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  1. alessandro Rispondi
    le imprese debbono essere competitive, e per farlo debbono aumentare la produttività. ma forse dovrebbero capire se il mix col quale combinano la propria manodopera continuativa e quella flessibile sia veramente il più idoneo a consentire guadagni endogeni al sistema. in effetti, il ragionamento dell'Autore porta a discutere di produttività di sistema Italia.
  2. Savino Rispondi
    Non è peregrino dire che andrebbe ridisegnato l'intero statuto dei lavoratori, alla luce delle esigenze del mercato del lavoro contemporaneo e futuro. Siamo totalmente deficitari di una mentalità nuova di approccio, poichè la popolazione effettivamente attiva sul piano occupazionale dà ancora per scontato di avere la vita lavorativa segnata e predestinata, dalle modalità di assunzione (dove le segnalazioni e le cooptazioni prevalgono sulla meritocrazia), agli avanzamenti di carriera (dove prevale il corporativismo sindacale), fino agli escamotage (da ultimo, quota 100) per scavallare le norme ordinarie sulla pensione. Bisogna, invece, considerare l'aleatorietà dei cicli economici e finanziari sull'occupazione; le stesse rivendicazioni devono essere improntate piuttosto sui capisaldi della sicurezza sui luoghi di lavoro, del welfare aziendale, del benessere psico-fisico dei lavoratori.
  3. Claudio Rispondi
    Il punto sollevato da Anastasia, il peso rilevante della stagionalità, è effettivamente decisivo. Mi chiedo se non sia necessario,a questo punto, rimuovere finalmente l'ottusa resistenza dell'Inps a concedere la NASpI ai part-time verticali per i periodi di loro forzata inattività: si concilierebbe in questo modo la stabilità (relativa9 dell'impiego con benefici reddituali e previdenziali per i lavoratori con l'ottenimento della flessibilità organizzativa da parte delle imprese
  4. emilio Rispondi
    L'articolo più che l'analisi sembra velatamente schierato dalla parte delle imprese che "devono poter usare al meglio i contratti a termine" per ridurre i costi. Orbene chi si intendeva veramente della materia sosteneva, e io sono d'accordo, che al contrario i contratti a termine devono dare un premio al lavoratore per l'incertezza a cui sono sottoposti e quindi devono costare in più alle aziende. Se non partiamo da questa "regola" iniziale che purtroppo per esse pienamente valida necessita di un mercato del lavoro che funziona tutte le conclusioni a cui si arriva sono errate. Il primo obiettivo sarebbe giungere a un mercato del lavoro che funziona e ovviamente bastasse solo un decreto o una legge ci vuole ben altro .....