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Se chiedere lo scontrino è un’azione morale

Le proposte per favorire il ricorso ai pagamenti elettronici prevedono anche un piccolo sussidio per i consumatori che utilizzano bancomat e carte di credito. Ma può essere un incentivo controproducente, perché ignora la spinta etico-morale anti-evasione.

L’importanza delle motivazioni etico-morali

Perché, quando facciamo acquisti, chiediamo lo scontrino o la ricevuta? Per interesse materiale, se ne abbiamo bisogno per un rimborso spese o una detrazione fiscale. Ma anche per una spinta etico-morale: a farci chiedere lo scontrino può essere il senso civico o, meno nobilmente, il senso di rivalsa, perché desideriamo che il venditore paghi le tasse sull’incasso.

Queste ragioni del nostro comportamento vanno tenute presente nell’analisi degli effetti di alcune recenti proposte di legge che cercano di ridurre l’evasione fiscale. Da una parte, si prevede l’obbligo del Pos per gli esercenti, dall’altra un piccolo sussidio all’uso di pagamenti elettronici per i consumatori.

Le conseguenze dell’obbligo del Pos sembrano ovvie: chiunque volesse usare questi metodi di pagamento, potrebbe farlo, aumentando l’uso del pagamento elettronico. Intuitivamente, anche il sussidio all’uso di carta e bancomat sembrerebbe avere effetti ovvi: aumentando il beneficio materiale associato al loro utilizzo, il sussidio indurrà certi consumatori a preferirli al contante. Tutto bene, allora? Non proprio. Il ragionamento ha infatti messo da parte gli incentivi etico-morali. Questa omissione non sarebbe un problema se la leva etico-morale fosse indipendente da quella materiale. In questo caso, infatti, il sussidio aumenterebbe la leva materiale senza danneggiare quella etico-morale. Creando, quindi, l’effetto sperato: un minor utilizzo del contante.

Vi è tuttavia motivo di dubitare che le spinte etico/morali siano indipendenti da quelle materiali. Nel suo famoso libro del 1971, The Gift Relationship, Richard Titmuss mostrò come un sistema di donazione del sangue di stampo puramente volontaristico, quello inglese, potesse raggiungere risultati migliori di un sistema, quello americano, in cui la donazione era incoraggiata con incentivi materiali. La spiegazione all’apparente paradosso è semplice: in certi casi la presenza degli incentivi materiali riduce il valore etico-morale di una certa azione. Il donatore di sangue che riceve un pagamento, o il consumatore che riceve un sussidio per ogni ricevuta o per l’uso del bancomat, si sente meno appagato per l’onorabilità della propria azione, magari fino a indebolire la sua volontà a intraprenderla.

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Questo non significa ovviamente che gli incentivi monetari siano controproducenti. Un esperimento di Lorenz Goette e Alois Stutzer mostra come offrire biglietti della lotteria aumenta il numero di donatori di sangue. Si puo anche dubitare del parallelismo tra una donazione di sangue e la richiesta di una ricevuta o il pagamento elettronico: il valore etico-morale della prima azione è assai più grande di quello della seconda, almeno per importi monetari normali. Però è stato documentato che effetti simili sono presenti anche in situazioni assai meno estreme della donazione di sangue e quindi più vicine al nostro caso, soprattutto se i sussidi sono piccoli (si veda Uri Gneezy e Aldo Rustichini).

La lezione da trarre

In generale, la lezione da trarre è che quando le nostre azioni sono motivate anche da altruismo e da aspetti etico-morali, gli incentivi monetari possono avere effetti sorprendenti. Alla luce di questo, come facciamo a scegliere la politica pubblica migliore per aumentare l’uso del pagamento elettronico e quindi ridurre l’evasione fiscale? In un unico modo: raccogliendo e analizzando i dati. In primis, misurando l’importanza delle motivazioni etico-morali per la scelta del metodo di pagamenti (e/o per la richiesta della ricevuta).  Se tali motivazioni sono assenti, è assai difficile che un piccolo sussidio riesca a scoraggiare un accordo tra il venditore ed il compratore per mantenere la transazione occulta, a danno dello stato. In questo caso, i sussidi servono a poco: meglio cambiare strada. Se invece l’analisi dei dati ci mostrasse l’importanza della componente etico-morale, bisognerebbe stare attenti che la politica dei sussidi non diventi controproducente, come descritto sopra. E magari valutare l’efficacia di forme di incoraggiamento più efficaci, tipo le lotterie dell’esperimento di Goette e Stutzer. Ridurre l’evasione fiscale è un obiettivo lodevole, una sfida di lungo periodo che richiede costanza e investimenti. Guai ad agire in fretta, con pochi dati e assunzioni incerte. Politiche ben intenzionate potrebbero avere risultati indesiderati.

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  1. teiafer

    Sono tutte considerazioni interessanti, documentate e certamente una maggiore e migliore informazione puo` portare a scelte piu` efficaci ed efficienti. Detto questo mi sembra che l’articolo esuli un po’ dai fatti.
    C’e` evasione? E’ appurato che c’e` ed e` ingente. Partendo da questo dato incontrovertibile sembra estremamente opportuno combatterla senza perdersi in discussione di lana caprina sui modi e le loro interazioni. Un modo per combatterla e` introdurre provvedimenti che possano incentivare i cittadini a non evadere e valutarne le conseguenze per apportare eventuali ulteriori modifiche e miglioramenti, perche’ se invece ci si perde in analisi di tutte le interazioni possibilli, raccogliendo dettagliate informazioni, il tempo e la vita passano e lo stato dell’evasione non cambia.

  2. z f k

    Tentare un esperimento incrociato, che combini l’incentivo all’aspetto etico/morale?
    Ad es. uno in cui il sussidio viene destinato non al consumatore stesso ma ad uno degli enti del 5‰, da lui scelto?
    Non immediato, dato che per semplificarlo si dovrebbe collegare la carta all’ente prescelto; altrimenti bisogna selezionarlo sul momento, cosa che allunga le operazioni. Diciamo che i dettagli sono da definire 😀

    CYA

    • Alessandro Morresi

      Ottima idea, veramente illuminante. Questa strategia toglierebbe il consumatore dall’imbarazzo e dal sentirsi “antipatico”. Inoltre rimpolperebbe le casse di associazioni che fanno del bene, il tutto facendo recuperare all’erario quattrini. Da pubblicizzare per i prossimi governi che, introducendola, non risulterebbero neanche impopolari.

  3. ELENA SCARDINO

    Nel mio caso la spinta a richiedere lo scontrino è sicuramente etica, e mi è più facile con negozianti nuovi, mentre devo farmi forza per richiederlo al bar dove vado abitualmente, e allora fingo di credere a una dimenticanza. Dove proprio non riesco a chiedere è quando ho davanti il prezioso idraulico, sempre sollecito a accorrere alle mie necessità di riparazioni…anche se so che dovrei, e mio marito è peggio di me.

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