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Meccanismo europeo di stabilità: è il caso di allarmarsi?

Il nuovo Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) sta per essere sottoposto ai parlamenti nazionali per la ratifica. Accolto senza obiezioni da tutti i partiti a giugno, ora suscita allarme. Chiariamo qui gli aspetti positivi e i punti critici.

La riforma del Mes

Dal comunicato del presidente Mario Centeno al termine della riunione dell’Eurogruppo del 7 novembre scorso si evince che il negoziato sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism-Esm) è ormai in fase molto avanzata. Il testo del Trattato, così come emendato a giugno, non è più in discussione ed entro dicembre dovrebbero essere approvati dai governi anche tutti gli allegati (per esempio, il memorandum sui rapporti con la Commissione europea). A gennaio dovrebbe quindi iniziare il processo di ratifica da parte dei parlamenti nazionali.

Nel giugno scorso, quando fu reso noto il testo del nuovo Trattato, in Italia nessun partito politico sollevò obiezioni rispetto al merito della riforma; i sovranisti tuttavia continuavano a pretendere l’abolizione del Mes. La richiesta, oltre a essere avulsa dal dibattito europeo, non teneva conto del fatto che il Mes è un’istituzione molto utile perché svolge la funzione, assolutamente essenziale, di prestatore di ultima istanza nei confronti degli stati dell’Eurozona. Ha infatti un capitale di ben 704 miliardi di euro, di cui 80 versati, è già oggi il principale emittente di obbligazioni in euro – il che gli consente di erogare prestiti per un multiplo del capitale – ed è la porta di accesso, ancorché non automatica, alle Omt (outright monetary transactions) della Banca centrale europea, il cui ammontare è teoricamente illimitato.

Di fronte delle critiche dei sovranisti, va anche ricordato che il Mes rappresenta oggettivamente una manifestazione di solidarietà dei paesi più solidi dell’Eurozona nei confronti dei paesi più esposti alle crisi. La Germania, con una quota del 26,9 per cento, è di gran lunga il principale contribuente, anche se è del tutto improbabile che possa mai avere bisogno di assistenza. L’Italia contribuisce con una quota del 17,8 per cento (14 miliardi di capitale versato).

Va anche detto che nella nuova versione del Trattato non è stata inserita l’ipotesi preferita dai rigoristi del Nord Europa, a cominciare dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann: la ristrutturazione automatica e preventiva del debito pubblico dei paesi che si rivolgono al Mes. La riforma prevede invece che lo stato che chiede l’intervento del Mes sia sottoposto all’analisi di sostenibilità del debito (un esercizio che non può non contenere ampi margini di discrezionalità) e, solo in caso di esito negativo, sia tenuto a ristrutturare.

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Le preoccupazioni italiane

La ristrutturazione non è quindi automatica, ma dipende dall’esito delle valutazioni sulla sostenibilità. Rimane il fatto che, se la valutazione è negativa, la ristrutturazione deve essere preventiva, ossia deve precedere l’erogazione degli aiuti perché il Mes li garantisce “solo a paesi i cui debiti sono giudicato sostenibili”. È una possibile criticità per un paese ad alto debito come l’Italia e contribuisce a spiegare la preoccupazione espressa nei giorni scorsi dal governatore della Banca d’Italia. Nel complesso, i timori relativi alla riforma possono essere così riassunti:

  1. viene ribadito con forza, nove anni dopo il guaio della famosa passeggiata di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a Deauvile, il concetto di Psi (private sector involvement), una perifrasi per ristrutturazione del debito;
  2. vengono attribuiti al Mes, che è un’istituzione intergovernativa esterna al perimetro dell’Unione Europea e non sottoposta al vaglio del Parlamento europeo, poteri molti ampi che si sovrappongono a quelli della Commissione sull’intera materia della analisi e valutazione della situazione economica e finanziaria di tutti i paesi dell’Eurozona, non solo di quelli sottoposti a un programma di aggiustamento;
  3. si specifica che il mandato del Mes si distingue da quello della Commissione perché il primo svolge le proprie valutazioni “from the perspective of a lender” (“dalla prospettiva di un creditore”) e avendo riguardo alla capacità del debitore di restituire il prestito, il che comporta, in sostanza, che il Mes avrà il coltello dalla parte del manico e che, a differenza di tutte le istituzioni comunitarie, non avrà il mandato di operare nel comune interesse dell’Unione;
  4. si sottolinea che il Mes presta assistenza solo a paesi con debito sostenibile – il che significa che chi ha un debito giudicato insostenibile deve preventivamente ristrutturare;
  5. si chiede agli stati membri dell’Eurozona di introdurre nei titoli di nuova emissione le clausole contrattuali dette “single limb”, che consentono di ristrutturare l’intero debito di un paese con un solo voto dei creditori e la cui finalità è quella di facilitare la ristrutturazione dei debiti pubblici.
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Nel dare un giudizio di insieme sulla riforma, si deve anche tener conto che è stato introdotto il backstop per il Fondo di risoluzione delle banche – un fatto in sé positivo, anche se con limiti rilevanti. E d’altra parte, i vertici politici dei paesi europei, anche in Germania e in Olanda, non hanno mai davvero sposato l’idea della ristrutturazione automatica e sarebbero probabilmente molto preoccupati da una crisi del debito italiano, per le gravi conseguenze che avrebbe in Europa e nel mondo. Hanno approvato quindi questa riforma perché ritengono che le regole europee non siano riuscite a disciplinare paesi come l’Italia e dunque occorra fare maggiore affidamento su meccanismi di mercato. Ciò comporta che i paesi vengano salvati – questa è la funzione del Mes – ma che una parte del costo del salvataggio debba essere a carico dei creditori. La finalità dunque non è quella di indurre l’Italia a ristrutturare, ma al contrario quella di indurla ad assumere le iniziative che sono necessarie per evitare di perdere l’accesso al mercato e dunque essere costretta a rivolgersi all’assistenza della comunità internazionale. Il rischio è che i meccanismi di mercato funzionino male e, attraverso aspettative che si autorealizzano, finiscano per trasformare temporanee crisi di liquidità in insolvenza. Ciò a maggior ragione dato che sono stati resi più restrittivi i criteri per accedere ai prestiti precauzionali, proprio quelli che avrebbero potuto svolgere la funzione di evitare questo genere di crisi.

Questo articolo riflette il testo di un’audizione dell’autore presso le Commissioni V e VIX della Camera il 6 novembre disponibile qui.

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31 commenti

  1. Savino

    Non è il caso di allarmarsi sul MES, ma è il caso, semmai, di allarmarsi sulla situazione dell’Italia rispetto ai parametri finanziari UE e rispetto alla carenza di riforme strutturali che si attendono da 20-30 anni. Parliamoci chiaro: giunti in questa fase storica, con il fallimento di ogni politica e con un Paese confuso ed incapace di creare le condizioni di crescita e sviluppo, la presenza della troika o una situazione similare potrebbe essere inevitabile e, per certi versi ( dal punto di vista, ad esempio, dei giovani, qualificati e disoccupati e dei ceti sociali meno agiati) addirittura auspicabile come una liberazione. Piuttosto che continuare ad assistere ad un aumento della pressione fiscale per ingrassare le burocrazie, cui non corrisponde un miglioramento dei servizi, ad una contrazione continua dei consumi medi, ad una serie di diseguaglianze dovute alla differenza tra chi ce l’ha ancora una rendita, chi l’ha esaurita e chi non ce l’ha mai avuta, piuttosto che tutto ciò meglio avviare delle riforme controllate che ci rendano finalmente un Paese occidentale moderno, di cui far trarre giovamento alle generazioni future. Di tutte le forze politiche, terrei davvero in disparte l’opinione sul MES del M5S. Credo che Di Maio sia l’ultimo legittimato a metterci bocca dopo i disastri del RdC, dell’esultanza sul balcone per il deficit e dell’ILVA. Anzi, la sua presenza al governo è oggi l’elemento di instabilità che può farci crollare fatalmente.

    • 1. Mi sembra un preclaro esempio di commento autodenigratorio, di quelli che fanno aumentare lo… spread (c’è, al riguardo, un ottimo articolo de La Voce).
      2. I parametri bisogna conoscerli bene e poi saperli interpretare scevri da inclinazioni autodenigratorie.
      3. Da 27 anni (tranne il 2009, culmine della crisi), l’Italia fa registrare un avanzo primario, spesso consistente, benchmark in UE28.
      4. Dai dati Eurostat, questo è lo sforamento complessivo del parametro del 3% deficit/Pil nel periodo 2007-2016: Irlanda 55,2%, per 7 anni; Grecia 54,4%, per 9 anni; Spagna 40,2%, per 9 anni; Portogallo 29,3%, per 8 anni; Francia 15%, per 9 anni; (Gran Bretagna 24,2%, per 7 anni); Italia 4%, per 3 anni. Ma la Commissione e il suo staff propalano la BUFALA che «L’Italia è lo Stato Membro che ha più beneficiato delle clausole di flessibilità previste dal braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita». E’ un altro frutto velenoso del pregiudizio verso l’Italia.
      5. Il parametro debito è fuori linea di parecchio, ma la sua determinante, da 27 anni, NON è la spesa primaria, ma esclusivamente la spesa per interessi, elevata sia perché il debito pubblico è elevato, sia perché l’Italia paga un tasso d’interesse doppio o triplo rispetto alla Francia e alla Germania.
      6. Il RdC non è affatto un disastro ed esiste in tutti gli Stati UE, tranne l’Ungheria.
      7. Secondo la Commissione Europea e Centri studi anche tedeschi, il debito pubblico italiano è tra i più sostenibili.

      • GUIDO DELLA VALLE

        L’avanzo primario dell’Italia si è ridotto
        La spesa per interessi si è ridotta di molto ma l’Italia ha utilizzato i risparmi non per ridurre debito ma per aumentare, di nuovo, spesa corrente
        L’avanzo primario dell’Italia è emblematico del perché il debito è deleterio. Oggi paghiamo e continuiamo a pagare le spese allegre degli anni 70′, ed 80 in cui abbiamo accumulato debito
        se il costo del debito dell’Italia è superiore a Francia e Germania, ma anche Grecia e Portogallo, è perché milioni di investitori attorno al mondo non si fidano dell’Italia e preferiscono ricevere un rendimento più basso che accollarsi il rischio Italia. La colpa è di chi questa sfiducia la ingenera con politiche generalmente considerate controproducenti ed insostenibili.

        • 1. Mi sembra un altro esempio preclaro del pregiudizio sull’Italia. Autodenigratorio. Di quelli che fanno aumentare lo… spread. Alimentato colpevolmente da milioni di Italiani antipatriottici (ed io sono di sinistra).
          2. I dati bisogna conoscerli bene e poi saperli interpretare scevri da inclinazioni autodenigratorie (che fanno crescere lo spread).
          3. Milioni di investitori? Dai dati di Bankitalia, soltanto il 5% è detenuto da famiglie. Che vengono influenzati dalle inaffidabili società di rating e dai media agit prop dei ricchi (v. FT).
          4. Avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica, il debito italiano (che include 60 mld di sostegni agli altri Paesi) è giudicato il più sostenibile nel lungo periodo.
          5. Includendo il debito “sotto il tappeto” (2016), il rapporto debito/Pil (che nel 2007 era pari al 100%; poi a causa delle misure procicliche imposte dall’UE il Pil è calato di 170 mld) è pari al 180%, contro il 172 della Germania e il 173 dell’Olanda.
          6. Considerando anche il debito privato (dati OCSE) la situazione dell’Italia (172,5% del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e soprattutto dell’Olanda (261,3), abituale severa censora dell’Italia.
          7. Ovviamente, si può fare meglio, ad esempio facendo pagare ai ricchi una parte del debito (come chiedono i Tedeschi), ma è d’obbligo l’onestà intellettuale e partire dai dati, interpretandoli scevri da pregiudizio. Soprattutto se si è Italiani.

      • magamagò

        Dalla riforma del PSC nel 2005 il parametro da guardare è il disavanzo strutturale, che tiene conto del ciclo economico, del prodotto potenziale e del livello del debito sul Pil. La Bufala è che noi non abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità perchè son 27 anni che abbiamo un avanzo primario. Vuoi il RdC? Fallo pagare con un aumento delle tasse agli italiani e abbi il coraggio di dirlo. “Secondo la Commissione Europea e Centri studi anche tedeschi, il debito pubblico italiano è tra i più sostenibili.”: fonti? CER?

      • Guardare in faccia la realtà non ha nulla di autodengratorio.
        E’ un esercizio necessario per capire le cose da fare.
        GG

        • 1. La formula del deficit strutturale è giudicata inaffidabile dalla stessa Commissione Europea (oltre che dalla BCE) fin dal 2013, ma ha continuato bellamente ad applicarla finora. Ora pare che ha deciso finalmente di sostituirla con altri parametri, più attendibili e meno arbitrari.
          2. Bufala? Io sono un debunker, un demistificatore di bufale. L’unico mio libro è un saggio di 300 pagg. in cui demistifico le tre più grandi bufale del XXI secolo, che in Italia hanno fatto 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti.
          3. Io uso soltanto fonti originarie. Per il mio saggio sono state: Sole 24 ore, CGIA di Mestre, ISTAT e, soprattutto, gli ottimi e dettagliati dossier delle leggi elaborati dal Servizio Studi della Camera (o del Senato). Per il debito pubblico è la Commissione Europea, che ogni anno licenzia un rapporto sulla sostenibilità del debito pubblico dei 28 Paesi UE.
          4. Ribadisco: l’RMG esiste in tutti i Paesi UE tranne uno. Spesso assieme ad altre provvidenze, in primis la casa popolare (negli altri Paesi ce ne sono molte di più che in Italia) o il contributo all’affitto. In Italia di case popolari o ultrapopolari ce ne sono appena 525.000, pari all’1,2% dei 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30% degli altri Paesi UE.
          Negli ultimi 10 anni ho scritto spesso di introdurre l’RMG e realizzare un corposo Piano pluriennale di case popolari, prendendo i soldi ai ricchi.
          PS: Se clicchi su Vincesko trovi le prove.

          • Corrado

            Ma per carità… ognuno ha diritto alle proprie opinioni, ma i dati sono dati! 1 da qualunque parte, una dirigenza che non funziona si sostituisce: “denigratorio”? ma in quanto opinione, è accettabile 2 appunto (vedi seguito), già da diversi anni l’unico criterio che conta davvero è quello del debito (e del suo TREND, rispetto al Pil) 3 avanzi primari, ripetuti, ma la situazione non migliora… forse che non è tutto lì? 4 il DEBITO non scende significativamente da anni, nè ne mostra almeno l’intenzione: sarebbe un “pregiudizio”? 5 “il parametro debito (rispetto al Pil !!!) è fuori linea di parecchio, ecc.”. La causa primaria non è che il debito è elevato (anche se lo è), non sono gli interessi più alti (anche se lo sono, e più che i commenti “autodenigratori” ne sono causa i cucù alla Merkel e i mojito del Papeete), ma è la mancanza di crescita. Questa non è un’opinione, sono dati: basta fare i differenziali di crescita con gli altri Paesi UE e confrontarli col differenziale degli interessi, ad esempio dal 2007 ad oggi. 6 il RdC è oggettivamente un mezzo disastro, non tanto per lo spirito quanto per la messa in opera “all’italiana”; è oggettivamente poco rilevante (ad oggi) ai fini del rapporto debito/Pil che non deflette anzi aumenta, tant’è che non comprendo il senso di elencarlo in questa lista 7 il debito italiano è talmente sostenibile (“secondo i tedeschi”…) che la sua semplice esistenza, col suo trend sconfortante, da anni blocca una serie di auspicabili riforme UE..

        • Perché ha risposto al mio commento? Domanda retorica. Lei ha scritto cose contraddittorie, ma pretende di essere nel vero in entrambi i casi. E sottovaluta i danni che gli autodenigratori dell’Italia (milioni) arrecano al Paese. Naturalmente lo fate a fin di bene. Per educare il popolo e gli ignoranti. Io sono un appassionato di psicologia. Ho frequentato il sito NoisefromAmerika per qualche anno e ne ho tratto la conferma che tutti i neo-liberisti hanno problemi col principio di realtà. Oltre a fare un uso industriale della proiezione (e della spietatezza). Ma beninteso non è una loro esclusiva. Riguarda tutti quelli che hanno subito un’educazione autoritaria, plagiante e per sopravvivere si sono creati una realtà parallela. Ma ovviamente non lo sanno e lo proiettano sugli altri.
          Anche quando lei ha scritto nel sito dell’Osservatorio CPI l’articolo “Il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro: teorie sovraniste e realtà” sicuramente ha pensato di essere nel vero. Invece è falso. Le ho scritto perché è falso in una lettera indirizzandola all’Osservatorio: la trova cliccando su Vincesko, a pag. 2. Anche quando tutti voi economisti (salvo due, che a me risulti) avete sopravvalutato i provvedimenti di Monti (nel bene e nel male) ignorando che il grosso (l’80%) era stato opera di Berlusconi (anche, più o meno, in tema di pensioni) pensavate di essere nel vero. Invece è tutto falso.

          • Savino

            Sig Vincesko, lei non fa parte di noi “autodenigratori” perchè magari sta bene, campa di rendita, non vede difficoltà economiche e sociali o di inserimento lavorativo e sociale per sè e per i propri cari, non ha bisogno di nulla, nemmeno di pubblici servizi (compresa la sanità), nemmeno di pubbliche infrastrutture. Sig Vincesko sa che le dico, beato lei che ha ricevuto un’educazione libertaria (e, magari libertina) e ci può dare lezioni di vita, di verità, di indirizzo e di appartenenza. Tanto, ormai, il primo che si alza al mattino impartisce lezioni. Anche Berlusconi, Renzi, Grillo, Di Maio e Salvini hanno cominciato così, verso la piega di semplificazione populista che sta prendendo il Paese. Solo che con le sue lezioni il piatto in tavola non si mette e le sue lezioni, al mondo d’oggi, non si possono concludere con mamma Stato che interviene, che nazionalizza ILVA e Alitalia, che distribuisce redditi di cittadinanza e baby pensioni a pioggia. Sapete solo dire che l’austerity non va bene e lamentarvi delle troppe tasse (per finanziare la baracca), ma non avete un modello alternativo a quello antidemocratico dell’uomo forte degli anni ’30 e all’assistenzialismo della DC e company.

          • La premessa è campata in aria. Il resto pure. Non è obbligatorio parlare di problemi economici. In parte mi ripeto: se non ci si sobbarca alla fatica di studiare, non farsi manipolare dagli agit prop dei ricchi, che sono millanta e attrezzati, cercarsi i dati dalle fonti originarie, analizzarli e interpretarli laicamente e non ideologicamente, ispirandosi ad un principio di equità, a mio parere è meglio astenersi, in particolare se si è poveri. E discettare di calcio o di ippica.

            PS: L’opposizione al RdC è diventata una fissazione degli Italiani ricchi, degli Italiani neo-fascisti e degli Italiani poveri plagiati dai ricchi (sostituisce la TAV per gli intelligentoni di estrema sinistra). Sa quanti miliardi vengono “regalati” ogni anno ai ricchi e ai benestanti (inclusi, ad esempio, 2,7 mld dei 4 dell’IMU sulla casa principale, che io utilizzerei per costruire case popolari, che sono pochissime in Italia), perfino dalla spesa sociale, teoricamente da destinare ai poveri? Ecco, impieghi il suo tempo utilmente per approfondire questo tema.

  2. Henri Schmit

    Il governatore ha detto che bisogna finalmente INIZIARE un programma di riduzione del debito: “The widespread concern over high public debts is justified. They are a source of systemic risk. Even if fundamentally solvent, highly indebted countries are more vulnerable to liquidity shocks and negative markets’ assessment of national authorities’ commitment to financial stability. In addition, in a currency area, a sovereign debt crisis can have strong repercussions for neighbouring countries… A reform of the EMS-treaty to reinforce its role in preventing and managing sovereign crises in euro-area member states is currently being finalised. It is part of an effort aimed at reducing uncertainty as to how and when a sovereign debt can be restructured. Clarifying the conditions and procedures for restructuring would certainly reduce the part of the cost of a sovereign default which can be attributed to uncertainty over the manner and timing of its solution… The importance of rigorous budgetary policies at a national level cannot be overestimated. But reducing the debt-to-GDP ratio requires time and there is the risk that a crisis might interrupt the process, without this being the direct consequence of a policy decision. Europe should seek ways to support and protect the efforts that must be made by member states to reduce their debt.” Il resto del paese è UNITO, TUTTI la pensano come Savini: l’UE dovrebbe lasciare i paesi SOVRANI gestire il loro debito ma salvarli se sbagliano

  3. Asterix

    Caro ex Direttore, non comprendo perché dopo le sue corrette preoccupazioni espresse nelle sue due audizioni davanti le Commissioni Bilancio e Finanza della Camera stia provando a smorzare i toni.
    Dal testo scritto della sua audizione è Lei che inizia la sua audizione, dopo i saluti di rito, esprimendo prima i profili critici della riforma e successivamente i punti positivi. Da ciò si deve supporre che Lei ritiene che i primi siano molto superiori ai secondi. Se una riforma è negativa, ed i tempi per discuterla come Lei ha chiarito sono ormai chiusi, non si può far altro che rigettarla. Per i futuri governi italiani, di qualsiasi colore politico, discutere margini di flessibilità con l’Europa con la spada di Damocle di questa riforma MES (cioè di fare la fine della Grecia) vorrebbe dire vivere sotto “estorsione” continua. Qualsiasi variazione dello spread sarebbe moltiplicata dalla clausola di ristrutturazione del debito italiano. Tale meccanismo non rafforzerebbe il riallineamento dell’Italia alle economie degli altri Paesi europei, ma rischia di aggravare la situazione italiana costringendoci a quel punto alla “exit strategy” non solo dall’Euro ma proprio dall’Unione Europea.
    Chi si oppone al MES vuole restare nell’euro, ma a condizioni accettabili per la seconda industria europea.

    • Claudio Castellini

      @Asterix: stavo per porre la stessa domanda. il prof. Galli aveva toni piuttosto allarmistici quando venne audito dalla Commissione qualche giorno fa. nei giorni successivi li ha invece smorzati e anche tanto, prima qui su lavoce e poi ancora di più ieri mattina (sabato 23.11) durante la trasmissione “La belve” di Giannino / Maffè / Seminerio.

      Meditiamo.

  4. Gerardo Coppola

    L’articolo mi sembra un bel compitino svolto con la matita rossa e blu. Questo va bene e questo no. Apprezzo, invece, molto il commento di Savino. Sicuri che il commissariamento del nostro paese sia il male peggiore ? E soprattutto siamo sicuri che di fatto non sia già così ?

  5. Henri Schmit

    Sono prolisso, chiedo scusa. Ma il caso è importante e emblematico: manca una risposta chiara alla domanda del titolo (dell’eccellente articolo dello stimatissimo autore). La risposta è che non c’è nulla di allarmante nel trattato MES, che la polemica scatenata un paio di giorni fa è fuorviante, ignorante e strumentale. L’unica cosa allarmante, ma non è nuovo, è il debito che continua a crescere. È quello il messaggio del governatore, mi sembra. La debolezza dell’opinione pubblica è che casca nei tranelli demagogici di Salvini&co, una schiera molto folta, invece di insorgere contro l’ignoranza e spiegare perché le uniche cose di cui preoccuparsi sono 1. il debito fuori controllo, il possibile contagio sulle banche e sulle imprese e quindi 2. il discorso pubblico e i programmi e personaggi politici che non analizzano la realtà correttamente e non propongono le misure appropriate. Condivido il giudizio di Davide Giacalone ieri sul blog della Fondazione Einaudi.

  6. Asterix

    La risposta è nella audizione dell’autore: “..In sintesi, la nostra opinione è che la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) di cui si sta discutendo in Europa contenga alcuni elementi di criticità per il nostro paese..Quanto agli aspetti critici, il punto fondamentale è che nella riforma che viene proposta emerge, in modo implicito ma abbastanza chiaro, l’idea che un paese che chiede aiuto al MES debba ristrutturare preventivamente il proprio debito, se questo non è giudicato sostenibile dallo stesso MES. Si noti che la novità non sta tanto nella possibilità che un debito sovrano venga ristrutturato – cosa che è già avvenuta nel caso della Grecia – ma nell’idea che la ristrutturazione diventi una precondizione, pressoché automatica, per ottenere i finanziamenti..La nostra opinione su questo punto è che l’idea di una ristrutturazione “early and deep” non avesse senso nella Grecia del 2010 e, a maggior ragione, non abbia senso nell’Italia di oggi. In particolare, occorre considerare che l’Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito è detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento..In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamità immensa, genererebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra..Nessun governo può prendere una decisione del genere se non nel momento in cui perdesse l’accesso al mercati” G.Galli

  7. Sandro Garofano

    “Nel giugno scorso, quando fu reso noto il testo del nuovo Trattato, in Italia nessun partito politico sollevò obiezioni rispetto al merito della riforma; i sovranisti tuttavia continuavano a pretendere l’abolizione del Mes.”

    L’autore dovrebbe far pace con se stesso. Con “i sovranisti” immagino ci si riferisca al partito “Lega” in quel momento in maggioranza e al governo.
    Ci sono video chiari che mostrano i maggiori esponenti della maggioranza dire NO alla riforma del MES, in parlamento, davanti a tutti, senza ambiguità o possibilità di incomprensioni.

    • Flavio

      Ha ragione Lei, erano nella maggioranza, potevano costringere Tria e Conte a mettere il veto e non l’hanno fatto, perché?

  8. Giuseppe GB Cattaneo

    Il Mes è l’ultima dimostrazione che l’UE così come è non funziona. La politica europea sfiora il ridicolo creando artificialmente condizioni che inducono Soros e compagni a scommettere sul default degli Stati.
    Forse ha ragione la Lega, meglio abolire il Mes e ripensare l’Europa prima che sia troppo tardi.

    • Virginio Zaffaroni

      Il MES, se è un problema, lo è perché è FUORI dal perimetro dell’UE, non perché è dentro. Galli, Baglioni e Bordignon lo stanno scrivendo anche in cinese. Basterebbe leggere e capire ciò che si legge. Ma niente da fare, si tira fuori Soros, la Bilderberg e magari il protocollo dei Savi di Sion. La verità è che chi strilla in Italia è perché vuol fare debito a carico degli italiani futuri. Si va al Papeete, si gozzoviglia, poi si lascia il conto da pagare a chi verrà.

      • Giuseppe GB Cattaneo

        Concordo, é il fatto che il MES sia fuori dall’UE che è un problema, per gli italiani e per tutti gli europei. Il problema non è fare o non fare debito, ma perdere quel poco di democrazia che ancora esiste a favore di poteri e meccanismi di governo non politici. Mi sembra evidente, se non si capisce questo allora sì che al governo ci andranno Salvini e la Meloni.

  9. GUIDO DELLA VALLE

    In Italia si svolge un dibattito avulso dalla realtà:
    1) si crede che spendere e fare debito sia sempre un bene e che l’unico vincolo sia il rispetto dei parametri dell’UE. il debito, a meno che non sia per spese di investimento volte ad aumentare reddito futuro, è un trasferimento intergenerazionale di ricchezza a scapito delle generazioni future. I giovani di oggi non capiscono che pagano le pensioni baby di eri, i salvataggi di alitalia a ripetizione, l’assistenzialismo scriteriato a favore del Sud
    2) far parte di una comunità comporta diritti e doveri. Se non ci si vuole accollare i doveri è meglio non farne parte. Se l’Italia non vuole rispettare i vincoli UE, crede che siano deleteri, ne esca. Come l’UK. Ma si rinunci anche ai diritti
    3) non si capisce perché i paesi virtuosi del Nord Europa sarebbero tenuti ad un obbligo di solidarietà nei confronti dell’Italia a prescindere ed anche se l’Italia continua a perseguire politiche insostenibili e controproducenti
    4) se un paese rispetta i parametri, le regole di convivenza, le norme del buon senso e di un sano equilibrio finanziario, non si troverà mai in difficoltà e non sarà mai costretto a chiedere aiuti. il meccanismo del MES scatta solo quando si violano le regole.
    5) se un paese da prova di così grande incapacità e così scarsa capacità gestionale del dover richiedere aiuti straordinari è giusto che venga commissariato per far sì che gli aiuti siano ben spesi. O c’è chi pretende di ricevere gli aiuti gratis?

    • Altro commento autodenigratorio, avulso dalla realtà dei dati. Prima di scrivere accuse gravemente infondate, bisognerebbe studiare e liberarsi dei condizionamenti ideologici e autorazzistici. Finora, l’Italia non ha mai preso un € dall’UE, ma (i) ha dato 60 mld in sostegni ai Paesi in difficoltà (inclusi i conferimenti al MES), che sono anche serviti per accollarsi i crediti inesigibili delle banche francesi, tedesche e olandesi; e (ii) è un contributore netto dei fondi strutturali UE (4 mld netti all’anno nel periodo 2000÷2014).

    • Henri Schmit

      Controfirmerei questo commento. Il problema più grave è la deformazione (interessata, ignorante, cinica) della realtà. E non c’è quasi nessuno abbastanza convinto per correggere gli argomenti. Due terzi degli Italiani dicono di essere in disaccordo con Salvini e con il suo linguaggio (…), ma in realtà ne condividono le convinzioni (opinioni, interpretazioni, preferenze) profonde. Per questo stravincerà lui : dice senza mezzi termini quello che (quasi) tutti pensano. Se ne traggano le conseguenze!

  10. bob

    ..questi sono dettagli. Il vero unico grande difficilissimo problema è: come creare gli Stai Uniti d’ Europa! Unica e sola condizione, a fronte di blocchi come la Cina, l’ India. gli USA, di sopravvivenza per gli attuali ” statarelli”. Dove è il punto critico? Unire Stati stracarichi di storia propria e di sovranità maturata nei secoli è una impresa ardua direi impossibile. Un conto è mettere insieme territori selvaggi, spaziosi e inabitati come gli USA un conto è unire potenze storiche e anche coloniali come UK, Francia l’ Italia etc! Solo questo è il progetto arduo da completare. Ma per fare questo c’è bisogno di una classe politica onesta intellettualmente, visionaria, lungimirante e di grande spessore culturale, che sinceramente non vedo. Prendendo esempio da una dato storico italiano: l’ Europa rischia di finire come “l’ Italia” del ‘6-700″ tanti territori divisi dove Francesi, Spagnoli, Austriaci “venivano a fare i propri bisogni”. Ricorsi storici? Cambiano i “clienti” ma non la sostanza

    • Henri Schmit

      Non sono per nulla d’accordo. Nulla è predeterminato, tutti gli scenari sono possibili. Qualsiasi unità politica può essere realizzata di colpo, con la forza, o gradualmente, misurando le conseguenze. Un processo graduale presuppone la convergenza volontaria delle realtà indipendenti verso un denominatore comune. Prima bisogna verificare e promuovere il consenso su questo denominatore comune. Nel passato ci siamo illusi, sottovalutando le difficoltà della “sempre più stretta unione”, soprattutto nell’euro-zona, ma anche nell’UE in genere, come illustra la Brexit. L’inadempienza italiana è una causa della Brexit (secondo Farage, 2016, comizio di Trump, riferito dalla stampa italiana). Chi non sta alle regole esistenti non può credibilmente chiedere maggiore unità. Chi non vuole stare alle regole deve avere la possibilità di uscire dal sistema europeo e/o dell’euro. Se no, ci devono essere strumenti per gli altri paesi membri di costringere il paese inadempiente o di adempiere o di uscire.

  11. Henri Schmit

    Tre settimane dopo l’audizione dell’autore alla Camera, due settimane dopo l’intervento del governatore di Bankitalia e una settimana dopo l’attacco virulento di Salvini contro l’attuale governo, il MEF Gualtieri (dopo essersi probabilmente documentato e convinto), nel question time di cui non controlla l’agenda davanti ai senatori, difende finalmente l’ultima versione del MES approvata a giugno come conforme all’interesse nazionale. La difesa debole e tardiva è sintomatica della mancanza di autorevolezza e di convinzione del governo e dell’enorme paura dell’opinione pubblica malinformata, ingannata, disperata. Il prezzo di queste ambiguità e esitazioni sarà altissimo, in termini finanziari-fiscali e elettorali. Bisogna leggere i libri di storia del periodo fra le due guerre mondiali in Italia e in Germania, quando la liberal-democrazia non abbastanza convinta di se stessa venne sconfitta da un populismo rozzo e violento che portò al disastro; il parallelismo delle premesse è spaventoso.

  12. Savino

    L’utilizzo di un linguaggio aggressivo, con parole come “attentato” e “tradimento” è assolutamente inappropriato e spropositato. Salvini e Meloni vanno denunciati per aver rilasciato determinate dichiarazioni a discredito dello Stato e per aver scatenato una vergognosa rissa in Parlamento, disonorando le istituzioni.

  13. Giuseppe Capuano

    Il problema, a mio avviso, non sono le finalità del MES sicuramente meritorie,
    quanto le regole previste per l’accesso ai fondi (tecnicamente anche condivisibili) messe in relazione alla critica situazione italiana a causa dell’elevato debito pubblico.
    L’obiettivo politico da perseguire dovrebbe essere quello di rendere la possibilità di utilizzare il MES da parte dell’ ITALIA meno penalizzante possibile considerata il livello del nostro debito pubblico. Ovvio che, contemporaneamente, dovremmo mettere in campo tutte quelle misure di politica economica atte a ridurre il debito in maniera lenta ma costante nel tempo.

  14. Gian Luca Puppola

    Il giudizio del MES preoccupa, in quanto ente intergovernativo esterno all’Unione e soprattutto fuori dal controllo del parlamento europeo, considerando il trattamento che in Europa di solito riceve l’Italia, non mi sento per nulla tranquillo. Nel caso in cui l’Italia dovesse rivolgersi in futuro al MES, speriamo di no, chi garantisce che l’analisi sulla capacità di restituire il debito dell’Italia avvenga con i crismi giusti? La valutazione dell’indebitamento in generale, non va fatta sulla base dell’entità del debito, ma sulla capacità di chi contrae debito di ripagarlo, il rapporto debito PIL, falsa questa valutazione. Quanti stati in Europa trarrebbero vantaggio in un intervento della Troika in Italia? Alla Grecia sono stati prestati soldi, per saldare i debiti contratti con obbligazioni le quali erano per la maggior parte in corpo alle banche tedesche, che sono rientrate del loro denaro dopo aver goduto precedentemente degli alti tassi di rendimento dei titoli Greci. Nel frattempo il popolo greco ha visto i sorci verdì. Non credo che così funzioni bene. L’Europa non è una unione, ma una disunione e io non mi fido.

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