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  1. Vittorio Rispondi
    Purtroppo di tratta di diminuire i contributi sociali; ovvero condannare i lavoratori più poveri a un presente da lavoratori poveri e un futuro da pensionati poveri ssimi.
  2. Nicolò boggian Rispondi
    Il lavoro sta cambiando con modalità e tempistiche nuove. Mi concentrerei di più su come favorire forme di lavoro che includano giovani, donne , anziani , diversamente abili piuttosto che infilare tutti a martellate nel lavoro a tempo indeterminato. Ci sono iniziative e studi in tal senso ?
  3. Savino Rispondi
    L'equilibrio economico e normativo da trovare è tra 1) l'esigenza di abbassare il costo contributivo del lavoro sul datore, per rendere più conveniente assumere e farlo in pianta stabile; 2) l'esigenza di veder riflesso l'abbassamento del costo contributivo del lavoro sul lavoratore, in modo da incrementare salario e potere d'acquisto per i consumi (l'operazione 80 euro sfiorò questa problematica, ma il "tesoretto" ricavabile può arrivare fino a 500-600 euro per salari di medio-bassa entità); 3) la dignità del salario stesso, che non può scendere al di sotto di certi paletti; 4) la necessità di dare maggiore importanza alla contrattazione di secondo livello, disintermediando l'eccessivo peso sindacale nel primo livello. Non è peregrino pensare ad una vera estraneità fiscale dello Stato nei rapporti di lavoro, con una bilateralità dell'aspetto contributivo e clausole di garanzia giuridica pubblica. Ovviamente, per fare tutto ciò deve essere notevole il cambio di mentalità del datore, del sindacato e dello Stato.