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  1. Giulio Morossi Rispondi
    Diamo sempre per scontati i danni alla salute dell’impianto siderurgico. Per difetto di competenza nessuno legge fra le righe l’incoerenza dei dati epidemiologici riportati, a partire dalla mortalità che nell’articolo oscilla fra 386 vittime in dieci anni e 11.550 in sette anni. Solo questa variabilità dovrebbe mettere in guardia sull’attendibilità dei numeri alla base della denuncia ambientale.
  2. Roberto Bellei Rispondi
    Avrei gradito una risposta alla mia domanda dagli autori dell'articolo. Grazie
  3. Henri Schmit Rispondi
    Conclusione costruttiva: l’ilva è un impianto gravemente inquinante che rovina TA, apparentemente vetusto e non competitivo. ArcelorMittal non è un imprenditore ma un predatore. Bisogna trasformare l’esistente in un’attività eco-compatibile e competitiva. Non lo farà Mittal, una scelta sbagliata, senza prospettiva. In Italia ci sono fior di imprenditori dell’acciaio: Marcegaglia Arredi Amenduni Rocca e Riva; ci sono forse pure clienti europei dell’ilva? Solo loro sono in grado di giudicare che cos’è fattibile tecnicamente e sostenibile economicamente. Lo Stato non ha le competenze per gestire tale impresa. Il suo primo compito è la tutela della salute; poi deve definire le condizioni ambientali e urbanistiche, individuare il sito dove l’impresa può operare osservando gli standard ambientali più esigenti. Non bisogna seguire l'ideologia pseudo-liberale che vieta l’investimento pubblico necessario per realizzare la trasformazione concordata con soci imprenditoriali interessati che lo faranno solo con una prospettiva di guadagno e senza assumere il rischio penale creato da altri. Gli errori dei Riva e la rinuncia dei Marcegaglia è un fallimento dello Stato! Ora bisogna decidere dove con chi e con quanti soldi pubblici in aggiunta a quelli privati rilanciare guardando la realtà in faccia e facendo quanto serve in un’ottica di lungo termine con soci affidabili. Se non è possibile, non bisogna mantenere artificialmente 10k occupati, meglio chiudere rapidamente e bonificare l’area!
  4. Henri Schmit Rispondi
    Non ci sono tre opzioni ma una sola, la terza. E non è un rebus per economisti, nemmeno una scelta solo imprenditoriale, ma una decisione pubblica, da prendere dopo attenta valutazione e dibattito aperto dall’autorità pubblica. Dagli anni 80 l’ambiente e la competitività delle aziende (anche siderurgiche) in un mercato comune (!) sono criteri supremi condivisi. L’Arbed lussemburghese chiude un’acciaieria da 6 mio t e trasferisce tutto in un impianto nuovo vicino al mare. Lo stato sostiene 23.000 che perdono il lavoro, impone una sovrattassa che rimane per anni. Nel 1981 all’università ho fatto uno studio sui fattori di competitività della siderurgia: non più vicinanza alle miniere e ai mercati dei prodotti, ma tecnologia, infrastrutture (Ferrovie, porto), costo dell’energia (siamo appena all’inizio della crisi del petrolio), lavoro e limiti ambientali. Contro il dumping dei paesi del terzo mondo ci sono già allora i dazi. Il governo socialista francese lascia fallire Creusot-Loire (nel 1986 circa). Che cosa ha fatto il governo italiano negli ultimi 30 anni? Alitalia, Mosè, ILVA, le storie si assomigliano. Chi è responsabile? Chi prende le decisioni? Chi dice la verità? Chi s’interessa ai fattori che veramente contano? E c’è chi ha faccia tosta per domandare a chi tocca pagare il conto! Riva in galera per gli impianti vetusti e le frode ambientali e Mittal pagherà la ristrutturazione impianti nuovi su un sito nuovo? siamo seri? Pagherà colui che è responsabile di tutto ciò!
  5. Federico Leva Rispondi
    Investimenti, "delocalizzazione di interi quartieri che semplicemente non dovevano essere dove sono oggi", ecc. Tutto giusto. Ma davvero è piú conveniente spostare interi quartieri, reinventare da zero una fabbrica e curare decine di migliaia di malati che non spostare la fabbrica?
  6. Carlo Fusaro Rispondi
    Interessante, utile. Ma la conclusione sconcerta perché ci dice che "bisogna ripartire da questo punto e attivare gli investimenti, sapendo che sarà un processo lungo e molto costoso". Ora questo processo "molto costoso" chi lo paga? In particolare chi lo paga nell'attuale contesto del mercato dell'acciaio nel mondo. Questo vorremmo sapere. E' ragionevole che sia il proprietario ArcelorMittal? Le aziende che escono dal mercato perché non è più conveniente produrre fanno parte di un sistema di mercato appunto. Si può impedirlo con scartoffie e tribunali? Si può costringere un'azienda che lo vuol fare a NON chiudere? Si può finanziarla con soldi pubblici? Ha senso? Mah. Su questo vorrei il parere dei collaboratori di LaVoce.info...
  7. Roberto Bellei Rispondi
    Voi che avete studiato a fondo la materia mi potete spiegare una cosa? Come fanno in Austria e Germania a produrre acciaio senza inquinare a chiudendo i bilanci in utile?
  8. Francesco A. Rispondi
    Lavoro in società che produce impianti per Accaiaieria. LA riconversione di impianti a ciclo integrato con uso di coke (Altoforni) con altri meno inquinanti che utilizzano gas naturale (Impianti di riduzione diretta) è già partita da diversi anni in Europa e nel mondo. Addirittura in futuro tali impianti potranno utilizzare l' Idrogeno come riducente in luogo del gas naturale riducendo fortemente l' impatto del carbone sull ambiente e raggiungendo i migliori standard di emissione internazionali. Le due tematiche che io vedo importanti sono: 1) La sovraprodduzione mondiale di Acciaio 2) La tematica occupazionale. LA riduzione del personale è necessaria ( Acciaierie in Italia che hanno produzione simile hanno un costo del personale pari al 30% di quello di Taranato!) Per risolvere i due temi sopra non vedo altra strada che una nazionalizzazione temporanea per la riconversione degli impianti e del personale e quando si è raggiunto un costo operativo industriale competitivo la vendita a privati.
  9. Luciano Pontiroli Rispondi
    Nell'articolo non trovo riferimento alcuno all'Autorizzazione Integrata Ambientale, rinnovata - se ben ricordo - tra il 2012 e il 2013, che introdusse prescrizioni molto severe, tali da rendere possibile l'obiettivo della sostenibilità. Considerato che la gestione Acelor Mittal è stata preceduta da una lunga gestione commissariale e che questa ha conseguito dalla famiglia Riva un rilevante risarcimento, quali sono le cause della perdurante pericolosità dell'impresa, tale da condurre il Tribunale di Taranto ad imporre all'attuale gestore la chiusura immediata di un altoforno e, in prospettiva, condurre alla chiusura dell'area a caldo?
    • Paolo Ottomano Rispondi
      "quali sono le cause della perdurante pericolosità dell'impresa"? Se non bastano i morti (in fabbrica e fuori), i malati, i limiti imposti per le emissioni costantemente sforati, che altro è necessario per rimettere tutto in discussione? Una bomba atomica?