logo


  1. Lorenzo Rispondi
    Articolo ampiamente condivisibile. Purtroppo le riforme pensionistiche Dini Amato occorreva anticiparle almeno di un quindicennio ...
  2. Lodovico Corigliano Rispondi
    Articolo molto interessate, poi osserverò i numeri, per ora solo alcune considerazioni. (1) Il sistema retributivo è usato quasi ovunque nel mondo, sarebbe stato più efficace ridurre il rendimento pensionistico, aumentare il numero di anni su cui fare la media, introdurre dei tetti massimi in stile INPDAI, per ottenere risparmi maggiori e creare meno problemi alle persone (2) Hanno scoperto che il retributivo da pensioni più basse per redditi alti e carriere sopra i 40 anni, dovendo sconfessare per questi la legge Fornero (3) Le pensioni di anzianità sarebbero sostenibili se si introducesse un'equa penalità, grosso modo il 3 per mille per mese di anticipo come si fa in Germania (4) Mantenere forzosamente autisti, poliziotti ed altri dipendenti pubblici over 60 non è affatto un risparmio, le capacità di lavoro sono ridotte per vari motivi, mentre crescono i rischi per i lavoratori e per gli utenti, la spesa per redditi supera largamente la pensione anticipata con o senza penalizzazioni. Poi ci sono altre considerazioni che si possono fare in merito agli effetti benefici dell'inflazione zero, delle mancate opportunità per i giovani che si pagheranno come spesa sociale in futuro, ecc.
  3. Pietro Brogi Rispondi
    Ci sono alcune osservazioni da fare, per completezza: la riforma pensionistica, partita nel 1992, garantiva il sistema retributivo anche a chi avesse una anzianità contributiva di 15 anni al 31/12/1992. C'è da dire anche che comunque il sistema retributivo non si applica a chi, avendo lavorato in settori diversi, e sia andato in pensione con la Totalizzazione dei contributi versati presso differenti Istituti Previdenziali. Altra considerazione da fare è sulla aspettativa di vita che non è detto sia in continua crescita....qualche dato degli ultimi anni fa pensare che la crescita possa non essere costante... anzi che si possa anche avere addirittura una stasi se non una decrescita. Pietro Brogi
  4. Daniele Rispondi
    Buongiorno, non vorrei entrare nel merito della sostenibilita`, ma sarebbe interessante leggere quanti contributi versero` durante la mia carriera e quanti ne riavro` indietro dall'INPS. E` un calcolo possibile? Potrebbe essere un termine di equita` avere questo bilancio?
    • Silvestro De Falco Rispondi
      Sul sito dell'INPS è disponibile questa funzionalità: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50033. Non sono sicuro se potrà cambiare agevolmente i parametri per la simulazione - anni di lavoro, rendimenti ecc. Sappia solo che quelli pre-impostati sono un po' troppo ottimistici.
  5. Savino Rispondi
    La colpa è solo della mentalità italiana, laddove non si comprende la situazione anagrafica della popolazione e non si vuole dar luogo a forme flessibili di quiescenza o miste tra lavoro part-time e pensione. Il bilancio dell'INPS resta un'unico calderone da cui attingono tutte le forme di previdenza ed assistenza, finanziato dai (sempre meno e sempre più precari e instabili) lavoratori attivi.
    • Gianni Rispondi
      I calcoli non tengono conto della contribuzione non versata, quella cioè figurativa, regolata a piene mani ai lavoratori privati. Se si eliminasse questo assurdo privilegio a carico della collettività, i conti tornerebbero in ordine