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Pagheremo più o meno tasse nel 2020?

Il peso delle imposte sul Pil rimane all’incirca lo stesso del 2019, molto meno quindi di quanto avremmo pagato senza la manovra. Ma sarà diversa la composizione del prelievo. Con effetti su famiglie e imprese che si potranno valutare solo col testo definitivo.

Il disegno di legge di bilancio

Il disegno di legge di bilancio in discussione in Parlamento aumenterà o diminuirà le imposte? È una domanda semplice, ma le risposte, nel dibattito politico, sono spesso confuse e contraddittorie. Per capire, occorre specificare a cosa ci si riferisce. Aumenteranno o diminuiranno rispetto a ciò che sarebbe accaduto senza l’intervento della legge di bilancio o rispetto all’anno precedente o, ancora, rispetto alle attese (legittime o percepite) dei contribuenti?

La tabella 1 riporta una sintesi delle principali misure del Ddl di bilancio (e del decreto fiscale 124/2019) e i loro effetti sul conto economico delle amministrazioni pubbliche. Si tratta della differenza fra le entrate previste a legislazione vigente (bilancio tendenziale), che riporta i valori di entrate e spese in assenza di nuove iniziative legislative, e quelle previste tenendo conto della manovra (bilancio programmatico).

Rispetto al bilancio tendenziale, le imposte nel complesso si riducono nei primi due anni e, soprattutto, nel 2020 (-15,6 miliardi). Il saldo netto è però il risultato di variazioni in aumento e in diminuzione di varie voci, che meritano alcune distinzioni.

Le clausole di salvaguardia

Dei 26,5 miliardi di minori entrate nel 2020, ben 23 riguardano l’abolizione dell’aumento di Iva e accise previsto dalle clausole di salvaguardia ereditate dai passati governi. Nonostante il notevole sforzo, si abolisce un aggravio di imposta non ancora entrato in vigore, quindi nulla cambia rispetto al passato. Per gli anni successivi al 2020, il governo riduce le entrate previste dalle clausole, ma non le elimina del tutto. Dal 2021 sono ancora possibili aumenti di Iva e accise, inferiori a quanto aveva previsto il precedente governo.

Al netto delle clausole di salvaguardia, le entrate aumentano, in tutto il triennio.

Le agevolazioni

Vengono prorogate alcune agevolazioni in scadenza. Anche queste sono riduzioni di entrata rispetto al bilancio tendenziale a cui non corrispondono riduzioni di entrata rispetto al passato. È il caso della cedolare secca al 10 per cento sugli affitti a canone concordato, della proroga delle detrazioni per ristrutturazioni edilizie, della proroga del super e iper-ammortamento. Spesso, con le proroghe, si modifica anche l’agevolazione, con effetti diversi non solo dal tendenziale, ma anche dal regime passato. Un esempio è la nuova detrazione fino al 90 per cento per la ristrutturazione delle facciate esterne degli immobili.

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Specularmente, vi sono aumenti di entrata che riflettono l’abolizione di agevolazioni che dovevano entrare in vigore dal 2020. È il caso della flat tax fra 65 e 100mila euro prevista lo scorso anno a partire dal 2020. La tassazione non aumenta rispetto al regime oggi in vigore, ma rispetto al tendenziale, e a qualche legittima attesa, viene meno la sua riduzione.

Anticipi e acconti

Tra le entrate in aumento, vanno tenute distinte anche alcune entrate “una tantum”, frutto di rimodulazioni nel tempo di acconti e deduzioni, come il blocco di una serie di deduzioni che riguardano il settore bancario, lo slittamento degli acconti per i soggetti Isa (i nuovi indicatori sintetici di affidabilità), la proroga della possibilità di rivalutare i beni di impresa e le partecipazioni. In questo caso, circa 4 miliardi nel 2020, le imposte aumentano, sia rispetto alla legislazione vigente sia rispetto al passato, ma ciò riflette spesso spostamenti nel tempo del prelievo, a scapito di entrate future.

L’evasione

È previsto un significativo aumento di entrate dal contrasto all’evasione. In questo caso, le imposte aumentano, sia rispetto al passato che al tendenziale, ma a carico di chi si sottrae al pagamento delle imposte dovute, senza aggravio sui contribuenti onesti.

Altri interventi

Il principale intervento che riduce le entrate, non solo rispetto al tendenziale ma anche rispetto al passato, e che quindi comporta una vera e propria diminuzione della tassazione, riguarda la progressiva riduzione del cuneo fiscale sul lavoro: 3 miliardi nel 2020 e circa 5 in ciascuno dei due anni successivi. Segue l’abolizione del superticket: 185 milioni nel 2020 e 554 milioni successivamente.

Per quanto riguarda gli aumenti di tassazione, se si prescinde da quelli già descritti, nonché dai riflessi fiscali del rinnovo dei contratti del pubblico impiego, rimangono circa 3,5 miliardi nel 2020 e quasi 5,9 nei due anni successivi. Questi importi riflettono una molteplicità di misure: la nuova e discussa imposta sull’utilizzo della plastica, l’incremento del prelievo sui giochi e sui tabacchi, la revisione delle agevolazioni sulle auto aziendali, l’imposta sulle bevande zuccherate, e così via. Si tratta di interventi specifici con finalità diverse che hanno suscitato molte critiche e che è facile prevedere saranno modificate dal Parlamento.

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Si tratta del gruppo di interventi che meglio sintetizza il vero aumento di tassazione rispetto al passato per i contribuenti onesti, ma lascia pressoché inalterato il prelievo netto nel triennio. Quello che cambia è la sua distribuzione per circa 3 miliardi nel 2020 e per più di 5 negli anni successivi.

Le entrate totali in percentuale del Pil

In conclusione, il prossimo anno pagheremo in valore assoluto di più rispetto al 2019, soprattutto perché la crescita del Pil produce un aumento automatico delle imposte, ma le entrate delle Ap rappresenteranno una quota del Pil molto vicina a quella del 2019, che ora è davvero difficile stimare con precisione. La Commissione europea prevede ad esempio che il rapporto tra entrate totali e Pil aumenterà dello 0.1%. Secondo la nostra ricostruzione l’aumento potrebbe essere lievemente superiore, attorno a 0.2 – 0.3% del Pil, tenendo conto delle entrate una tantum. Le entrate nel 2020 saranno comunque molto inferiori a quanto avremmo pagato senza la manovra di bilancio.

La composizione del prelievo sarà però diversa: gli effetti sui contribuenti, sulle famiglie, sulle imprese e sui settori di attività economica potranno appieno essere valutati solo quando la manovra avrà completato l’iter parlamentare.

Tabella 1 – Effetti sul conto economico delle amministrazioni pubbliche del Ddl di bilancio e del Dl fiscale (124/2019) (milioni di euro)

Fonte: Audizioni Banca d’Italia e Ufficio parlamentare del bilancio

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  1. Savino

    La povera gente pagherà più tasse, i ricchi (quelli che si lamentano sempre) sono di nuovo esonerati. E’ questa la situazione insostenibile, la causa di un’economia stagnante. I piccoli e piccolissimi balzelli, gli aumenti delle marche da bollo, nei settori strategici dei giochi e dei tabacchi riguardano la massa (discutibile quanto volete se sia giusto fumare o giocare). I grandi patrimoni, frutto di proventi non leciti e non sudati sono esentati. La borghesia italiana, che fa nascere la protesta perchè ha paura che gli tocchino la cassaforte vede la stessa inviolata anche da parte dello Stato. Chi ce l’ha una rendita stravive con quella, chi se l’è finita, peggio per lui, chi non ce l’ha mai avuta si deve arrangiare. Se questa è l’economia di una nazione.

  2. La risposta è difficile se non impossibile (pagheremo più tasse o di meno nel 2020). Nel nostro Paese oramai siamo abituati oltre che a sopportare una tassazione record anche a dover sottostare a complicazioni fuori dal normale. Tralasciando in questa sede la burocrazia fiscale (che non ha pari e per la quale si potrebbero scrivere libri), quello che lascia attoniti è come i n/governanti non riescono a dare una svolta alla politica industriale e al tempo stesso sostenerla attraverso un sistema tributario improntato ad una maggiore qualità ed equità. Al riguardo è certificato da tutti gli osservatori che il nostro sistema di micro-piccole imprese che rappresentano di gran lunga la maggioranza della forza produttiva, arranchi da moltissimi anni e non produca più quel benessere (PIL, e altro) sia per il Paese, sia per gli imprenditori-lavoratori. Anziché continuare a legiferare in modo schizofrenico (es. micro-tasse, agevolazioni su facciate, cedolari varie, ecc..), sarebbe auspicabile una riscrittura dei principali Testi unici (Imposte dirette – IVA e Imposte indirette) con prelievi più razionali, eliminando “agevolazioni” a pioggia e/o settoriali, ricreando fiducia nel tessuto imprenditoriale e di chi lavora. Oggi l’imprenditore ha paura di rischiare e prima di farlo (almeno il “piccolo”) guarda alla propria pensione, piuttosto come incrementare una rendita per il futuro. Quale futuro ?

  3. salvatore tutino

    Ottima analisi per chi ha difficoltà a capire e, soprattutto, per chi si ostina a non voler capire!

  4. Roberto

    Avrei 2 domande sulla tabella. Come mai la proroga delle detrazioni per ristrutturazione da un segno positivo nel 2020 tra le minori entrate? Come mai la reintroduzione dell’ace da un segno negativo nel 2020 tra le maggiori entrate? Ringrazio per l’articolo molto chiaro e sintetico sulla composizione del bilancio.

  5. serlio

    “Al netto delle clausole di salvaguardia, le entrate aumentano, in tutto il triennio”..
    c’è già scritto tutto: malamente, in modo dissimimulato, ma significa solo una cosa: incremento della pressione fiscale.
    Vantare il mancato aumento della stessa a causa delle clausole di salvauardia previste dallo scellerato fiscal compact e è un atto di vera e propria disonestà intellettuale, tipica peraltro degli intellettuali organici ad una parte politica che invece di fare ricerca e informazione fa propaganda.
    Peraltro dovreste concentrarvi maggiornamente sul debito pubblico e come ridurlo senza massacrare fiscalmente il paese come ha fatto il vs idolo MM .

  6. Michele Lalla

    L’articolo è chiaro e “non politico”; perciò, le osservazioni dei lettori mi inducono a intervenire piú dell’articolo, perché la maggioranza ripete piú apoftegmi o detti/motti della propaganda o, come io li chiamo, ragionamenti mal-condizionati (a variabili omesse, se preferite): siamo il paese dove si paga piú tasse. Si dimentica che siamo anche il paese con piú evasione, che milioni di piccole evasioni ammontano a miliardi, siamo il paese con piú corruzione confrontandoci con i paesi piú simili a noi, eccetera.

    Altro luogo comune, siamo fatti di piccole aziende. Ah! E per vivere bisogna evadere. Interessante distorsione di visuale e logica. Si accetta il liberismo, ma, poi, si vuole il “familismo”: la legge del mercato è che chi non ce la fa, va fuori. I piccoli devono imparare a crescere e associarsi è un modo per crescere: basta guardare ai trasporti, dove non si riesce a costituire una società degna di questo nome, salvo qualche caso particolari … Tutti, però, vogliono servizi efficienti e a costo zero: sono arrivate le generazioni del maghetto Harry Potter? Si vuole piú sicurezza, piú carceri, piú giustizia efficiente. Con che cosa si pagano gli operatori? Con la riduzione delle tasse? Risposta: Tagliando gli sprechi! Sono anni di governi di destra (e di sinistra) che hanno proceduto a tagliare sanità, scuola (Berlusconi che ha dato i soldi al CEPU e li ha tolti all’università), e pubblico impiego (con contratti precari, non riassumendo il personale necessario …)

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