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  1. Luca Rome Rispondi
    L'unica vera tragedia del sistema pensionistico italiano sono le quote "retributive" della pensione ante 1996 , un regalo non progressivo e discriminatorio quindi contrario ad almeno due articoli della costituzione (eguaglianza e priogressività) . Invece di aiutare i veri poveri con una pensione contributiva per tutti corretta per gli importi più bassi si regala una pensione maggiorata per la parte non coperta dai contributi a persone spesso benestanti lasciano i giovani di domani con pensioni da fame. Ancora peggio per la quota A della pensione, i furbetti della quota A, nonni che rubano ai nipoti (per la parte non coperta da contributi)
  2. Gaetano Proto Rispondi
    (2) Un indizio della spiegazione si trova negli importi medi per dimensione del nucleo. Per il ReI gli importi riferiti al periodo gennaio 2018-marzo 2019 crescono da 176 euro per un componente a 421 per 5, con un rapporto pari a 2,4; in seguito restano praticamente costanti a causa del massimale d’importo (Osservatorio sul ReI, grafico 5). Per il RdC la crescita è da 387 euro per un componente a 619 per 4, con un rapporto pari a 1,6; in seguito gli importi medi restano praticamente costanti a causa del massimale della scala di equivalenza (Rapporto Annuale, tavola 4.6, periodo aprile-giugno 2019). E’ evidente l’appiattimento del RdC, dovuto soprattutto alla scala di equivalenza disegnata con intenti restrittivi per giunta mal calcolati, con il risultato finale di sottrarre una parte delle risorse stanziate ai destinatari del provvedimento, in particolare le famiglie numerose. Nonostante questi problemi, che non si è voluto riconoscere né tantomeno sanare quando si era ancora in tempo, la Relazione del presidente dell’INPS rilancia la chimera dell’eliminazione della povertà da parte del RdC, affermando che “il poverty gap potrebbe essere enormemente ridotto, se non eliminato nel caso in cui tutte le famiglie povere risultassero beneficiarie”, ignorando che questo richiederebbe al tempo stesso un targeting certosino delle famiglie povere e una distribuzione delle risorse rigorosamente proporzionale allo stato di bisogno, condizione che il RdC come sappiamo non garantisce.
    • Gaetano Proto Rispondi
      PS Rispetto alla versione del Rapporto Annuale pubblicata sul sito INPS il pomeriggio della presentazione, il valore dell’importo medio mensile del ReI di 239 euro è stato sostituito da 292 euro (valore gennaio 2018-marzo 2019, corrispondente quindi al periodo di effettiva vigenza del ReI, ricavato dal rapporto trimestrale dell'Osservatorio sul ReI). Il testo rimane però inalterato, e di conseguenza risulta incoerente: "i nuclei beneficiari di RdC/PdC sono, a fine giugno, più del doppio; analoga distanza si registra per l'importo medio mensile del beneficio (292 per il ReI, 490 per RdC/PdC)".
  3. Gaetano Proto Rispondi
    (1) Il Rapporto INPS appena pubblicato confronta i dati medi del RdC con quelli del suo predecessore, il reddito di inclusione (ReI). Ma il Rapporto non tiene conto del fatto che il ReI è terminato a marzo e dopo quella data continua solo come coda di trattamenti che per una serie di motivi non sono stati convertiti in RdC, con importi medi ridotti. L’importo medio mensile di 239 euro del ReI riferito a gennaio-giugno 2019 è quindi fuorviante, mentre una cifra più realistica sono i 282 euro di gennaio-marzo, sempre di fonte INPS (Osservatorio sul ReI): di conseguenza, l'importo medio mensile del RdC (490 euro) non è “più del doppio”, come afferma Tridico – fermo restando che in un Rapporto Annuale sarebbe stato doveroso un consuntivo del ReI degno di questo nome, con dati completi e assestati sul 2018, compresa la spesa totale a oggi ignota. Resta in tutti i casi da spiegare come mai un importo base mensile teorico pari a più di due volte e mezzo (500 euro per il RdC – omettendo doverosamente i 280 euro a rimborso dell’affitto, più che bilanciati dalla restrizione per cui l’affitto stesso non è detraibile nel calcolo del “reddito familiare” – contro 187,50 per il ReI) si traduca in un importo effettivo pari solamente a più di una volta e mezzo.
  4. Mario Morino Rispondi
    Direi che Savino ha detto tutto. Purtroppo siamo ormai nella situazione di quella rana caduta in una pentola piena d'acqua fredda messa al fuoco. La temperatura aumenta lentamente, la rana potrebbe fare un salto e uscire, ma un po' alla volta le forze vengono meno e finisce bollita. Venezuela aspetta, che arriviamo anche noi!
  5. Savino Rispondi
    L'intera politica economica di questo Governo è un fallimento. Ma, ancor di più, i rimedi che invoca a gran voce il popolo per uscire dalla crisi sono disastrosi. Quota 100 è esattamente il contrario di ciò che richiederebbe la situazione di un Paese in recessione demografica. Questo, prima ancora dei politici, lo debbono capire gli italiani adulti, che se ne fregano dei figli e nipoti disoccupati, delle culle vuote e dello spopolamento in tante aree, anche verso l'estero. Perchè, con questo stato dell'arte, promettere pensioni precoci è gravissimo, ma chiederle è inaudito. Gli italiani adulti si stanno dimostrando fuori dalla realtà, stanno ignorando le pre-condizioni per il benessere e sono con la testa al deficit ed al debito allegri della prima Repubblica, pensando (malamente) che anche stavolta la sfanghiamo con i soliti mezzucci dei trucchi contabili. Non ci sono le condizioni per essere supporters di questa nazione, che non ha ancora compreso l'evento del declino del proprio stellone al cospetto della civiltà e dell'economia globali e modernizzate e che continua a perseverare con incosciente e squalificante disinvoltura negli atteggiamenti dell'egoismo e della disumanità ( del tipo "vita a me, morte al prossimo"), dai quali, inevitabilmente qualcuno rimane indietro e non viene recuperato da un assistenzialismo-mancia che pensa ai sondaggi di oggi piuttosto che mettere le basi per un nuovo welfare.