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  1. Enrico Motta Rispondi
    L'articolo si conclude criticando lo slogan "meno sbarchi, meno morti". Ma guardate che voi riportate dati che si riferiscono, e dimostrano un'altra cosa, cioè: meno imbarchi (non meno sbarchi), meno morti. Non vorrei che la passione politica vi spingesse a disinteressarvi della riduzione del numero dei morti. Per consolarvi politicamente, guardate che già da luglio 2017, governo Gentiloni/Minniti, diminuirono gli imbarchi e con essi i morti nel Mediterraneo.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Grazie di quest’ottima analisi ed informazione. A prescindere dalle percentuali la diminuzione del numero dei morti in mare è ovviamente un progresso. Considerati i rischi per la vita e l’inaccettabile traffico umano, anche il calo dei flussi è obiettivamente un successo, a prescindere da come si giudichi la politica dei vari governi. Quello che l’articolo non considera è il flusso di migranti non intercettati in mare, quelli sbarcati autonomamente, in particolare in Grecia dove la distanza con la Turchia è di poche miglia, quelli che viaggiano per terra (se ce ne sono ancora) e quelli bloccati in Libia o altrove, spesso in condizioni disumane. Anche di quelli ci dobbiamo occupare, perché il massimo che si possa sperare è proprio che le pratiche di immigrazione (identità, richieste, procedure, accoglienza o rimpatrio) si possano svolgere prima che gli interessati intraprendano un viaggio pericoloso e clandestino. Anche quello è di nostro interesse e di nostra responsabilità, visto che siamo dipendenti della sicurezza dei territori da dove provengono le nostre materie prime e fonti energetiche. La Francia ha capito ed agisce di conseguenza.
  3. Arduino Coltai Rispondi
    Non si riesce bene a capire cosa questo articolo si proponga di dimostrare. A me pare che l'unica cosa che risulta inequivocabile dai numeri è il fatto che meno persone partono, meno persone muoiono in mare. Certo per dimostrare questa inequivocabile verità non serve scrivere articoli, basta una conoscenza spicciola della statistica. L’utilizzo delle percentuali nella parte finale dell’articolo è fuorviante. Nel 2018 sono arrivate circa 23370 persone (dato riportato dagli autori). Il 3,2% di 23370 è 748 e questo è il numero delle persone morte in mare nel 2018. Nel 2019, tra arrivi sui barchini ed altro, sono arrivate fino ad ora 3073 migranti. Il 5,2% di 3073 è 160 persone morte in mare. Per quanto la contabilità dei morti sia qualcosa di ributtante, qualcuno potrebbe forse affermare che sono morte più persone nel 2019 rispetto al 2018? Ed allora, per quanto gli autori si arrampichino sugli specchi, i dati che presentano non dimostrano forse che meno persone partono, meno persone muoiono in mare? Non capisco perché su questo sito si continuino a presentare (in modo fuorviante) dati numerici che dimostrerebbero che dal punto di vista dell’efficacia nel controllo dell’immigrazione clandestina quanto fatto dal ministro Salvini sia meno efficace di quanto fatto in precedenza. Ripeto quanto avevo già scritto: la politica del contenimento degli arrivi è per definizione più efficace di quella dell’accoglienza indiscriminata e lo è sia dal punto di vista del controllo dell’immigrazione clandestina che da quello della riduzione dei morti in mare.
  4. Mohamed Mahmoud Rispondi
    Morti stimati e morti certi. Morti stimati da OIM comunque in calo assoluto rispetto ai morti stimati dell'analogo periodo precedente dalla medesima "Organizzazione Internazionale PER le Migrazioni" (o FOR migration, il nome è tutto un programma). Per fortuna delle vite sono state risparmiate, speriamo si proceda di questo passo bloccando presto ogni partenza irregolare (quindi insicura) via mare. Che si aprano corridoi umanitari oppure no è responsabilità degli Stati, non potere di organizzazioni non governative. Mi stupisco di come non si riescano a stringere accordi con Serraj affinché ogni nave che faccia ingresso in acque libiche senza autorizzazione sia posta sotto sequestro delle autorità libiche, ed i relativi equipaggi ivi arrestati e detenuti. E poi i capitani di mezzo mondo facciano ricorso al giudice per le indagini preliminari di Tripoli, con tutte le loro motivazioni tratte dal diritto internazionale l'indomani di un ricorso alla CEDU da questo organismo respinto.
  5. Giampiero Rispondi
    Mi si consenta di richiamare la poesia di Trilussa sulla statistica ormai nella memoria storica della nostra cultura. A meno che che lo si consideri invece che un poeta popolare un acerrimo populista, il suo avvertimento alla gente comune di quanto ingannevoli sono certi discorsi sulle percentuali è sempre attuale.
  6. jorge Rispondi
    Una percentuale di morti rispetto alle partenze passata dal 3% al 5% a fronte di un numero di partenze drasticamente crollato significano una cosa sola: molti meno morti sulla rotta del mediterraneo centrale. Il resto sono considerazioni frutto di proprie valutazioni politiche e ideologiche, peraltro rispettabilissime.
  7. tuly Rispondi
    bell'articolo, rovinato dalla mancanza del numero preciso di morti. Pur se vero che in percentuale queste siano aumentate, la mancanza del dato preciso sembra un modo per far passare più facilmente le proprie opinioni.
  8. Giacomo Rispondi
    La conclusione dell'articolo lascia perplessi e rende meno credibile tutta la bella e dettagliata analisi che la precede. Meglio meno morti in assoluto ma di più in percentuale, o più morti in assoluto ma meno in percentuale? Perché non viene riportato il calo % del totale delle vittime?
  9. Alberto Scandroglio Rispondi
    in effetti però il numero dei morti nei primi sei mesi dell'anno in valore assoluto è diminuito (da 954 a 361)