuramente un’altra sovrastima perché alcune banche greche ne beneficiarono.

Ora calcoliamo gli aiuti totali a creditori privati dell’Eurozona. Per questo calcolo prima la quota di debito greco detenuta da creditori privati dell’Eurozona sul totale del debito greco detenuto da creditori privati stranieri. Colasanti p. 36 fornisce due stime, del 58 e 70 percento; la riga 13 assume una media del 64 percento. Applicando questa percentuale a 87 miliardi, si ottiene 56 miliardi (riga 14).

Ora calcoliamo la percentuale dei creditori privati francesi e tedeschi nell’esposizione al debito greco dell’Eurozona: due fonti diverse concordano che era di circa il 65 percento (riga 15). Applicando questa percentuale a 56 miliardi, si ottiene 36 miliardi (riga 16), la stima degli aiuti totali del Mes ai creditori privati francesi e tedeschi. Questa cifra rappresenta il 17 percento degli aiuti totali, non il 95 percento.

La quota di contribuzione dell’Italia al capitale del Mes è il 18 percento (riga 17). Questa è la percentuale massima degli aiuti alle banche francesi e tedesche che l’Italia potrebbe essere chiamata a pagare, nel caso estremo che nessun prestito venga mai ripagato.   Applicando questa percentuale a 36 miliardi, si ottiene l’aiuto massimo possibile dell’Italia alle banche francesi e tedesche: 6.4 miliardi (riga 18).

Tuttavia, anche le banche italiane hanno ricevuto aiuti dal Mes: le righe 19 e 20 li calcolano in 7.8 miliardi. La quota di contribuzione combinata di Francia e Germania al Mes è il 48 percento (riga 21). Applicando questa percentuale a 7.8 miliardi, l’aiuto massimo possibile di Francia e Germania alle banche italiane è di 3.7 miliardi (riga 22).

L’aiuto netto dell’Italia alle banche francesi e tedesche è dunque di 6.4 – 3.7 miliardi, cioè 2.7 miliardi (riga 23). Come abbiamo visto, questa è quasi certamente una sovrastima.

Mld di euro Fonte
1 Ricapitalizzazione banche greche 37 Rocholl-Stamher p. 12
2 Acquisto debito greco da creditori 87
3 Interessi pagati sul debito greco detenuto da creditori 52
4 “Dolcificante” pagato a creditori per ristrutturare il debito greco 30
5 Acquisto debito greco  da creditori pubblici stranieri 25 Colasanti pp. 78,79, 83
6 Percentuale di acquisto debito greco da creditori pubblici stranieri su totale acquisto titoli debito greco da creditori stranieri = riga 5 / riga 2 0.29
7 Prestiti Mes per pagare interessi su debito greco a favore di creditori pubblici stranieri: riga 6 x riga 3 15
8 Prestiti Mes per acquisto di debito greco e per pagamento interessi su debito greco detenuto da creditori stranieri  pubblici: righe 5 + 7. 40
9 Quota debito greco in mano a creditori stranieri 0.70 Colasanti p. 35
10 Prestiti Mes per l’ acquisto di debito greco e per pagamento di  interessi su debito greco detenuto da creditori stranieri = riga 9 x (righe 2+3) 97
11 Prestiti Mes per l’ acquisto di debito greco e per pagamento di  interessi su debito greco detenuto da creditori privati stranieri = riga 10 – riga 8 57
12 Prestiti Mes totali a favore di creditori privati stranieri = riga 11 + riga 4 87
13 Quota di debito greco detenuta da creditori privati non greci dell’Eurozona sul totale del debito greco detenuto da creditori privati stranieri 0.64 Colasanti p. 36
14 Aiuti Mes a creditori privati non greci dell’Eurozona:

riga 12 x riga 13

56
15 Percentuale di esposizione di creditori privati tedeschi e francesi su esposizione creditori privati dell’Eurozona 0.65 Merler p. 5, Zettelmeyer, Trebesch e Gulati Table 9-1
16 Aiuti Mes a creditori privati tedeschi e  francesi: riga 14 x riga 13 36
17 Quota italiana aiuti Mes 0.18 ESM
18 Aiuti Mes a creditori privati tedeschi e  francesi in capo a Italia: riga 16 x riga 17 6.5
19 Percentuale di esposizione di creditori privati italiani su esposizione creditori privati non greci dell’Eurozona 0.14 Zettelmeyer, Trebesch e Gulati Table 9-1
20 Aiuti Mes a creditori privati italiani: riga 19 x riga 14 7.8
21 Quota tedesca e francese aiuti Mes 0.47 ESM
22 Aiuti Mes a creditori privati italiani in capo a Germania e Francia: riga 20 x riga 21 3.7
23 Aiuto netto Italia a creditori privati tedeschi e francesi via Mes: riga 20-riga 22 2.9

 

Fonti:

“Colasanti”: F. Colasanti: “Financial assistance to Greece: three programs”, European Policy Center Discussion paper, February 2016

“Rocholl-Stahmer”: J. Rocholl and A. Stahmer, “Where did the Greek bailout money go”?, ESMT White Paper No. WP–16–02, 2016

“Zettelmeyer, Trebesch e Gulati”: J. Zettelmeyer, C. Trebesh, and M. Gulati, “The Greek Debt Restructuring: An Autopsy”,  Economic Policy No. 28, 2013, pp. 513-563

“Merler”: S. Merler: “Who is (still) exposed to Greece”, Bruegel Blog Post, February 3 2015

[1] Nel 2015 lavoce.info ospitò un dibattito tra Nicola Borri e Pietro Reichlin da una parte e Luigi Zingales dall’altra sugli aiuti alle banche europee durante i due primi bailout della Grecia. Basandosi su dati diversi da quelli a consuntivo che uso in questo articolo, Borri e Reichlin forniscono alcuni dati sugli aiuti di cui avrebbero beneficiato le banche francesi e tedesche. Le loro stime si fermano al giugno 2012, ma sono molto simili a quelle che ottengo io, pur con procedimenti molto diversi. Inoltre Borri e Reichlin non stimano la “quota” dell’Italia in questi aiuti alle banche francesi e tedesche.

[2] Il terzo programma di intervento, dal 2015, ha riguardato in minima parte le banche.

[3] La somma di queste componenti è superiore ai prestiti europei perché il Fmi contribuì per circa 20 miliardi netti (di cui 10 miliardi ripagati dal Mes); ma poiché non è chiaro a cosa siano stati destinati i fondi del FMI, assumerò per prudenza che tutti i fondi per le banche siano venuti dal Mes. Questo porterà a una stima per eccesso dell’aiuto dell’Italia alle banche francesi e tedesche.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Chi sono i ragazzi che non sanno leggere. E perché

Successivo

Agli italiani il denaro piace cash

23 commenti

  1. Enrico

    Grazie prof, chiaro e condivisibile, giusto per completezza quanto è stato quello tedesco e francese alle nostre ?

    • Emilio Frasson

      Perfetto! La questione è proprio questa, le pare poco?Uno. Dire la verità che su questo argomento la può dire solo uno o più specialisti. Due. Escludere quelli che non sanno (che sono quelli che decidono anche in questo caso). Tre. Votare di conseguenza. Qui casca l’asino. Può il votante che non sa votare quello che sa? Se non sa…..? Ergo: selezione del votante! A rigor di logica….! Ed io che non so posso criticare, anche con giudizio positivo, lei che sa?

    • ROBERTO PEROTTI

      Come mostrato nella tabella, riga 22, 3.7 miliardi, un po’ più della metà del nostro aiuto alle banche francesi e tedesche

  2. Henri Schmit

    Grazie! Questo è il primo passo necessario per decidere bene, dire (e comprendere) la verità. Mancano altri due passi. Secondo passo: contraddire, bloccare, zittire, escludere dal dibattito chi continua a diffondere il falso. Sembra brutto, ma è una questione epistemica, prima di essere una questione di voto. Senza questa nuance la democrazia consisterebbe a misurare chi grida o spinge più forte per decidere il da farsi. Im terzo e ultimo passo indispensabile è di votare di conseguenza e di disporre di un sistema elettorale, di produzione della legge e di governo almeno compatibile con la selezione e la verifica epistemica.

  3. PaoloM88

    Gentile prof. Perotti, consultando il lavoro di Zettelmeyer et al. (anche nella versione paper più estesa) non riesco a trovare la Table 9-1 da cui viene ricavata la percentuale di esposizione, pari al 14%, dei creditori privati italiani sul debito pubblico greco. In fondo mi pare questo il dato più rilevante perché è chiaro che se l’esposizione fosse stata vicina alla quota di contribuzione agli aiuti (14% vs 18%), il “regalo” dell’Italia alle banche francesi e tedesche risulterebbe, e a conti fatti risulta, abbastanza limitato (anche se a mio parere non trascurabile). Tuttavia mi chiedo se non sia opportuno considerare anche l’esposizione che le banche francesi e tedesche avevano, non solo verso i titoli pubblici greci, ma anche sul settore privato cioè più in generale sul paese Grecia. Come messo in evidenza da Francesco Daveri in un articolo del 10.07.2015 tale esposizione è diminuita drammaticamente tra 2010 e 2014. Sarebbe stato possibile per le banche francesi e tedesche rientrare da questa enorme massa di crediti privati se la Grecia fosse fallita nel 2010? Se la risposta a questa domanda (che io non so dare) fosse negativa allora il beneficio per le banche francesi e tedesche risulterebbe ben superiore rispetto ai 36 miliardi utilizzati per ricomprare debito pubblico greco. E a questo beneficio “aggiuntivo” avrebbe concorso, sia pur indirettamente, anche l’Italia che però aveva un’esposizione complessiva sulla Grecia molto più limitata.

  4. toninoc

    Illustrazione molto tecnica comprensibile quasi esclusivamente dai professionisti del settore. Chi gliela spiega a Dimaio e Salvini? Missione impossibile anche per il Padreterno.

    • Henri Schmit

      Si è questo il problema. Ma non è colpa del MES, bensì di coloro che ne parlano senza capire come n tubo. È grave che ormai si possa dire qualsiasi cosa, che ha ragione chi grida più forte, che manca del tutto il controllo della validità (coerenza intrinseca e corrispondenza alla realtà) di quello che si afferma. Il pesce puzza sempre dalla testa. Il primo ministro è un equilibrista opportunista senza convinzione propria e senza comprensione della realtà; i capi dei due partiti di maggioranza e i due dell’opposizione non hanno fatto studi e non pensano che un problema si possa comprendere e risolvere studiandolo in profondità e attenendosi alla verità (coerenza e corrispondenza). Il NOSTRO compito è trovare, indicare e favorire soluzioni compatibili con questi criteri.

  5. Gaia

    Io mi sono persa in tutti questi numeri… non tutti siamo laureati alla Bocconi..

    • ROBERTO PEROTTI

      Lo so, ma appunto per questo all’inizio ho scritto “Secondo le mie stime, l’aiuto netto che il governo italiano ha fatto alle banche francesi e tedesche, attraverso il Mes, è di meno di 3 miliardi. Prima di entrare nei dettagli, alcune premesse.” Ma dovevo pur fornire i dettagli di questo risultato, altrimenti si può pensare che me lo sia inventato…

  6. giorgio

    il vero problema a monte è la governance del MES che pare quanto mai opaca. è così difficile replicare ciò che fece la FED nel 2008? come egregiamente dimostrano i numeri si finisce a fare partire di giro contabile tra stati innescando ulteriori problemi di controparte tra banche, tra stati ed entrambe

  7. Raffaele Piria

    Grazie per l’articolo. Alcune domande:

    La nota iniziale sul termine “aiuto” non implica che si è trattato o tratterebbe di “aiuti” solo nella misura in cui la Grecia non restituisca i prestiti, o nel limite della differenza tra i tassi d’interessi di mercato e quelli EMS? Quale percentuale del capitale versato dall’Italia ( e tutti gli altri paesi contributori) è stata finora effettivamente cancellata? Per il resto non sarebbe corretto parlare di rischio preso in carico dallo Stato italiano, invece che di aiuto? Anche in uno scenario mediamente pessimista la Grecia restituirà almeno una parte. Assumere una perdita totale non è una premessa del tutto irrealista?

    Quali sarebbero state le conseguenze (in)dirette per il bilancio dello Stato italiano di un default della Grecia e del possibile default in conseguenza di banche tedesche francesi (e italiane) e di altri paesi? E soprattutto le conseguenze in termini di aumento degli interessi da pagare sul debito pubblico italiano? Non basta fare ipotesi moderate su questi parametri per vedere che gli “aiuti” italiani via MES sono stati forse un ottimo investimento?

    Visto il volume del debito italiano, non sono facilmente ipotizzabili scenari in cui l’Italia potrebbe aver bisogno di aiuti dal MES o simili meccanismi? Ma allora, propagare un approccio strettamente orientato a un miope conto nazionale di benefici & ricavi non è la cosa più controproducente che attuali, passati o futuri ministri di governi italiani potrebbero fare?

  8. Roberto Bellei

    L’articolo mi sembra chiaro ed esauriente per quanto riguarda il tema specifico dei “regali” alle Banche tedesche e francesi. E possibile leggere un articolo analogo per fugare i dubbi e le perplessità espresse da Giampaolo Galli nella sua audizione alla Commissione Bilancio della Camera?

  9. Marcello Romagnoli

    Mi riservo di controllare i conti del prof. Perotti che già nel caso dello studio sulle parentopoli universitarie aveva dato esempio di come sa sbagliarsi. Ne è riprova questo articolo: https://www.roars.it/online/la-bufala-delle-omonimie-in-cattedra/

    Se anche questi conti fossero esatti rimane il fatto che non c’è ragione per dare 3 miliardi alle banche francesi e tedesche.

    Inoltre il mes si è rivelato inutile perché la speculazione finanziaria è stata fermata dalla BCE con la dichiarazione di Draghi, non dal mes che sottrae risorse ai paesi, gli fa pagare interessi EF ha una gestione opaca e fuori dal controllo democratico e giudiziario.

    Perché poi stati pubblici dovrebbero dare soldi a un ente privato privo di ogni controllo?

    • ROBERTO PEROTTI

      Non che sia importante, ma veramente l’articola su ROARS che lei cita (grazie per avermelo fatto conoscere) non prova per niente che un solo numero del nostro lavoro su parentopoli sia “sbagliato”, e sfido chiunque a dimostrare il contrario. In realtà, l’articolo su ROARS è una “riprova” solo della incapacità dell’autore di comprendere l’uso della econometria per l’indagine scientifica….. A parte il fatto che è in gran parte una critica di un articolo di Stefano Allesina, più una dose da cavallo di banalità e di insulti, più una dose ancora più massiccia di giganteschi non sequitur…..

      • Marcello Romagnoli

        Mi scusi, ma da scienziato le dico che è chi fa !e affermazioni ha il dovere di portare le prove. È lei che parla di una imponente parentopoli nelle università italiane. Dovrebbe essere Lei a portarne le prove. Io le ho indicato l’articolo che dimostra che le sue conclusioni non sono corrette. Però lei si guarda bene da controbattere a base di controargomentazioni, ma si rifugia in giudizi offensivi.

        Manca invece ogni accenno al resto che ho riportato.

        Sarò più preciso allora sperando in una sua gentile risposta.

        Il MES è vero o non è vero che:
        1)chiede alle nazioni di indebitarsi per poi restituirgli i soldi con condizionalita?
        2) la sua dotazione è e rimarrà insufficiente se un paese di peso economico elevato come l’Italia entrasse in seria difficoltà? Il solo ente capace di avere una disponibilità sufficiente è la BCE quindi meglio sarebbe trasformarla in una vera banca centrale oppure niente Mes.
        3) tutta le procedure del vecchio e nuovo MES sono state opache e non è stato permesso al Parlamento Italiano un approfondito dibattito?
        4) la condizione di extraterritorialita concessa a chi lavora nel MES e ai suoi uffici è intollerabile in un sistema democratico?

        • ROBERTO PEROTTI

          In generale, per evitare brutte figure, è utile leggere gli articoli di cui si parla. Lei ha letto il commento di una persona palesemente senza competenze econometriche su un mio articolo econometrico, ma non ha letto il mio articolo….. Non so in che campo lei sia uno scienziato, ma io (come tutti quelli che si arrabattano a fare ricerca economica) presento evidenza econometrica, non “prove” . Peraltro le “prove” dettagliate, mai smentite e con tanto di alberi genealogici, le può trovare nel mio libro “L’università truccata”. Quanto al “guardarmi bene dal controbattere”, francamente non ho tempo né voglia di controbattere tutti gli infantilismi che vengono scritti in ROARS, e questo peraltro è un articolo sul Mes, non sulla università. Ma, ripeto, se lei leggesse attentamente il mio articolo avrebbe le risposte a tutte le critiche del commento cui si riferisce.

        • ROBERTO PEROTTI

          Venendo alle domande più specifiche: 1) Il Mes presta soldi sotto condizionalità. In altre parole, chiede soldi ai contribuenti europei ed è normale che li tuteli ponendo delle condiziotni al debitore. 2) Non è detto. Il Mes ha un capitale versato di 80 miliardi ma può arrivare fino a 750. Poiché fa leva sul capitale, il Mes potrebbe essere sufficiente per un intervento a favore dell’Italia. Sarebbe molto difficile politicamente (così come sarebbe politicamente difficile un intervento della Bce), ma tecnicamente possibile. 3) Dipende da cosa intende per “procedure”. Le regole del vecchio e nuovo Mes sono trasparentissime, bisogna però leggere i trattati e gli annessi, cosa che quasi nessuna evidentemente aveva voglia di fare. Che le decisoni del Mes siano prevalentemente politiche mi sembra sia ovvio e inevitabile. Quanto al ruolo del nostro Parlamento, francamente non so, è impossibile ricostruire le date dei vari messaggi whatsapp tra i nostri politici. Faccio comunque notare che il vecchio Mes era lì dal 2012. 4) lo stesso vale per molti funzionari dell’UNESCO e dell’UNICEF, per fare un esempio. Non mi risulta che nessuna abbia mai sollevato obiezioni. Ma più in generale, bisogna rassegnarsi che se Francia e Germania non vogliono spendere soldi, non li spenderanno. La Germania conta più di Malta, è la vita.

  10. Pierluigi Molajoni

    Ma alla fine se si è trattato di un prestito, si rivedranno i soldi indietro? Se cioè non è stato un regalo per quale motivo Salvini si arrabbia?

    • ROBERTO PEROTTI

      Se si rivedranno i soldi indietro si saprà solo tra molti anni, anzi decenni …. i prestiti sono a lunghissima scadenza. Che ci sia una componente di “regalo”, sia alla Grecia sia all banche, è fuori di dubbio. Il regalo alle banche in particolare è stato eccessivo, ma ovviamente è un giudizio soggettivo,e all’epoca molti ritenevano che senza quel regalo sarebbero saltati i sistemi finanziari di mezza Europa. Ma è ugualmente importante quantificarlo correttamente. In ogni caso, Salvini (e tantissimi altri, anzi quasi tutti, anche nella maggioranza) si oppongono alla possibilità di una ristrutturazione del debito. Di fatto quindi quello che vogliono, nel caso la prossima crisi tocchi all’Italia, è un enorme regalo del contribuente europeo allo stato e alle banche italiane.

      • @Roberto Perotti, Citazione: “In questo articolo mi limito a stimare gli aiuti diretti alle banche francesi e tedesche. Queste possono aver beneficiato indirettamente anche degli aiuti per ricapitalizzare le banche greche, o degli aiuti finiti direttamente allo stato greco.”
        Lei vuole vincere facile. Dalla Banca d’Italia, si apprende che oltre ai 14.331 milioni di contributo al MES, ci sono (2014) 45.998 mln di prestiti, di cui 10 mld prestito bilaterale alla Grecia e 36 mld di prestiti attraverso l’EFSF (non so a chi).
        VOCI 2012 2013 2014 2015 2016 2017
        totale 42.665 55.621 60.329 58.232 58.232 58.232
        prestiti 36.932 44.156 45.998 43.901 43.901 43.901
        contributo al capitale ESM 5.732 11.465 14.331 14.331 14.331 14.331
        Quindi finora abbiamo dato in “sostegni” 60 mld, finanziati a debito (a tassi elevati). Non abbiamo preso 1€. Prendo atto (ma non mi sorprende: è una costante dei neo-liberisti italiani, ma non solo dei neo-liberisti) che a lei, italiano, dispiace se l’Italia beneficerà ipoteticamente di un sostegno (a titolo oneroso, non a fondo perduto!) dagli altri Stati UE.

        • ROBERTO PEROTTI

          Niente di quello che ha scritto contrasta con i numeri dei miei calcoli. Come scrivo nell’articolo: “Nel primo e secondo interventi il Mes e i suoi predecessori (“Mes” per semplicità)”, quindi i prestiti attraverso l’EFSF sono già inclusi nei miei calcoli. ” Non abbiamo preso 1€”, dice lei; “Se si rivedranno i soldi indietro si saprà solo tra molti anni, anzi decenni …”, dico io: francamente non vedo bene la differenza. “E’ una costante dei neo-liberisti italiani, ma non solo dei neo-liberisti) che a lei, italiano, dispiace se l’Italia beneficerà ipoteticamente di un sostegno (a titolo oneroso, non a fondo perduto!) dagli altri Stati UE.” Onestamente non vedo da cosa inferisce la sua affermazione: uno fa un calcolo su quanto l’Italia ha dato alle banche francesi e tedesche e gli si rinfaccia che da buon neoliberista non vuole che l’Italia benefici di un eventuale aiuto ….. è proprio vero che il mondo è bello perché è vario….

  11. Maurizio

    Il taglio dei capelli a creditori esteri a quale percentuale si posizione al netto del “dolcificante “?

  12. antimo D'APONTE

    Articolo magistrale! Ho mandato il link a tutti i miei colleghi! Grazie

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén