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Quando l’insicurezza percepita supera quella reale*

Nei comuni dove c’è una più alta presenza di immigrati i reati non aumentano, però cresce la spesa in sicurezza. Che viene finanziata con risorse tolte ad altre importanti funzioni di bilancio, come la cultura, il turismo e lo sviluppo locale.

Immigrazione e sicurezza

Il dibattito sulle conseguenze dell’immigrazione è all’ordine del giorno e spesso polarizza l’opinione pubblica a tal punto da generare forti tensioni tra italiani e immigrati. Un dibattito poco informato alimenta anche i pregiudizi religiosi e favorisce atteggiamenti razzisti nei confronti dello straniero. A questo si aggiunge la crescente convinzione che l’immigrazione incrementi i tassi di criminalità. Da qui nasce una forte percezione di insicurezza collettiva che si materializza nell’introduzione di politiche migratorie troppo restrittive e che può tradursi in un incremento di spesa in sicurezza, pur in assenza di un reale incremento dei reati.

Il caso italiano

In un recente lavoro, abbiamo analizzato la relazione tra l’immigrazione – numero di cittadini stranieri residenti regolari – e la spesa pubblica corrente dei comuni italiani durante il periodo 2003-2015. Consideriamo la spesa pubblica dei comuni sia in totale che disaggregata nelle sue funzioni più rilevanti. Ci siamo in particolare concentrati su quella per la sicurezza, calcolata come rapporto tra la spesa destinata alla funzione di polizia locale e il totale della spesa comunale.

Per identificare il nesso causale tra immigrazione e spesa in sicurezza, sfruttiamo l’allargamento dell’Unione Europea e informazioni sul paese di provenienza degli immigrati all’interno di ciascun comune. I risultati ottenuti sono da considerarsi al netto di una serie di importanti fattori, come il numero di abitanti, la densità di popolazione, la quota di anziani sul totale della popolazione e il reddito comunale, oltre che possibili shock annuali e caratteristiche intrinseche a ogni comune.

La figura 1 mostra la distribuzione geografica della quota di spesa per la sicurezza sul totale della spesa pubblica e la percentuale di immigrati nei comuni. La possibile corrispondenza tra le due appare plausibile dalle mappe. E ne emerge anche come la relazione interessi indistintamente tutto il paese e non determinate aree, segno che si tratta di un fenomeno geograficamente diffuso e quindi generalizzabile.

Figura 1 – Distribuzione geografica della spesa per sicurezza e immigrati

Nota: la quota di spesa in sicurezza (mappa di sinistra) e la quota di immigrati (mappa di destra) sono i residui di regressioni lineare ottenuti dopo aver controllato per effetti fissi di comune e di anno durante il perido 2003-2015.

La spesa in sicurezza

Nel dettaglio, i risultati del nostro studio indicano che esiste una relazione positiva e significativa tra l’immigrazione e la spesa in sicurezza nei comuni italiani (figura 2). In media, l’ammontare di spesa destinato alla sicurezza aumenta di 0,12-0,30 punti percentuali per un solo punto percentuale di incremento della quota di immigrati; l’effetto è ancora più rilevante se consideriamo che in media i comuni destinano circa il 4 per cento delle risorse del proprio bilancio alla funzione di polizia locale. I risultati suggeriscono anche che la relazione positiva si amplifica al crescere delle distanze culturali che intercorrono tra i nativi e immigrati. Tuttavia, queste evidenze devono essere lette con cautela. Infatti, in mancanza di dati attendibili sui flussi irregolari, i risultati del nostro studio potrebbero non catturare del tutto l’effetto dovuto alla immigrazione irregolare.

Da notare, infine, che nel nostro studio mostriamo come l’incremento della spesa per la sicurezza, una componente improduttiva per la crescita economica locale, sia finanziato quasi integralmente dalle risorse destinate ad altre importanti funzioni di bilancio, quali cultura, turismo e sviluppo locale.

Figura 2 – Immigrati e spesa in sicurezza

Ma perché aumenta la spesa in sicurezza?

Alla luce delle dichiarazioni dell’ex ministro dell’Interno sarebbe lecito attendersi che nei comuni a più alta concentrazione di immigrati il numero dei reati sia maggiore, così da giustificare l’incremento di spesa in sicurezza. La nostra analisi tuttavia non rileva nessuna relazione significativa tra presenza di immigrati e incremento dei reati totali e per tipologia di reato.

Se quindi i reati non aumentano, perché aumenta la spesa in sicurezza?

Una possibile spiegazione potrebbe essere fornita da un disallineamento tra la percezione del crimine e la realtà. Analizzando i dati individuali provenienti dal campione italiano dell’indagine campionaria World Value Survey, abbiamo riscontrato che i cittadini italiani che abitano in quartieri con presenza di individui di nazionalità non italiana hanno una maggiore probabilità di affermare che i) la lotta contro il crime è una priorità nazionale e ii) l’immigrazione aumenta il tasso di criminalità. Inoltre, le persone di nazionalità italiana che abitano in tali quartieri mostrano un livello inferiore di fiducia nelle interazioni sociali (interpersonal trust), un minore livello di cooperazione civica e minor coesione sociale, rispetto agli individui che vivono in aree a bassa densità migratoria. Quest’ultimo aspetto è ulteriormente corroborato dall’evidenza di una forte relazione negativa tra il tasso di immigrazione e il numero di organizzazioni senza scopo di lucro, misura quest’ultima che mira a catturare la rete sociale all’interno dei comuni italiani.

Alla luce dei nostri risultati, possiamo concludere che l’incremento della spesa in sicurezza non sembra essere causato dall’aumento dei rischi reali legati al crimine, bensì dal peggioramento della mera percezione nei confronti dell’immigrato, retorica spesso utilizzata da numerosi partiti politici, nazionali e locali, per guadagnare consenso elettorale.

L’incremento della spesa locale legata alla sicurezza ha, ovviamente, notevoli conseguenze sulla determinazione delle priorità di bilancio del comune, nel breve e nel lungo termine, e sui servizi locali da finanziare. Comprendere le conseguenze dell’immigrazione sulla posizione fiscale del comune è quindi cruciale per un’efficace elaborazione delle politiche pubbliche, soprattutto considerate le enormi difficoltà di bilancio che interessano molti comuni italiani, spesso gravemente indebitati.

* Il punto di vista espresso da Massimiliano Ferraresi in questo articolo è del tutto personale, e non coinvolge l’istituzione a cui è attualmente affiliato.

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10 commenti

  1. Savino

    Gli italiani hanno paura che gli rubino la cassaforte. Ma, allora, la cassaforte ce l’hanno a casa e ce l’hanno piena.

  2. Renzo ferranti

    Buongiorno Professore
    Mi viene da obiettare che i valori sopra indicati sono relativi immigrati censiti e forse non comprendono gli irregolari che potrebbero cambiare le valutazioni anche in modo significativo.
    La sicurezza percepita è poi legata ad episodi “plateali”, di criminalità spicciola, che si manifestano per strada (risse, bottiglie spaccate, accoltellamenti in quartieri particolari come la zona della stazione Fontivegge di Perugia).
    A mio modesto avviso questo causa una percezione di insicurezza che potrebbe essere ingiustificata ma forse per questo andrebbe fatto qualcosa in più per rendere vivibili i quartieri colpiti da questi episodi che sono spesso sulle cronache locali e non.
    Come dire che la Macroeconomia è bella ma noi viviamo spesso nella economia locale e quello influenza la nostra vita.
    Forse andrebbe distribuito in modo diverso lo sforzo di lotta alla crimilatià, se la spesa è già proporzionale agli eventi.
    Cordialmente
    Renzo Ferranti

  3. bruno puricelli

    Premetto un articolo:
    “Lecco, senza motivo picchia due donne nel sottopasso della stazione Un 24enne del Togo ha prima spintonato una 18enne, poi gettato a terra una donna di 56 anni procurandole un lieve trauma cranico. Arrestato per lesioni – Corriere Tv.”
    Ho visionato il filmato da cui si vede nettamente che l’africano, incrociando la seconda donna, scarta a sinistra e poggiando il peso sul piede destro onde sferrare un destro alla mandibola con la massima forza. Il video è chiaro e stigmatizzo la superficialità del cronista che lascia intendere una dinamica non tanto violenta.
    Ebbene, questo è uno degli esempi dell’effetto del mainstream “buonista” che tende a sminuire tutto ciò che si collega all’immigrazione. Il suo articolo è gradevole e non evidenzia partigianeria salvo che, se consapevolmente, non lega il rallentamento/stop dei reati degli immigrati col fatto che una buona percentuale è stata incarcerata o rispedita fuori e, negli ultimi due anni, sono calati i nuovi arrivi riducendo la facilità di ingaggi in settori delinquenziali. Anche non condividendo il mio punto di vista, sottolineo che il percepito vale quanto la verità se non smentita con effetti contrari evidenti….. e l’evidenza è molto lontana dal poterla dimostrare.

    • “il percepito vale quanto la verità se non smentita con effetti contrari evidenti….. e l’evidenza è molto lontana dal poterla dimostrare.” Altro che Conte Mascetti! Ci si deve intendere sui termini, vocabolario alla mano: la “verità” è qualcosa che puoi dimostrare a suon di dati, il “percepito” può essere più o meno vicino alla realtà ma è comunque provvisorio. Quindi NON vale quanto la verità, come ad esempio la mia opinione profana su un qualsiasi argomento non vale quanto quella più autorevole e documentata di un professionista. Vero è che non esistono statistiche su chi è irregolare, ma non per questo si deve presupporre che delle ricerche vada dubitato “a prescindere”.

  4. Catullo

    Magari i reati non sono commessi da immigrati regolari ma da irregolari ed aggiungo che certi reati ormai non li denuncia nessuno per non perdere tempo. Mi hanno rubato il giubbotto in treno, sono andato a fare denuncia e mi hanno detto di tornare il giorno dopo ovviamente ho lasciato perdere. Non so quanto attendibili siano queste analisi (per me poco) temo che accentuino ancora di più il distacco tra analisti e vita reale.

  5. Enzo

    Sono dell’avviso che la percezione di insicurezza dev e sintetizzare analisi multifattoriali. Ritengo che quella sui reati non è nemmeno la più rilevante. Incide il cambiamento nelle consuetudini civiche e diverse incisività sul piano dell’economia quotidiana. Spesso molto incisiva nell’ambito dei quartieri urbani di minor prestigio. Osservatorio necessario sul piano multidisciplinare per capire di quale processo di inclusione necessitiamo con reciprocità.

  6. Babbocacco

    Articolo molto interessante ma credo incompleto. Dovemmo prendere in considerazione ,secondo me, le percentuali di reati commessi da immigrati clandestini cosi come quelle di reati commessi da italiani per poter valutare nella totalità la spesa reale sulla sicurezza locale . Spesa che giustamente fate osservare , viene detratta da altre possibili spese di pubblica utilità e che indirettamente, secondo me, contribuirebbero in parte a far diminuire le prime.
    Avremmo così un quadro generale delle varie zone del territorio più o meno coinvolte dalla criminalità potendo distoguere quelle in cui quella “autoctona” spinge ed incrementa in un certo qual modo quella immigrata. Da qui una maggiore percezione delle paure che poi vengono cavalcate come sappiamo a scopo elettorale.
    Grazie e scusatemi se sono stato poco chiaro.

  7. paolo ricci

    assolutamente dati FALSATI dal FATTO che gran parte dei reati – spesso anche non violenti – non sono denunciati o che vengono “declassati”. invito i signori a stare UNA SETTIMANA a Torino, Milano o altre a scelta invece che in CAMPUS ben “sanitizzati”

  8. Paolo

    dati FALSATI dal FATTO che gran parte dei micro reati NON viene nemmeno più denunziato in quanto irrisolvibili

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/stranieri-sono-meno-noi-commettono-pi-reati-1544991.html

  9. Pippo Calogero

    Ci sono tanti aspetti di quest’analisi che mi lasciano un po’ perplesso, perché i numeri in tutta Europa dimostrano come esista una maggior propensione alla devianza degli immigrati rispetto agli autoctoni, soprattutto per quanto riguarda alcuni specifici gruppi etnici e soprattutto se il dato viene scorporato per categorie di reato. Questa cosa mi fa pensare che la correlazione tra la presunta presenza di migranti su un territorio ed il numero di reati ivi commessi non sia un dato significativo. Ad ogni modo la mia domanda è la seguente: sulla base di che cosa si afferma che la spesa per la sicurezza è improduttiva, al contrario di quelle per cultura e turismo? C’è qualcuno qua che andrebbe mai da turista a Caracas? Il fatto che a Napoli si giri in quattro senza casco su un motorino non produce esternalità negative? A me sembra un’affermazione controintuitiva, ma leggo volentieri un’analisi in cui si dimostri la correlazione negativa tra sicurezza e PIL.

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