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  1. Henri Schmit Rispondi
    Il problema di quest’analisi molto interessante è doppio. Premessa: la volatilità esprime la possibilità di cambiamento, presupposto della democrazia (cambiare coloro che governano. Cambiare è positivo, ma cambiare troppo è distruttivo. I dati empirici segnalano un aumento della volatilità elettorale più marcato in alcuni paesi. Impossibile ignorare il segno positivo o negativo, non più scientifico ma politico e valoriate del cambiamento: un governo di populisti votati da oltre 50% degli elettori è una cosa, cambiare per un partito nuovo che sostiene un presidente nuovo contro i due principali partiti tradizionali può essere esattamente l’opposto, ma la misura della volatilità tratta entrambi fenomeni nello stesso modo, creando un’illusione, non cogliendo quello che veramente conta. Un secondo problema d’interpretazione (NON chiarito nell’articolo) è se i dati empirici si riferiscono al voto (dato sociologico, simile al sondaggio) o all’elezione (dato politico), due dati che divergono a seconda del sistema elettorale di riferimento. Conclusione: i paesi sono meno paragonabili di quanto i dati della volatilità elettorale possono far pensare; dietro il voto e il risultato elettorale sono i sistemi politici- elettorali contano, e quello che fanno coloro che sono eletti. Da questo punto di vista capita che i numeri ingannano.
  2. Steve Fuckiny Rispondi
    Articolo profetico. Gia' me lo vedo il capitone capitolare se toglie gli 80 euro di Renzi-Gutgeld forse pensando di punire un elettorato comunistoide per favorire qualche privilegiato. Avvisatelo che in Italia lo stipendio medio e' molto basso ed i percettori del bonus sono milioni, e probabilmente anche un po' vendicativi.
  3. Savino Rispondi
    Il popolo non sa che pesci prendere e sta sbagliando bersaglio: non è con la politica che deve prendersela, ma con la burocrazia. Per questo, mentre, nell'attuale legislatura, non esistono pressocchè più i cambi di casacca tra i parlamentari (siamo quasi ad una rigida fedeltà di mandato col partito di origine, non coerente, peraltro con quanto sancisce la Costituzione), i cambi di casacca sono frequenti e repentini, anche a distanza di pochi mesi, tra gli elettori. Quindi, è nella natura insita dell'elettore (gattopardista e contrario al vero cambiamento) il vendersi per un piatto di lenticchie o per la sola illusione che lo otterrà.
  4. Fabrizio Balda Rispondi
    La mia impressione è che gli elettori siano sempre più alla ricerca di leadership credibile e siano sempre meno interessati ai programmi e alle ideologie di partito. Logica conseguenza della rottura della contrapposizione storica destra / sinistra. E i leader vengono "bruciati" molto più velocemente rispetto al passato e molto più velocemente rispetto ai partiti.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Molto interessante. Al cleavage tradizionale lineare DX-SX si sta sovrapponendo un altro più difficile da inquadrare: apertura e competitività o protezione e identità, mercato o stato (ma non è nuovo), Europa forte (ma quale?) o ritorno alle sovranità nazionali (mai abolite!). L’errore dell’establishment politico (entrambi i lati del vecchio panorama) è di pensare che basti muoversi al centro della linea tradizionale per prevalere. Sono invece altri temi che in tutti i paesi hanno fatto irruzione: soprattutto 1. l’immigrazione e 2. il bilancio vantaggi-svantaggi dell’UE e dell’euro, ma anche in un mondo nuovo, digitale, liquido, immediato dove gli estremi pesano sempre di più 3. le vecchie questioni irrisolte del ruolo dello stato in un’economia di mercato, della garanzia sociale dei perdenti. La volatilità elettorale NON è un fenomeno UNIVOCO. Alcuni sistemi sanno reagire meglio alle sfide (cambiamento, nuova classe politica, riforme, sistema confermato), altre meno bene (cambiamento finto, riforme fasulle, personale meno preparato, declino, sistema messo in questione), altre sono proprio incapaci di reagire, di comprendere e di adattarsi (immobilismo, forzature politiche per mantenersi al potere, stress sociale e politico, rischio di cambiamento di regime). In Francia la volatilità esprime un cambiamento netto del primo tipo, nonostante le questioni rimaste inevase, in Italia essa sta per graduale indebolimento e regresso, in UK saremo a vedere, le tre opzioni sono aperte.