logo


  1. U G-M Tamburini Rispondi
    Bisogna capirsi: demoocrazia come -forse- l'intendevano quelli del 48 est una anguilla alla quale chiunque si puo' rifare nella consapevolezza di non agguantarla. A me basterebbe che i presidenti dessero udienza istituzionale a parlamentari eletti in carica. E che accettassero ministri tratti da parlamentari in carica. Poi, i ministri -ottenuto mandato dal parlamento- dessero disposizione perentoria agli uffici di porre in atto le norme. Obiezioni motivate degli uffici solamente per conflitti da dirimere legislativamente.
  2. Giampiero Rispondi
    Se la partecipazione dei cittadini alla politica viene ridotto alla forma e non alla sostanza non mi si venga a parlare di Democrazia. L'espressione popolare, quando è necessaria a garantire la democraticità dell'azione politica di un Governo, prevale di gran ,lunga su di ogni formalismo giuridico.
    • Savino Rispondi
      C'è una crisi senza precedenti nei valori comuni, nella politica e nell'economia di questo Paese, ma il popolo italiano se ne frega e continua a preferire l'odio, la rabbia, l'egoismo e la disumanità. Il fallimento del governo giallo-verde è stato, in buona sostanza, il fallimento di un popolo uscito fuori dal solco dalla lettura della realtà e dei suoi problemi, un popolo che se ne frega dei nostri giovani preparati che vanno all'estero a cercar fortuna e preferisce i politici che promettono irrealizzabili pensioni baby e abolizione del bollo auto. Abbiamo bisogno di un popolo più acculturato ed informato, che non si accontenti della pochezza di un piatto di lenticchie, ma che sferzi la politica in direzione di un progetto per l'Italia del futuro.
      • Giampiero Rispondi
        Asserviamo allora il popolo italiano ai perfetti francesi o tedeschi o a qualsiasi potere, purché sia sovranazionale, perché non meritiamo una propria Patria, una propria famiglia e nemmeno un proprio Dio. Non posso altro che vergognarmi di leggere, presumo da un connazionale, condensato tanto fanatico pregiudizio nei confronti del proprio Paese, della propria gente e della propria cultura.
        • Savino Rispondi
          Mi pare che ciò che lei definisce "patria" non sia funzionante ed efficiente da fin troppi anni, a differenza del resto del mondo evoluto. C'è ben poco da essere orgogliosi e da esprimere spirito di corpo. Non è "patria" quella del malaffare, della corruzione, dell'evasione fiscale condonata, del familismo a-morale, dell'individualismo, dell'odio, della rabbia, dell'egoismo al limite della disumanità di chi sta bene ed ha tutto, dove i padri se ne fregano dei figli e vedono la politica solo per tornaconto odierno e non per programmazione futura. Smettiamola di fare le vittime di inesistenti complotti internazionali e cominciamo a fare autocritica dello schifo che siamo diventati per ridurci in queste condizioni.
          • Giampiero
            Se lei cerca un Paese immune da "malaffare,corruzione, evasione fiscale, familismo a-morale, individualismo, odio, rabbia e disumanità" e lo trova solo nel nostro Paese, le devo dire che non sta su questa Terra. Mi trovi un altro Paese al Mondo che non combatta contro i problemi che lei menziona? Nella Repubblica di Platone? Scenda dal mondo delle idee e si guardi intorno senza assurde pretese massimaliste con umiltà e vedrà che gli italiani come tutti, portandosi appresso vizi e virtù che storia e collocazione geografica gli hanno assegnato combattono ogni giorno per progredire e farsi apprezzare.
          • Savino
            Gli italiani sono stati i meno umili di tutti, dimenticandosi totalmente delle priorità verso cui direzionare il Paese e pensando solo al proprio egoistico portafoglio. Fa vergogna e fa pena vedere i ricchi votare per " i partiti della protesta". Cosa dovrebbero dire le persone davvero in difficoltà (nonostante i meriti) a partire dai nostri ragazzi preparati e dai giovani che vorrebbero metter su famiglia ma non possono?
    • Luciano Pontiroli Rispondi
      Nel diritto costituzionale la forma coincide con la sostanza, perché è la garanzia di tutti.
      • Giampiero Rispondi
        In Democrazia, la garanzia è la partecipazione dei cittadini alla vita politica.
        • Amegighi Rispondi
          Interessante che Lei non citi l'esempio della Svizzera. Anche lì ci sono elezioni, ma anche democrazia partecipativa. Addirittura esagerata come si faceva nel Canton Uri (alzata di mano in piazza). Le regole della democrazia partecipativa sono però molto chiare ed espresse sul sito del Governo Federale anche in italiano (Le legga, sono molto interessanti). Il referendum non costituzionale, cioè popolare è solo abrogativo di leggi approvate e decise dal Consiglio. In poche parole anche qui, nella patria della democrazia partecipativa, esiste comunque un sistema elettivo che propone e decide. Spetta poi eventualmente ai cittadini non accettare queste decisioni, ma non decidere. Il motivo è quanto mai ovvio. Lei forse dimentica che ha eletto un rappresentante in Parlamento. Non so se con le sue stesse idee o differenti. Resta che il suo rappresentante rappresenta anche Lei. Forse quest'aspetto è stato dimenticato, coscientemente o meno, sia dagli elettori che dagli eletti. La garanzia della partecipazione come cittadino alla vita politica sta in questo e nella possibilità di formare partiti o movimenti o gruppi che presentandosi alle elezioni possono eleggere rappresentanti agli organi appunto rappresentativi.
          • Giampiero
            Probabilmente lei non tiene in conto che quando i "nostri rappresentanti" in un dato e grave momento come l'attuale, non sono in grado di dare al Paese,(cito il PdR) un esecutivo saldo, con una maggioranza numerica evidente, una politica chiara con un programma di respiro per la legislatura, spetta ai cittadini sciogliere i l'impasse, fatto salvo una legge elettorale coerente. Oppure per "ragioni costituzionali" dobbiamo per forza accontentarci di rimpastoni, governicchi come abbiamo già miseramente sperimentato?
    • Giulio Biocca Rispondi
      Quindi bisogna fare un sondaggio al mese e se cambia l'opinione prevalente allora bisogna indire nuove elezioni? Ma allora aboliamole le elezioni e nominiamo direttamente i ministri tramite sondaggi mirati! Almeno dodici volte all'anno, così siamo più democratici?
      • Giampiero Rispondi
        Le rispondo con una citazione di questi giorni di Massimo Cacciari " La vera malattia è la crisi della democrazia rappresentativa, una malattia ormai palese in tutto il mondo, alla quale i liberaldemocratici e i socialdemocratici devono opporre intelligenza, idee, riforme”. Se questa operazione politica di allontanare i cittadini dall' esercizio di un caposaldo della democrazia è intelligente lo lascio a lei.
        • Savino Rispondi
          La vera malattia è l'ignoranza del popolino che rischia di inciampare per strada a furia di compulsare lo smartphone ma non si è capito ancora bene quali informazioni cerca e recepisce. Se il popolo, in questi 20-30 anni, si fosse documentato di più e meglio non ci troveremmo in questa situazione.