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  1. Massimo Giorgio Di Valerio Rispondi
    Qualcuno riesce a spiegarmi perché in Israele (al porto di Haifa) non attracca nessuna nave di migranti? Sono o non sono l'unica Democrazia del Medio-Oriente? E perché non accolgono profughi siriani?
  2. Pentangeli Rispondi
    Bella analisi che pone su una stessa figura due dati interessanti. Non sono in linea tuttavia con l'idea di equiparare la distribuzione con il PIL, dato ormai obsoleto, lo sappiamo, per fare politica sociale. Dobbiamo sottrarci dal riferimento al PIL (le giovani generazioni di cui faccio parte lo stanno facendo per fortuna). Nemmeno il PIL pro capite la dice lunga sulle capacità di un paese di assorbire le migrazione (e quali migrazioni tra l'altro come indica Mahmoud ?). Dati più robusti a cui ancorarsi possono essere : distribuzione del reddito / indice GINI, disoccupazione, precarietà, capacità budgetaria (soffocata da vincoli comuni europei), livello di liberalizzazione del mercato lavoro - parallelo allo smantellamento delle tutele del lavoro e del welfare e quindi indirettamente responsabili della capacità di integrazione di una nazione.
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Una riforma dei criteri del Regolamento Dublino potrebbe essere impostata certamente in molti modi diversi. Quella approvata dal Parlamento UE si basava su PIL e popolazione (come detto nell'articolo, il tener conto anche della popolazione non altererebbe in modo significativo le conclusioni). Credo che far dipendere la ripartizione da un calcolo troppo complicato esporrebbe ogni decisione a un contenzioso infinito. Quanto al fattore "quali migrazioni", osservo come qui si sta parlando del diritto d'asilo, non dell'immigrazione economica. Non e' in gioco l'interesse dello Stato, ma il suo dovere di valutare se una persona abbia diritto alla protezione o meno; anche quando tale protezione si risolva solo in un onere per la collettivita'. Nessuno impedisce all'Italia di attrarre immigrazione economica qualificata. Sempre che una migrazione qualificata sia interessata ad avere come meta l'Italia...
  3. Pawel Karwasz Rispondi
    Mi preoccupa notare che, dalla Fig. 2, risulta che nel 2018 le richieste di asilo divergono considerevolmente dagli sbarchi. Una mia interpretazione benigna è che le persone arrivino prevalentemente via terra, una maligna è che il Governo attuale stia "massaggiando" le statistiche...
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Puo' essere dovuto, piu' semplicemente, a un certo ritardo nella verbalizzazione delle domande d'asilo.
  4. Giampiero Rispondi
    E' già stato fatto notare e lo ribadisco anch'io che il PIL non è un criterio ragionevole per ripartire i profughi. E lo è ancora meno per i migranti dai quali ci si aspetta competenze. Inoltre lo studio non tiene conto del massiccio flusso di irregolari nei confronti dei quali l'Italia è obbligata rispondere prima e non dopo il loro arrivo se non si vuole fare il gioco di una presenza insostenibile di falsi profughi. Il diritti umani presuppongono per la loro applicazione che vengano gestiti non che si venga travolti.
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Riguardo al criterio del PIL e all'attesa di competenze dei migranti, vedi risposta all'osservazione di Pentangeli. Riguardo al cosiddetto flusso di irregolari, deve essere chiara una cosa: la Costituzione italiana e la normativa UE garantiscono il diritto d'asilo in presenza di certi presupposti (molto ampi). Questo non significa certo che tutte le richieste debbano esser accolte. Significa, pero', che tutti i richiedenti hanno diritto di veder esaminata la loro richiesta. Nello stesso modo in cui io e Lei avremmo diritto a veder esaminata una nostra eventuale richiesta di riconoscimento di invalidita' per una grave cardiopatia, anche se fossimo capaci di battere sui 100 piani Usain Bolt. La nostra richiesta verrebbe rigettata, ma non potemmo essere additati come truffatori. Dato l'oggetto della richiesta d'asilo, il richiedente non puo' essere rinviato in un paese a rischio finche' non si e' stabilito che la sua richiesta d'asilo e' infondata. Nello stesso modo in cui io e Lei non potremmo essere costretti a correre i 400 ad ostacoli finche' la cardiopatia non sia stata esclusa. Queste sono le regole. Se non ci piacciono, si fa in modo di cambiarle o si emigra. Sempre che si trovi un paese disposto ad accoglierci.
      • giampiero Rispondi
        Atteso il diritto di asilo per i veri profughi, portare in Italia tutti coloro che si gettano a mare, per garantirsi con la artefatta qualifica di profugo la valutazione della sussistenza del diritto, non considera che in presenza di un 95% che viene cassato a posteriori, siamo di fronte un uso fraudolento delle procedure. Secondo lei dobbiamo subire la frode e con essa tutti problemi enormi conseguenti perché lo vogliono la Costituzione e la normativa UE.. Io direi un loro uso criminale..
        • Sergio Briguglio Rispondi
          Dato che mi chiede la mia opinione, cerchero' di essere franco. C'e' chi mette in giro dati assolutamente sballati, come quelli che Lei riporta ("un 95% che viene cassato a posteriori"), perche' conta sulla credulita' dell'elettore. Trovo che questo tipo di elettore - quello, cioe', disposto a credere a qualunque sciocchezza gli venga propinata - oggi non sia giustificabile, stante la facilita' con cui e' possibile attingere i dati veri. Nella fattispecie, nel periodo considerato nel mio articolo (2008-2017), su 421.575 domande esaminate, l'Italia ha riconosciuto il diritto alla protezione in 198.157 casi (pari al 47% delle domande esaminate). I dati sono quelli ufficiali del Ministero dell'interno. Come vede, il 5% di esiti positivi che Lei ipotizza e' lontanissimo dal dato reale. In una situazione in cui l'elettorato e' troppo spesso conquistato sulla base di dati falsi, il rispetto rigoroso delle regole di base della Repubblica (Costituzione e, sulla base della stessa Costituzione, normativa UE) e' fondamentale.
          • Giampiero
            Siccome fa riferimento ad un oltre 30 % di protezione umanitaria concessa ai richiedenti asilo non riconosciuti come rifugiati mi può gentilmente dire perché per gli italiani che versano in emergenza umanitaria in quanto non hanno lavoro, non hanno casa, sono abbandonati dal servizio di salute mentale perché inconsapevoli, sono disabili quando, gratia dei, riconosciuti con una pensione di 280 euro mese, non sono degni della stessa premura delle regole di base della nostra Repubblica?
      • Giampiero Rispondi
        Puntualizzazione per puntualizzazione, Lo stato di rifugiato non raggiunge il 7% delle domande esaminate. Se lei aggiunge il 27% di protezione umanitaria e il 4 % per cento di quella sussidiaria ha ragione lei. Ma non ho torto io a considerare circa il 95% non rifugiati non aventi alcun diritto sotto il profilo della Convenzione di Ginevra. Quanto al rigoroso rispetto delle regole di base della Repubblica forse, una prassi politica tende a confonderle con quelle del Paese del bengodi.per tutti meno che per i propri cittadini. .
        • Sergio Briguglio Rispondi
          Cerco di chiarire il mio punto di vista con un ultimo tentativo (poi chiudo, non perche' il dibattito non mi interessi, ma per non appesantire il lavoro della Redazione de lavoce.info). Il diritto d'asilo ha un doppio fondamento in Italia: 1) la normativa della UE, che garantisce protezione al rifugiato e al destinatario della protezione sussidiaria (in particolare, chi fugga da un conflitto); 2) l'articolo 10 Cost., che lo garantisce a chi non goda delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione stessa. La protezione umanitaria era destinata a coprire quest'ultimo caso. Uno straniero che goda di una delle tre forme di protezione non ha alcun diritto in piu' rispetto al cittadino italiano. Rispetto agli altri stranieri, entro certi limiti, ha diritto a non essere allontanato. Entro certi limiti, gode delle misure assistenziali a parita' con il cittadino italiano (questo non vale per il titolare di protezione umanitaria). Puo' essere guardato come l'esponente di una ulteriore categoria fragile. Pensare che altre categorie fragili non siano assistite per colpa delle premure riservate dallo Stato ai titolari di diritto d'asilo e' equivalente a ritenere che - poniamo - il disoccupato italiano non e' sostenuto per colpa delle premure riservate al disabile italiano. Il Suo accenno al Paese del Bengodi, se riferito agli stranieri, fa dubitare che Lei abbia mai conosciuto le difficolta' che lo straniero deve affrontare per vivere in Italia.
  5. Antonio Rispondi
    Bravo Sergio ottimo spunto. Se poi si considera che noi come paese abbiamo bisogno di questa migrazione (vedi germania) si comprende la cecità dei nostri politicanti
  6. David Morante Rispondi
    Da anni l'intellighenzia che potrei chiamare "pro sbarchi" commette lo stesso errore: equiparare chi viene in Italia in modo caotico, via mare, agli altri migranti, utilissimi e benvenuti. C'è una differenza abissale e ignorandola si induce l'opinione pubblica in grave errore
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Cosa c'entra questo con gli oneri imposti dal Regolamento Dublino e con le richieste d'asilo, cui lo stesso Regolamento fa riferimento? Se l'Italia vuole aggiudicarsi una porzione di immigrazione altamente qualificata, o anche semplicemente ordinata, e' sufficiente che il suo governo utilizzi gli strumenti previsti dalla normativa (in particolare, il decreto flussi).
  7. Catullo Rispondi
    La gran parte di chi approda in Italia non è un profugo che necessita di asilo ma sono migranti economici poi lasciati a se stessi una volta arrivati. Che senso ha fare un articolo come questo?
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Se il profugo presenta richiesta d'asilo, il fatto che abbia o meno necessita' di protezione e' stabilito all'esito della procedura prevista dalla legge. Se non ottiene la protezione o non presenta richiesta d'asilo, e non ha altro titolo per restare in Italia, la legge prevede che venga allontanato. Nell'articolo si considerano i dati relativi a quanti hanno presentato richiesta d'asilo, per valutare se sia vero che le norme UE (in particolare, il Regolamento Dublino) abbiano penalizzato il nostro paese (cosa sistematicamente affermata dai nostri governanti). Ora e' piu' chiaro?
      • Catullo Rispondi
        Sinceramente no, si fa rispettare la legge quando si richiede l'asilo e non quando si devono rimandare al proprio paese chi non lo ottiene?
      • Giampiero Rispondi
        "Per ragioni geografiche evidenti, l’Italia è particolarmente esposta al rischio di risultare paese responsabile, almeno per i profughi che intraprendono la traversata del Mediterraneo centrale". Su queste premesse come può pretendere che i nostri governi dovessero praticamente attendere agli obblighi imposti dalla normativa UE palesemente contrari agli interessi del nostro Paese? Al di la dei fatti, permanendo l'obbligo, è almeno sacrosanto lamentarsi a meno che non si accetti di essere il cavanserraglio della immigrazione ierregolare.
  8. giorgio belvedere Rispondi
    Quali stati accolgono più minori non accompagnati senza parenti? Chi paga gli scafisti per loro?
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Puo' trovare la risposta alla prima domanda, per l'anno 2017, alla pagina Eurostat https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=File:Distribution_by_status_of_(non-EU)_asylum_applicants_from_minors_in_the_EU_and_EFTA_Member_States,_2017_(%25)_YB18.png Il numero di richieste d'asilo presentate nel 2017 da minori non accompagnati e' stato circa il 6% del totale di richieste. Alla seconda domanda ovviamente non so rispondere.
  9. Davide Rispondi
    ''In base al PIL''. Bel ragionamento. Perché non in base alle preferenze degli elettori? O in base ai tassi di disoccupazione?
  10. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo! Lo sto dicendo da tempo, su questo forum. Con questo non sto dicendo che all'UE non serva una politica dell'immigrazione e dello sviluppo (e della difesa) comune.
  11. Mauro Rispondi
    Ma i migranti "economici" (i rifugiati sono meno del 5%) hanno diritto a venire in Italia ? Siamo obbligati ad accoglierli ? Non mi sembra. Un paese non ha diritto a proteggere le proprie frontiere?
    • Sergio Briguglio Rispondi
      L'obbligo riguarda l'accoglienza e l'espletamento della procedura d'asilo di chiunque manifesti la volonta' di chiedere asilo. Fermo restando che la procedura puo' anche concludersi con l'allontanamento del richiedente, qualora vi siano i presupposti per il riconoscimento del diritto alla protezione. La protezione delle frontiere non e' qui in discussione.
      • Mauro Rispondi
        Ma allora è vero, dobbiamo accoglierli tutti ! Forse sarebbe il caso di rivedere questi trattati internazionali firmati quando il fenomeno migratorio non aveva queste dimensioni (cosa che molti fanno finta di non ricordare).
  12. Alice Rispondi
    Se le domande d'asilo fossero ripartite in base al livello di felicità di ogni singolo paese...
  13. Michele Rispondi
    Come giudichereste voi un vostro coinquilino che prima approva regole di convivenza, poi le disapplica, poi vi si appella per giustificare il mancato rispetto di altre regole (deficit massimo), poi le critica e pretende di cambiarle, ma nel frattempo non partecipa alla discussione sul cambiamento?
  14. Savino Rispondi
    Sono i nostri giovani che dovrebbero fare domanda d'asilo in base al PIL: quello è il vero problema migratorio.
  15. mahmoud Rispondi
    Utile sarebbe confrontare la mole di domande del decennio preso in esame non con il PIL, bensì con il suo andamento. Competizione lavorativa sommersa danneggia le fasce più deboli di cittadini tanto più quanto l'offerta di lavoro non specializzato diminuisce. Da qui le diverse rimostranze dei rispettivi popoli sovrani. Inoltre dal punto di vista qualitativo occorrerebbe valutare altre caratteristiche quali il livello di istruzione e la provenienza degli immigrati accolti. Avoja ad integrare millemila siriani se nel periodo 2008-2017 sei la Gemania o la Svezia. Diverso accogliere un qualsivoglia numero di semianalfabeti nigeriani, bengalesi o pakistani nelle periferie di un Paese in crisi.
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Che la diminuzione del PIL possa alimentare le paure e' vero. L'equita', pero', e' altra cosa. Supponiamo che io abbia due fratelli. Il primo e' passato, nell'ultimo anno, da un reddito di 105.000 euro l'anno a un reddito di 100.000 (con una diminuzione del 5%). Il secondo, da un reddito di 10.000 a un reddito di 10.500 (con un aumento del 5%). Se rimanessi improvvisamente senza casa, dovrei aspettarmi aiuto dal primo o dal secondo?
      • Mahmoud Rispondi
        Il sistema Paese è più complesso. Le dinamiche da me citate sono offerta e domanda di lavoro, tra gli effetti della contrazione o minor espansione dell'economia. Senza considerare che, ribadisco, la distribuzione dei richiedenti asilo e dei rifugiati per nazionalità e titolo di studio è ben diversa tra i Paesi del nord Europa e quelli di confine con l'Africa. Per rispondere comunque alla sua domanda: cittadini di Paesi diversi non fanno parte della stessa famiglia, quindi legittimamente dal punto di vista morale, oltre che da quello giuridico nel caso di fratelli, la risposta è DA NESSUNO DEI DUE. Se un'altra persona non è d'accordo, tanto più che non siamo parenti, non si può obbligarla a dare aiuto, anche se l'altro fratello ha già aiutato 5 familiari o estranei: si rimane all'addiaccio senza violare la proprietà privata fino a che non ci si mette o rimette in piedi con le proprie forze.
        • Sergio Briguglio Rispondi
          Riguardo alla questione della "stessa famiglia", osservo come i doveri dell'uno o dell'altro Stato membro non derivano da obblighi imposti da estranei, ma dalle regole che la famiglia stessa si e' data. Se non piacciono queste regole, ci sono altre regole che stabiliscono come modificarle. Altrimenti, si puo' sempre emigrare. A condizione, come detto in altra risposta, che si trovi un paese disposto ad accoglierci.