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  1. carmelo Rispondi
    Giusta l'attenzione alla sostenibilità del ciclo di produzione dell'acciaio. Bisogna però ricordare che le proprietà meccaniche dell'acciaio prodotto con altoforno non sono preservate nell'acciaio prodotto con forno elettrico.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Interessante, utile e preciso, anche se per forza incompleto, per esempio per valutare la presunta dipendenza dell’industria manifatturiera domestica dalla produzione dell’ex ILVA. Vorrei però far notare un altro punto collegandomi alla ‘fase di riconversione’ ora in corso, secondo il cappello dell’articolo. Già 40 anni fa si parlava (altrove in Europa) di costo dell’energia (che incide per un terzo circa sul costo del prodotto siderurgico), di investimento tecnologico (per evitare i danni ambientali più gravi), e si utilizzava guarda caso proprio la parola ‘riconversione’. Dov’è stata l’Italia in tutti questi anni, prima che i cattivi Riva creassero di sana pianta il disastro ambientale che ora tutti lamentano? La colpa è la scarsa capacità dell’esecutivo nazionale adesso, due anni fa (appalto), dieci anni fa (vicenda ambientale penale), vent’anni fa (cessione ai Rica), e 35 anni fa, prima di tangentopoli. C’è una costante spaventosa del non saper guardare la realtà in faccia, parlarne razionalmente, cercare soluzioni lungimiranti, convincere l’opinione pubblica e realizzare quanto prospettato con il dovuto coraggio.
  3. Alessandro Sciamarelli Rispondi
    Articolo molto preciso e ben documentato. Concordo nelle considerazioni generali. Un ulteriore elemento di analisi sulla questione del crescente import connesso alle safeguard measures a livello Ue (quote alle importazioni), che finora si sono rivelate assolutamente insufficienti a limitare l'import di acciaio a piu'basso costo dai paesi terzi (semmai ne hanno accresciuto la volatilita'): le s.m. , difatti, prevedono che le quote non utilizzate dai paesi terzi per un dato trimestre possono essere riutilizzate nel trimestre successivo, e dunque essere cumulate, il che potrebbe risultare in un balzo gigantesco dell'import da questi paesi a scapito dei produttori europei una volta che il ciclo internazionale della domanda dovesse riprendersi. Senza contare il fatto che le quote stesse, in valore assoluto, sono calcolate sui valori storici 2015-2017, ovvero quando il ciclo dell'acciaio era in forte espansione, dunque non piu'rappresentative alla luce del brusco peggioramento della congiuntura mondiale del settore. Inoltre, i dazi sull'acciaio cinese introdotti dall'amministrazione Trump hanno contribuito ad aumentare le importazioni dalla Cina dato che queste ultime hanno considerevolmente faticato a trovare sbocco sul mercato americano.