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  1. Giampiero Rispondi
    Se non è credibile lo spirito umanitario ben esemplificato da tanti commenti, cos'è allora se non un ormai evidente progetto globale, ben strutturato da Organismi internazionali (ONU e altri)? , Far affluire in Italia e poi in Europa, sotto il pretesto umanitario alcune centinaia di africani oggi e milioni domani, per risolvere a modo loro demografia e mercati nella assoluta incuranza delle condizione di emergenza umanitaria in cui vivono milioni di cittadini italiani ed europei?.
  2. Luigi Zammitti Rispondi
    Cosa facciamo se i carcerieri non vogliono consegnarci i prigionieri,mandiamo i nostri soldati ad i uccidere i carcerieri?
  3. Henri Schmit Rispondi
    I salvataggi in mare stimolano ovviamente i tentativi di attraversata. Lo confermano anche le autorità libiche. Ma non è una ragione per lasciare i disperati annegare o per chiudere i porti! Ha quindi ragione il prof. Ambrosini. Ma non basta l'accoglienza da soli o da concertare con i partner UE - che il governo per colpa sua fa fatica a convincere. Trovo ipocrita però la glorificazione delle ONG (sintomo delle carenze pubbliche) e la criminalizzazione dei 'passeurs' tunisini e egiziani che fanno lo stesso mestiere, solo che sfruttati quant sfruttatori guadagno meno dei volontari benpensanti. Trovo ancora più ipocrita da un lato la chiusura dei porti, ma dall'altro l'appoggio al governo di Tripoli e ai gruppi privati che garantiscono la sicurezza dell'estrazione e dell'esportazione di gas e petrolio. Il discorso della sicurezza qua e là è uno solo: è la condizione dello sviluppo economico e dell'esportazione delle materie prime; la stabilizzazione politica in Africa e la gestione delle migrazioni è una sola grande sfida. Bisogna quindi intervenire in accordo con e in sostegno ai governi ritenuti "meritevoli", stabilire rapporti asimmetrici ma di interesse reciproco come fa la Francia da tempo nel Sahel e oltre, appoggiata ora fattivamente dalla Germania, mentre l'Italia sembra mettersi, per ragioni legittime di calcolo, al servizio degli (interessi degli) Stati uniti.
  4. bruno puricelli Rispondi
    segue la precedente. ..trasbordare. A questo proposito, chiarisco che non si tratta di "salvataggi" o di "..salvare le vite di 30,50 100 persone" che desiderano venire in Europa. Per il 90% sono migranti attratti dalle nostre condizioni di vita. Più degli animali ordinari, l'uomo è opportunista (anche cinico) e va dove gli riesce di arrivare. Se lo si facilita a venire in Europa, la voce si diffonderà rapidamente (hanno tutti un cellulare) ed aumenterà il loro numero....a discapito delle nostre condizioni di vita per minor spazio, risorse, sicurezza. Dove mettiamo l'insicurezza accresciuta dopo il loro arrivo se non abbiamo capacità di inserirli? Un conto sono i desideri ma la realtà è quella che percepiamo.. e vediamo!
  5. bruno puricelli Rispondi
    Provocazione. ... e che dire del milione e passa di Sud-sudanesi, del milione e passa dei camerunesi, dei bambini in Africa Centrale e Congo e delle centinaia di migliaia in Nigeria ma anche in Somalia, Eritrea, Etiopia (molto vicini a noi per tradizioni). Non ho finito.... che dire degli ucraini e tanti altri senza andare in Centro America? Egr. professore, la nostra società europea s'è evoluta con sacrificio e morti (3, 4 cento milioni di morti per guerre negli ultimi secoli); in natura, la morte segue sempre la vita. Dal primo essere vivente, miliardi di miliardi di tentativi di generare nuovi e differenti esseri non hanno avuto buon esito. La selezione ha avuto alti e bassi, alla fine siamo arrivati noi e, fortunatamente, ci troviamo racchiusi in una scatola cranica robusta appartenente al genere umano. Ci siamo organizzati in società pacifica a prezzo di morti, sacrifici, sofferenze cui ci siamo o dovremmo esserci abituati come costo necessario. Ci siamo abituati. Abituarsi al meglio non ci pesa, peggiorare, sì! La sua proposta è dettata dalla sensibilità che ogni uomo dovrebbe possedere ma che non fa i conti con la realtà umana e soprattutto materiale che ci ha permesso di raggiungere condizioni di vita che quei popoli invidierebbero ma che devono conquistarsi da soli perché qualunque interferenza esterna su una massa tanto numerosa di bisognosi e con cultura diversa tra loro e da noi provocherebbe danni ad altri. Non si devono fare ponti aerei ne' aiutati a trasbordare
  6. Mahmoud Rispondi
    Il problema sta proprio nel fatto che i detenuti nelle carceri libiche, perché di questo si tratta, sono i clandestini in Libia, cioè persone NON LIBICHE. Queste persone hanno una cittadinanza, con ogni probabilità di uno Stato legittimo e non in guerra, e dovrebbe essere quello stato ad interessarsi delle sorte dei propri cittadini detenuti all'estero ed organizzare un ponte aereo per loro. Spesso c'è del vero e proprio razzismo nei confronti di Stati sovrani quali Senegal, Gambia, Nigeria, lo stesso Mali martoriato (nella sola parte nord) da una guerra civile, Togo, Benin e via dicendo da parte di chi ha una visione eurocentrica del mondo. Stiamo comunque parlando di un conflitto presente in un diverso continente, che siano innanzitutto gli Stati sovrani di quel continente ad effettuare ponti aerei (tanto più che alcuni vedono i loro stessi cittadini detenuti) o altrimenti non solo l'Europa, ma dal Giappone al Canada ogni altro Stato di altri continenti ad effettuare azioni di questo tipo, rispetto alle quali io personalmente rimarrei comunque contrario. Chissà cosa ne pensano Egiziani, Tunisini o Ciadiani, popoli sovrani di rispettabilissime nazioni nel panorama ONU, rispetto a corridoi anche ben più facili di quelli aerei.