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  1. Giovanni Beccaro Rispondi
    Due osservazioni. La prima riguarda la constatazione che il "bonus di 80 euro" ha favorito l'aumento dei redditi annui percepiti dal lavoratore: ciò non ha fatto aumentare il gettito fiscale, che probabilmente è anche diminuito per il recupero direttamente dall'erario del credito di imposta. La seconda, che farebbe sì aumentare il gettito, riguarda l'obbligo per il datore di lavoro di agire come sostituto d'imposta: basterebbe prevedere un versamento trimestrale come già si fà con i bollettini INPS con una aliquota fissa (es. il 15%). Rimane il fatto che potrebbe scattare per la famiglia (spesso parte debole specie in caso di badanti) una pressione del lavoratore affinché gli venga garantito il netto precedente in busta paga. Giovanni Beccaro
  2. Massimo Rispondi
    Ci sarebbe una soluzione semplice, almeno per i pagamenti che superano una certa soglia (es. 500 euro mensili): introdurre l'obbligo di pagamento tracciato con ritenuta a cura della banca, come già si fa per le ristrutturazioni edilizie. Sarebbe un modo agevole per contenere l'evasione. Ma non si può fare perché si perdono voti... E allora continuiamo a pagare in contanti badanti e colf anche per importi che superano il migliaio di euro al mese.
  3. Bruno Perin Rispondi
    Il vero problema risiede all'inizio della riflessione. Il lavoro domestico non è un tema meritevole di attenziane e quindi nemmeno quello della non autosuffcienza. La rilevazione focalizza i dati retributivi di fonte Inps ma sarebbe utile rapportarli anche alla metamorfosi professionale del settore che sta trasformando la cura della casa nella cura della persona. Negli ultimi anni infatti calano le colf e le badanti sono circa il 50%, in crescita. Il tasso di evasione risiede quindi nell'assenza della politica nel settore. Il costo delle famiglie e i bassi redditi spingono verso il lavoro nero. La soluzione del sostituto d'imposta più volte presentato e sempre ritirato è una pia illusione e controproducente. Il reddito di una colf a ore si colloca molto vicino alla soglia degli 8150 euro annui, mentre quella della badante convivente lo supera abbondantemente. Si tratta quindi di fornire alle famiglie con persone non autosufficienti, la possibilità di portare a totale deduzione fiscale il costo dell'ausilio familiare legandolo all'acquisto del servizio presso agenzie accreditate. Queste sì sostitute di imposte che pagherebbero regolarmente tutti i contributi e il fisco e che compenserebbero il mancato gettito con l'aumento delle entrate oggi in nero e in evasione. Tra l'altro migliorerebbero la professionalità degli operatori e garantirebbero la continuità del servizio.
  4. leonardo Rispondi
    C'è sempre la possibilità di retribuire i lavoratori domestici con il libretto di famiglia INPS versando così i contributi.
  5. Mango Rispondi
    Il problema di rendere la famiglia sostituto d'imposta non è solo burocratico. Nella situazione attuale il lavoratore sa che il sul stipendio è netto (cioè può evadere facilmente l'IRPEF). Se lo stipendio diventasse "lordo" con una ritenuta alla fonte, il lavoratore vorrebbe probabilmente un aumento della paga oraria, ribaltando (per buona parte) il pagamento dell'IRPEF sulla famiglia.
  6. Alberto Lusiani Rispondi
    Mi sembra che matematicamente il bonus Renzi sia equivalente ad un'innalzamento del limite superiore della no-tax area. Mi aspetto quinti che l'accumulo dei redditi si sia spostato al nuovo limite no-tax. Questo specifico provvedimento conferma le sottodichiarazioni precedenti ma non consegue probabilmente nessun aumento di onesta' fiscale che concretamente corrisponda ad un maggiore gettito.
  7. paolo Rispondi
    Bell’articolo. Una osservazione sulla questione del "notevole costo burocratico" in capo al datore di lavoro per il pagamento della ritenuta alla fonte, che mi pare un problema sovrastimato. Già oggi la famiglia che assume un lavoratore domestico deve mensilmente fare la busta paga e pagare il lavoratore; deve fare i versamenti trimestrali all'Inps; deve produrre annualmente il CU e deve poi aggiornare (tipicamente con il supporto di un Caf) gli importi della paga base e dei ratei. Il problema principale per le famiglie che già oggi si fanno carico di questi compiti ed hanno impostato la loro routine è come effettuare i versamenti dei contributi sociali: sia il sito dell'Inps sia le modalità di versamento on line cambiano piuttosto frequentemente (e non brillano per chiarezza) e questo finisce per essere il vero "onere" burocratico. Con una migliore organizzazione e supporto on line, riprogettati nella prospettiva dell’utente non specializzato che svolge questi compiti saltuariamente, non solo si potrebbe risolvere il problema del sostituto d’imposta ma anche quello di agevolare l’intera procedura.
    • Bruno Perin Rispondi
      Solo per chiarire, la famiglia non ha obbligo di legge riferito alla busta paga e CU. Questo lo troviamo nel CCNL di settore. Quindi non subirebbe alcuna sanzione se non venissero consegnate, anche se penso sia una cosa rispettosa verso la domestica consegnarli. Attibuire alla famiglia la funzione di sostituto d'imposta sarebbe un'onere di responsabilità improprio e molto costoso (ben oltre alle buste paga). Dovrebbero rivolgersi ad un commercialista anche per due ore di stritura settimanale