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  1. Chiara Fabbri Rispondi
    Caro professore, cosa cé'di comprensibile nell'idea che chi ha gia'oggi piu'risorse ne voglia ancora sottrarre a chi ne ha meno? Se l'INVALSI certifica le scarse competenze prodotte dalla scuola meridionale e a questo non e'mai seguito un investimento qualitativamente e quantitativamente adeguato, questo vuol dire solo che i giovani del sud sono due volte traditi, una volta dalla loro classe dirigente locale che non rappresenta in sede nazionale i loro interessi e non esige per loro adeguate risorse, come invece fanno le regioni del nord, e una volta dalla classe dirigente nazionale, se ne esiste ancora una, che ritiene perfettamente accettabile abbandonare un terzo del paese. Se l'INVALSI servisse a qualcosa, dovrebbe indirizzare i migliori professori, i migliori dirigenti scolastici e una quantita'adeguata di risorse a risollevare le sorti delle scuole che sono certificate inadeguate, ma non e'successo e non succedera', anzi l'INVALSI viene odiosamente utilizzato come una clava mediatica per certificare l'inferiorita'ontologica dei ragazzi del Sud, quasi una moderna gogna collettiva. Sarebbe utile che testate come la voce non si limitassero a ripetere il mantra del sud ignorante, ma a provvedere analisi degli investimenti (o mancati investimenti) seguiti ai risultati INVALSI negativi ed al relativo ritorno in termini di andamento di tali risultati. Se lei vive a Palermo, sa quante scuole forniscono il servizio di nido o il tempo pieno? E quante a Milano?
  2. Fabrizio Rispondi
    Per la politica la scuola sono i docenti, cioè quelli che votano. E il paese declina.
  3. Giuseppe Mannori Rispondi
    Caro Professore, ho letto con interesse la sua lettera con cui lucidamente esprime la sua opinione "dal di dentro" del sistema scolastico. Non conosco la realtà del Sud e mi rimetto alla sua testimonianza che non ho alcuna difficoltà a condividere vista la insipienza politica che governa da (troppo) tempo il nostro Paese. Ho vissuto per decenni la Direzione Generale di aziende del Nord ed ho potuto conoscere (assumere) moltissimi giovani diplomati e laureati che si sono formati negli Istituti Superiori e Università del Nord. Nell'arco dei 40 anni della mia esperienza ho visto ampliarsi il gap culturale dei giovani che vengono "sospinti" fuori dalle scuole con votazioni e "crediti" di assoluta modestia e scarsi contenuti. La docenza è sempre più inadeguata in termini di preparazione ed interesse professionale verso la crescita formativa degli alunni. Alcuni sfuggono attraverso un grande impegno personale e alla fortuna di trovare professori appassionati che l'anzianità di servizio rende sempre meno numerosi. D'altra parte se coloro che insegnano sono figli di un sistema che non educa c'è da chiedersi come possa essere diverso. Non vorrei essere un pessimista ma non vedo un futuro positivo per i nostri figli (nipoti) in chiave di opportunità professionali interessanti e per le aziende in cui lavoreranno.