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  1. nicolò manelli Rispondi
    buongiorno, a tutti!! penso che questa riforma adesso che è stata approvata possa canbiare le cose!! però per trasparenza e chiarezza chiederei ai parlamentari di indicare nome e cognome dei parlamentari tagliati e possibilmente l 'età. grazie!
  2. Henri Schmit Rispondi
    Ridurre il numero dei parlamentari per risparmiare, senza ragioni legate alla logica democratica, è una follia. Determinare il numero giusto in base a confronti comparativi zoppicanti è un altro errore. Il vero problema del parlamento è il bicameralismo paritario reso da tempo assurdo attraverso l’omogenizzazione: non solo la legge elettorale ma anche la durata, l’elettorato attivo e passivo hanno cambiato la natura della seconda camera ora considerato un inutile freno. Il criterio del bicameralismo perfetto è la competenza per fiducia e legge finanziaria. Solo stati federali prevedono questo. Il Bundestag NON è una seconda camera parlamentare, ma una sala di compensazione dove decidono i governi dei Länder (BVerfG). Basterebbe dare alcuni compiti precisi alla Conferenza delle Regioni che peraltro le regioni stesso n parte hanno già. Il Senato omogenizzato è finito. Per ridurre il numero dei parlamentari meglio sopprimerlo e farlo rinascere come Senato-consultivo composto da pochi (60/90) senatori eletti dai deputati fra persone competenti (cv politico professionale accademico) per un mandato molto lungo (9 A) e rinnovati per un nono ogni anno. Le competenze sarebbero di parere in ogni materia, anche di iniziativa propria, di regolatore del processo referendario e con un potere di veto sospensivo in alcune materie soprattutto costituzionali. I modelli storici e vigenti non mancano. Questo Senato assicurerebbe coerenza e costanza nella produzione legislativa.
    • carlo giulio lorenzetti settimanni Rispondi
      La camera cui si riferisce il commento di Henri Schmit è il Bundesrat, nel quale siedono i rappresentanti dei governi dei Lander (diversamene da quanto prevedeva il Senato immaginato da Renzi che sarebbe stato composto, oltre che da un certo numero di Sindaci, dagli eletti dai Consigli regionali) e che fa parte integrante del sistema parlamentare previsto dalla costi tuzione della RFT.
      • Henri Schmit Rispondi
        Ringrazio per la correzione dell’evidente errore; il Bundesrat non è una camera parlamentare: i suoi membri non deliberano ma esprimono passivamente le istruzioni di voto ricevute dai governi dei Länder; è solo un luogo dove si contano i voti dei governi dei Länder. Solo in Svizzera e negli USA le camere “alte” hanno gli stessi poteri di quelle “basse”, e nemmeno necessariamente. In Italia non serve più il doppio voto di una seconda camera inutile perché “omogenizzata”. Servirebbe invece uno strumento per rendere la produzione legislativa più coerente, comprensibile e stabile nel tempo. Potrebbe cambiare molto un Senato senza poteri decisionali che non esprime solo pareri non vincolanti in tutte le materie. Basterebbero 36 senatori con lo staff esistente dell’attuale Senato. Meno numerosi sono più forti. Se l’incarico fosse per nove anni, ogni anno la Camera eleggerebbe un nono (4 di 36) più le vacanze; ogni gruppo di {[630:(4+1)] + 1=]} 127 deputati eleggerebbe un senatore; i candidati (x 3) potrebbero essere proposti da gruppi più piccoli di 40 deputati; attraverso audizioni pubbliche il Senato in carica potrebbe condizionare le selezioni. Senza poteri di decisione, il potere di persuasione potrebbe essere immenso; un tale Senato potrebbe salvare l’Italia dall’autodistruzione alla quale porta l’incostanza, l’incoerenza, e l’inefficacia della produzione legislativa. Per ridurre il numero dei parlamentari a 600 converrebbe abolire la rappresentanza dei residenti all’estero.
        • Carlo Giulio lorenzetti settimanni Rispondi
          A stretto rigore il Bundesrat non puo’ essre Considerato una seconda camera che partecipa in modo paritetico al processo legislativo in quanto le sue competenze sono limitate ad alcune materie di interesse federale. Ma in tale ambito esso delibera e partecipa alla ripartizione dei poteri tipica di uno stato federale. Convenzionalmente, Bundestag e Bundesrat vengono annoverati come facenti parte del sistema parlamentare tedesco, sia pur con le rilevanti differenze relative sia alla composizione (elettiva per il primo, e di espressione dei governi dei Lander per il secondo) sia per le competenze.
  3. carlo giulio lorenzetti settimanni Rispondi
    Oltre a quelli messi chiaramente in luce dall'articolo, la riduzione del numero dei parlamentari avrebbe anche quello di alterare la composizione dell'assemblea chiamata ad eleggere il presidente della Repubblica. Cambierebbe infatti l'equilibrio,voluto dai costituenti, tra il numero dei membri del Parlamento ed i rappresentanti regionali, che rimarrebbe fermo a 58, mentre i parlamentari passerebbero dagli attuali 945 a 600.
  4. Vincenzo Rispondi
    Leggendo l'articolo, rimando dell'idea che la riduzione del numero sia un bluff, né più, né meno. Non serve diminuire la quantità, con gli obblighi imposti dalla Costituzione, semmai basta una semplice legge ordinaria che disciplini quanto applicare di diaria e rimborsi, ovvero basta seguire lo stesso testo costituzionale vigente. La legge ordinaria, se le due camere sono entrambe favorevoli, si può tranquillamente emanare in un mese, riducendo sensibilmente gli importi che percepiscono i nostri parlamentari. Altre complicazioni sono soltanto manovre politiche di scarso valore, se non demagogico.
  5. carlo giulio lorenzetti settimanni Rispondi
    Tra gli effetti non considerati della riduzione dei parlamentari (oltre a quelli messi in luce dall'articolo) vi è anche l'alterazione del rapporto tra i membri del Parlamento e i grandi elettori regionali in occasione dell'elezione del presidente della Repubblica. Per preservare l'equilibrio voluto dai costituenti tra membri delle Camere e rappresentanti delle Regioni occorrerebbe rivedere anche il numero di questi ultimi, attualmente 58.
  6. Ezio Rispondi
    Non bisogna dimenticare che i compiti di rappresentanza dei politici e la loro azione sui cittadini dispongono ora di strutture molto più efficienti che non il semplice rapporto fisico come era nel passato. Oggi con Internet la presenza virtuale dei parlamentari è di molto aumentata, così come è aumentata la possibilità dei cittadini di evidenziare le loro esigenze ai loro parlamentari eletti. Il vero problema è un altro, ovvero l'eccesso di burocrazia che rende difficile la comunicazione, ragione per cui, come nel caso delle zone terremotate i cittadini protestano perchè non hanno ottenuto la tanto ventilata ristrutturazione, e al tempo stesso i politici ben conoscono l'esigenza.