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  1. paolo forin Rispondi
    Il discorso è valido solo per i nidi "privati" che non godono di sussidi per diminuire le rette in base all'ISEE. Valutando invece il bonus in funzione del servizio degli asili nido comunali il ragionamento non è corretto. Le diminuzioni della retta da questi offerta è pagata dalla fiscalità generale, quindi la parte non utilizzata (e non erogata) del bonus è già stata erogata direttamente ai comuni stessi, solo in altra forma (dalla regione, immagino, nel caso citato). Quindi se il bonus nido resta agganciato all'ISEE allora ha senso sganciare l'importo della retta stabilito dal comune. Al contrario se i comuni vogliono e possono, tramite la fiscalità generale, valorizzare le rette in base all'ISEE allora è corretto che il bonus statale sia uguale per tutti.
    • Massimo Baldini Rispondi
      Se un Comune decide di ridurre le tariffe non riceve alcuna compensazione dallo Stato. Lo fa sottraendo risorse ad altre destinazioni o attraverso guadagni di efficienza. Altrimenti le tariffe sarebbero già nulle. Il bonus rischia di essere poco utile proprio nei Comuni e nelle Regioni che si sono più dati da fare per ridurre le tariffe con risorse  proprie. Chi ha rette alte le può mantenere alte tanto c'è il bonus, ottenendo risorse, chi le ha abbassate farebbe molta fatica ad aumentarle per recuperare fondi. L'esempio della regione Emilia-Romagna è stato fatto solo perche' le rette sono gia' molto basse grazie anche al finanziamento della Regione, che però la Regione stessa ha finanziato con fondi propri, senza compensazione dallo Stato centrale.
  2. Savino Rispondi
    Infatti, le misure di welfare sono tipicamente locali. Si sta facendo lo stesso errore del reddito di cittadinanza, che, come strumento di lotta alla povertà, andava conferito a chi si avvale dei servizi sociali comunali.