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  1. IforMediate Rispondi
    La relazione tra efficienza della giustizia e crescita economica è scientificamente provata, anche da una ricerca piuttosto recente, che dimostra come gli ADR (e della mediazione) possano creare esternalità positive.
  2. Carmen Rispondi
    Consapevole dei tempi biblici della giustizia italiana, nel 2011, appena un anno dopo l'introduzione dell'innovativo per l'Italia istituto della mediazione, utilizzai questo strumento per risolvere in appena sei mesi una causa di divisione ereditaria che di norma si risolve in 10 anni. A tutt'oggi 2019 (8 anni dopo) aspetto ancora di ricevere la comunicazione dell'Agenzia delle Entrate del credito d'imposta che mi spetta in base alla normativa vigente per aver contribuito, con il mio comportamento virtuoso, a non ingolfare il sistema giudiziario. Il Ministero di Giustizia non ha mai previsto le risorse finalizzate a tale scopo e dubito che mai lo farà. Siamo un paese dove le norme sono sistematicamente disattese dallo stesso Stato che le prevede: ti dà in teoria un incentivo sapendo che mai te lo concederà di fatto, prendendoti sostanzialmente in giro. La mediazione è un fallimento del diritto perché significa che lo Stato rinuncia alla sua funzione primordiale di garantire il riconoscimento di un diritto stabilito per legge a favore di un individuo al quale sostanzialmente dice: arrangiati da solo perché io non sono in grado. Il punto è un altro: il grado di litigiosità degli italiani. Basterebbe prevedere una multa esemplare a chi intenta una causa manifestamente infondata e pretestuosa o modificare il meccanismo di definizione delle parcelle degli avvocati: non per udienze ma per valore delle cause. Avranno fretta loro per primi di terminare il processo.
  3. Giovanni Matteucci Rispondi
    La mediazione civile e commerciale sta crescendo. Nel 2018 è stato realizzato il maggior numero di accordi di sempre. E, dal 2015 in poi, è la magistratura l’elemento trainante di questa crescita. Di particolare importanza le esperienze del Tribunale Roma, Civile, Sez. XIII; Tribunale ed Università di Firenze; Tribunale ed Università di Bari. Se queste sinergie (Tribunale, Università, stagisti) si potessero replicare in altre città, la spinta sarebbe ancora maggiore. Ancora meglio se si ampliasse il numero delle materie, per le quali la mediazione fosse condizione obbligatoria di procedibilità.
  4. Alberto Rispondi
    Articolo dettagliato che descrive in modo minuzioso quali potrebbero essere dei rimedi, a costo praticamente inalterato, per accelerare la macchina della giustizia, renderla efficiente e garantire allo Stato miliardi di euro di risparmi. Eppure, ricordo ancora con tristezza una recente audizione in commissione giustizia, durante la quale chi ha il potere esecutivo disse che le statistiche ministeriali (dunque le sue) sulla efficienza della mediazione non gli interessavano, perché lui, alla cruda verità dei numeri, preferiva dare soddisfaziaone alla esigenza dei cittadini che vogliono rivolgersi ai giudici. Tanto, poi, i soldi che lo Stato spreca non sono i suoi ma quelli degli stessi cittadini che dice di voler assecondare
  5. Lantan Rispondi
    Si conferma quello che dicono alcuni (inascoltati) esperti del sistema giudiziario civile e penale, tra i quali il giudice Davigo: il problema in Italia non è costituito dai "processi lunghi"; il problema è che di processi se ne fanno troppi! E questo è vero sia nel Penale che, come ricorda D'Urso, nel Civile. Troppi processi ingolfano la macchina giudiziaria che non riesce a smaltire l'enorme contenzioso con la conseguenza di allungare a dismisura la tempistica processuale. La baracca va se di processi se ne fanno un decimo di quelli che attualmente vengono istruiti! Quindi largo spazio a patteggiamenti, mediazione, e riti alternativi vari in modo tale da riservare l'istruzione del processo (primo grado, Appello, Corte suprema) solo ai casi più difficili o più gravi.
  6. Michele Rispondi
    un articolo che da speranza! Ci vuole di sti tempi
  7. Savino Rispondi
    A tutt'oggi non ci sono provvedimenti e non vengono fornite ai cittadini informazioni sufficienti per scoraggiare l'ardua impresa di affrontare le traversie di un processo civile dal controvalore economico di poca entità. Oggettivamente, se due parti si contendono un valore economico inferiore ai 50-60.000 Euro (con ritocco persino al rialzo di questo tetto cifrale) non vale la pena la citazione in giudizio o le modalità di ricorso (per decreto ingiuntivo, ad esempio). Occorre avviare e consolidare una prassi semplice e trasparente, che scongiuri in molti casi di portare le liti dinnanzi ai giudici e che eviti ulteriori ingolfamenti dei tribunali. Per fare ciò sono molto importanti la deontologia professionale forense (per evitare aggravi subdoli da parte degli avvocati) ed una presa di coscienza della cittadinanza nel capire che orgoglio personale e giustizia civile sono due cose distinte.