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  1. rosario nicoletti Rispondi
    Per comprendere i dati Invalsi si deve partire da un assunto: la scuola non esercita (non può esercitare) alcuna "pressione" sugli studenti. Per dirla brutalmente: studia solo chi ne ha voglia, o per propria iniziativa o per pressione della famiglia e dell'ambiente. Ne consegue che in ambienti socialmente e culturalmente degradati sono pochi quelli che seguono con profitto. Poi, l'attuale generazione degli insegnanti è cresciuta in una scuola con caratteristiche simili alla attuale, ed è massima la difformità nella preparazione ed attitudine all'insegnamento. Tutto sommato, considerando il disastro generale, l'esistenza di giovani che hanno una buona preparazione, deve considerarsi un miracolo.
  2. Luca Cigolini Rispondi
    "eventualmente associato a un bonus retributivo". Non eventualmente. La proposta è molto impegnativa: o ci si decide a pagare di più chi lavora di più e con maggior efficacia o non si otterrà nulla. L'impegno costa.
  3. Giuseppe Terruzzi Rispondi
    E' bene che si dia risonanza a risultati che Invalsi rileva e pubblica da anni. Le radici del gap sono descrivibili in termini territoriali? Se sì, allora occorre comparare parametri territoriali e risultati nell'istruzione. Invalsi lo fa, pubblicando indici da cui risulta l'incidenza dei parametri socio-economici sui risultati scolastici. Si scopre l'acqua calda? In parte sì. Ma Invalsi offre anche altri dati: eccellenze al sud e forte varianza fra i risultati di scuole dello stesso territorio e fra classi della stessa scuola. Si tratta di indicatori su cui lavorare. La proposta dei Proff. Checchi e De Paola può offrire materiale utile alla riflessione. Mancano, però, a mio parere, una classe politica e un contesto sindacale capaci di vera innovazione. Che si può trovare, promossa da singoli o meglio da gruppi di docenti e dirigenti. Ma il cammino innovativo è lento e sarà lungo.
  4. Enrico Motta Rispondi
    Sulle carenze in Italiano nelle prime classi sarebbe interessante conoscere se e quanto influisce l'uso dei dialetti, che sono la lingua madre in vaste zone del paese, ma non in modo omogeneo. Mi permetto anche un consiglio, anzi due: Abolire l'Inglese alle elementari, che dà risultati trascurabili, e abolire la seconda lingua straniera alle ex medie. Le ore recuperate dovrebbero poi essere utilizzate per migliorare l'italiano alle elementari, e Italiano o Inglese alle ex medie.
    • Lorenzo Rispondi
      Non sono affatto d'accordo. Esagera quando dice che "... l'uso dei dialetti, che sono la lingua madre in vaste zone del paese ..." e raccomanda pratiche da scuola dell'Ottocento. Viceversa è stato proprio l'introduzione dello studio delle altre lingue che ha mostrato l'inadeguatezza (e la vecchiaia anagrafica e culturale) di molti spezzoni della classe insegnante. Nei POF, offrire l'insegnamento di una lingua significa stipendiare insegnanti madrelingua oppure insegnanti che abbiano seguito corsi di specializzazione in tale lingua, non insegnanti che controvoglia hanno conseguito un attestato di 20 ore di "perfezionamento". Il risultato è una classe docente ignorante e demotivata che, spesso, chiederà consiglio agli allievi sul significato di "follower" oppure "download" ... e qui si apre l'ulteriore piaga della somma impreparazione in ambito informatico dove è già in atto un'inversione di ruoli discente/docente con evidenti catastrofi educative.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Ovviamente NON si tratta di portare gli insegnanti meno preparati del sud al livello superiore dei loro colleghi del nord. Anche al nord l’insegnamento non è di livello qualitativo adeguato. La clamorosa differenza geografica accertata dal rapporto Invalsi potrebbe essere legata alla maggior diffusione del modello comportamentale diciamo della raccomandazione al sud che non al nord. In un capoluogo pugliese i genitori giudice e avvocato di due alunne con voti non ottimi hanno protestato, privatamente, prima con l’insegnante, poi con il preside che ha consigliato all’insegnante di lasciar perdere, però senza successo; i genitori sono passati alle minacce, “capirà con chi a da fare!” ma l’insegnante ha tenuto duro. I genitori sanno quanto vale la pagella in un paese tutto formalistico quasi da ancien régime, per intraprendere poi una carriera pubblica, quella più ambita, anzi sempre di più (crisi insegnando). Secondo me è quella la differenza fra un nord mediocre (le mie figlie hanno iniziato il ciclo scolastico a Ferrara e a Milano quando la Moratti di un colpo ha cancellato là riforme Berlinguer appena votata) e un sud marcio sotto il profilo pubblico. Ma ovunque ci sono insegnanti eccellenti e coraggiosi, e tanti altri. Bisogna avere una visione condivisa di lungo termine e realizzarla con perseveranza. L’insegnamento non deve entrare nella campagna elettorale, tranne per decidere quanto investire. I comportamenti atavici sono purtroppo i più difficili a cambiare.
  6. Mario Morino Rispondi
    Scusate, mi sembra la scoperta dell'acqua calda. O qualcuno pensa che un ipotetico test INVALSI in California darebbe risultati peggiori che in Louisiana o che il Massachussets verrebbe superato dal Sud Carolina?
  7. Antonia Belletti Rispondi
    AL sud, come al nord, la scuola conta insegnanti più preparati e capaci e insegnanti meno preparati e meno capaci, questi ultimi non sono concentrati tutti al sud. La causa della ridotta preparazione dei ragazzi dunque, non sta nella preparazione dei docenti. A mio parere, sta soprattutto nel contesto socio economico e culturale di livello basso da cui i ragazzi provengono ed evolvono. La scuola italiana è in grado di preparare le eccellenze, lo confermano coloro che migrano all'estero e vengono accolti a braccia aperte, perché preparati, ma non ha gli strumenti per elevare culturalmente chi parte da livelli socio-economici bassi.