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  1. LUCA PALADINO Rispondi
    Come si evince chiaramente dal titolo, si tratta si un accordo destinato a disciplinare la rappresentatività sindacale nelle aziende aderenti a Confindustria. E’ da evidenziare che nella prassi delle relazioni industriali la densità associativa delle organizzazioni di rappresentanza, specie in quelle che operano in settori caratterizzati dalla presenza diffusa di aziende di piccola dimensione, resta un indicatore che, in assenza di altri punti di riferimento, rischia di sviare anzichè favorire l’individuazione dei sistema contrattuale costituiti da soggetti in grado di interpretare e rappresentare l’interesse collettivo nelle dinamiche di regolazione e governo del mercato del lavoro. Si evidenzia che le micro e piccolissime imprese rappresentano il 93,3% delle aziende italiane, pari ad oltre 1 milione e mezzo di realtà, e occupano 5,1 milioni di addetti (dato consulenti del lavoro). Nel predette aziende non avviene l’elezione della RSU, cioè del Responsabile sindacale unitario e i sindacati sono poco presenti, ed In particolare Cgil, Cisl e Uil, perché il legame che intercorre tra il personale e la gestione è più di tipo professionale-affettivo che aziendale. La convenzione di cui sopra interessa semmai le attività i cui livelli occupazionali sono decisamente alti ed il rapporto datore di lavoro-collaboratori richiede una presenza sindacale diffusa e capillare. Quello che si intende sottolineare, prescinde dalla fattispecie dell’accordo stipulato dalla Confindustria con la Triplice e con l’Inps ed Inl ed evidenzia l’esigenza di fissare le regole che definiscano la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e di conseguenza l’individuazione dei contratti collettivi considerati leader, in quanto comparativamente più rappresentativi rispetto a quelli che vengono utilizzati per fare dumping sociale a danno dei lavoratori. La questione affronta il tema della “misurazione oggettiva della rappresentatività sindacale che “costituisce informazione rilevante per l’individuazione del contratto collettivo nazionale di lavoro da assumere a riferimento ai fini del calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali da assumere a riferimento …”. La convenzione stabilisce che entro il 31 maggio di ogni anno l’Inps comunichi “il dato della rappresentanza per ogni singolo contratto collettivo di lavoro riferito a ciascuna Organizzazione sindacale”, calcolato sulla base della ponderazione “fra il numero degli iscritti all’organizzazione sindacale e il numero complessivo degli iscritti alle Organizzazioni sindacali, espresso in misura percentuale …”. E’ altresì da evidenziare che la “sfera di applicazione” di alcuni dei CCNL comprendo attività diverse, anche se affini, conseguentemente categorie di lavoratori non omogenee, a tal proposito ci chiediamo, in tal caso, quale sarà il criterio la valutazione per misurare la di rappresentanza Prendendo a esempio il CCNL FIDEF - unica Federazione datoriale del comparto che ha sottoscritto un “Contratto” esclusivamente per le attività corsuali non ordinamentali e tesi al “lifelong learning” che afferisce elusivamente alla predetta sola categoria e non ad una miscelanea di attività. La convenzione della Confindustria con la Triplice sindacale non riveste per noi grande importanza in quanto fonte di ispirazione e riguardo al parere dell’Inps e dell’Inl che, sottoscrivendolo, condividono il contenuto dell’accordo e in particolare laddove fissa i criteri oggettivi mediante i quali calcolare la ponderazione percentuale della rappresentatività e quindi il Ccnl di riferimento. Si ritiene, altresì che ricorre l’ipotesi di un conflitto di interessi nel soggetto pubblico ed i sindacati che hanno sottoscritto la “Convenzione” ritenendo che sussiste con essi un conflitto di interesse.
  2. Savino Rispondi
    Barbagallo della Uil non può continuare a dire che tocca a pensionati, perchè oggi tocca ai giovani.
  3. Savino Rispondi
    I sindacati debbono dare realizzazione all'obbligo previsto di registrarsi e rendere pubblici i loro bilanci.