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La Grecia volta pagina, i problemi no

Nuova Democrazia ha vinto le elezioni greche promettendo un paese più moderno e più efficiente. Il nuovo governo dovrà affrontare molte questioni difficili, perché nonostante i miglioramenti la Grecia continua ad aver bisogno di riforme strutturali.

Da Tsipras a Mitsotakis: cosa cambia

I risultati della tornata elettorale di domenica 7 luglio in Grecia hanno sancito la netta vittoria di Nea Demokratia, guidata da Kyriakos Mitsotakis. Una vittoria largamente attesa, che ha ribaltato l’esito delle elezioni precedenti. Il 2015, infatti, aveva visto l’affermazione di Syriza, il partito del primo ministro uscente Alexis Tsipras, ma anche della destra radicale di Alba Dorata, che ora invece resta fuori dal parlamento.

Syriza si era conquistata consensi con l’impegno di interrompere le politiche di austerity. La sua prima decisione di governo fu il famigerato referendum sugli accordi con la Troika, che causò una crisi bancaria, costringendo Tsipras a misure straordinarie di salvataggio delle banche, con il sostegno della Banca centrale europea. Da allora, Syriza ha attuato politiche molto più tradizionali, in linea con gli accordi internazionali.

Il bilancio dei suoi quattro anni di governo di Tsipras ha luci e ombre. L’economia è tornata a crescere, anche se a passo ridotto. E la disoccupazione, per quanto ancora elevata, è scesa. Complessivamente, il quadro finanziario è sotto controllo, con accordi sull’allungamento delle scadenze del debito e tassi di interesse molto favorevoli. Tuttavia, durante la crisi, il Pil della Grecia è crollato di circa un quarto, con conseguenze drammatiche sul tasso di povertà, che è oggi al 30 per cento. E anche sul sistema bancario: i prestiti incagliati sono il 40 per cento del totale.

La realtà si è rivelata molto più amara di quella prospettata da Syriza. E i greci hanno perso la pazienza, se non anche la speranza.

Nea Demokratia ha promesso un paese più moderno, più efficiente, con un governo competente. Mitsotakis ha studiato ad Harvard e ha lavorato in una delle maggiori società internazionali di consulenza. In particolare, Nea Demokratia ha promesso tagli alle tasse, una burocrazia più leggera e condizioni più favorevoli per gli investimenti stranieri. Per esempio, ha promesso di sbloccare gli investimenti di una società canadese per una nuova miniera di oro e quelli di imprenditori arabi e greci interessati a rilevare l’aeroporto di Atene.

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Il nuovo primo ministro può contare su una maggioranza assoluta in parlamento. E questo, per ora, gioca a suo favore. Ma durerà? Il suo governo è chiamato ad affrontare una serie di questioni, come la rigidità del mercato del lavoro e la raccolta delle imposte, su cui Syriza ha solo iniziato a lavorare. E soprattutto, la Grecia ha bisogno di riforme complesse e strutturali. E l’esperienza insegna che interventi del genere hanno bisogno di tempo, non solo per essere approvate, ma anche per avere effetti sull’economia.

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Il Punto

  1. Savino

    La prima riforma strutturale per Grecia e Italia è l’abolizione della propaganda. I popoli e i politici di questi due Paesi hanno bisogno, anzitutto, di tornare, coi piedi ben saldi a terra, alla realtà e di uscire dai blog e dalle dirette sui social network, che il popolo si ostina a seguire.

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